mercoledì 1 febbraio 2012

(COUCH)SURFING, (COUCH)SURFING U.S.A.

Quando Matteo R. (la Melissa P. de noartri) mi disse su Skype che sarebbe andato per una decina di giorni in Svezia e Norvegia praticando couchsurfing, io gli dissi sicuro: “Ah sì, io questa cosa qua l’ho studiata all’università”. La sua espressione stupita e perplessa mi fece capire che non c’avevo capito niente.

Forse lo conoscete già: il couchsurfing (letteralmente “fare surf sul divano”) è un modo di viaggiare che si è affermato molto negli ultimi tempi. Consiste essenzialmente nel viaggiare gratis andando ospite per un certo numero di giorni a casa di altre persone, in tutto il mondo, dopo essersi messi d’accordo su Internet. Spero di averlo spiegato bene in questi termini; in ogni caso, mi sembra evidente che una cosa del genere io non l’ho studiata all’unviersità.
Il fatto è che, in quella conversazione, per una serie di motivi (che vanno dalla qualità della conversazione su Skype alla mia difficoltà nel capire l’inglese parlato) ho confuso il couchsurfing con il crowdfunding. E ce ne vuole, direte voi.

Il crowdfunding è una cosa che ho scoperto da poco, quando appunto se ne è parlato durante una lezione. È una di quelle classiche cose legate a Internet che quando te ne parlano tu dici: “Ma no, dai, non potrà funzionare mai”. E invece a quanto pare va.
Il termine vuol dire qualcosa come “finanziamento dalla folla”, e già questo basterebbe per descrivere quello che il crowdfunding è: essenzialmente, una forma di finanziamento collettiva per progetti che altrimenti non riceverebbero visibilità e possibilità. Il sistema è molto semplice: ci si registra su uno dei siti che forniscono il servizio, si descrive la natura del proprio progetto, magari si mostra anche qualche frutto del proprio lavoro, poi si stabilisce un obiettivo monetario da raggiungere. E infine si aspetta.
Ma si aspetta cosa? Dai, chi è che, specialmente in un periodo come questo, si mette a finanziare sconosciuti con progetti improbabili da realizzare? E poi perché farlo?

Incuriosito, sono andato ad esplorare i due siti indicatici dalla prof: Indiegogo e Kickstarter. E sono rimasto a bocca aperta. Tanto per cominciare, i progetti che si incontrano sono di ogni tipo: dai film al teatro, passando per album musicali e iniziative di volontariato. Ma la cosa assurda è che questi tipi riescono veramente a raccogliere dei soldi per realizzare i propri sogni; e non stiamo parlando di qualche centinaio di dollari, ma di migliaia e migliaia di bigliettoni (come direbbero nel peggior film hollywoodiano).
Vi faccio qualche esempio, così ci capiamo meglio. Un utente è riuscito a tirar su oltre 500 $ per realizzare una piece teatrale intitolata con delicatezza Shut Up, Emily Dickinson. Vabbè, dai, cosa non si fa per amore del buon teatro?
Passiamo oltre: grazie a Kickstarter due fotografi si sono finanziati, con oltre 4.000 $, un periodo di lavoro in Alaska che sfocerà poi in una mostra e in un libro fotografico. Niente male, vero?
C’è di più. Stuart Murdoch, leader del piacevole gruppo scozzese indie rock Belle & Sebastian, sempre grazie a Kickstarter ha tirato su 92.000 $ per poter realizzare un film musicale ispirato al suo album God Help the Girl: migliaia di dollari forniti da volontari e appassionati a un professionista.
Ma poi c’è lui, l’idolo delle folle, un nerd di dimensioni epocali: un ragazzo californiano che pare si sia fatto conoscere grazie a Youtube e con un proprio sito, e che ora sta tentando di realizzare un film intitolato Angry Video Game Nerd. A quanto pare è molto convincente, nel suo video di presentazione, visto che ha raccolto 259.000 $ (sì, avete letto bene).

Ma cosa ci guadagna uno che finanzia una cosa del genere?  A livello economico nulla: non credo siano previste retribuzioni monetarie. In tal senso, si tratta di un investimento a fondo perduto (ma come parlo?), una specie di donazione volontaria fatta al simpaticone di turno. Oltre alla soddisfazione, però, una forma di compenso è prevista: l’autore di ogni progetto predispone in partenza delle fasce di contribuzione (ad esempio da 1 a 5 dollari, da 10 a 15, e così via), ad ognuna delle quali corrisponde una qualche forma di ricompensa materiale (c’è chi invia una copia autografata del film, chi verrà ringraziato nei titoli di coda, chi riceverà il making of, e via di questo passo). Insomma, qualcosa in cambio si ottiene.

I siti che vi ho segnalato sono in lingua inglese, e pertanto si rivolgono prevalentemente ad un pubblico anglofono, però può essere che vi si trovi pure qualcosa di diverso. In Italia ho visto che ci sono siti analoghi, ma i progetti riescono a raccogliere soltanto poche decine di euro. Probabilmente non è tutto ora quello che luccica: come nel caso de Ilmiolibro, per ogni progetto che emerge ce ne sono dieci (o più) che affondano nel dimenticatoio. Però intanto io ve l’ho segnalato: magari tutto quello di cui avete bisogno per partire è una mano da degli sconosciuti. O un calcio (sottinteso: in culo) come nel caso di Kickstarter.

POSTILLA AL POST DI COMPLEANNO
Valeria mi ha regalato una bellissima macchina fotografica nuova. È piccola e compatta, esattamente come la volevo, ha tanti megapixel e fa anche dei bei video. Non vedo l’ora di poterla provare in qualche viaggio! ;)
La mia vecchia macchina è sempre stata un po’ troppo ingombrante, e in molti casi ho dovuto rinunciare a portarla con me. Ad esempio, ho pochissime foto fatte all’università, e questo mi dispiace molto: quelle con i turbanti al Turban Day sono fantastiche (anche per i nomi: quella che ritrae me e Gian Marco si intitola “gli stimabili conturbanti”. Notare il gioco di parole). Vabbé, scritto così sembra che all’università ci sono andato per spassarmela.

Vi stimo tutti e vi ringrazio per la botta di commenti degli ultimi due post (sia gli habitué sia, soprattutto, i redivivi). So che questo intervento non è poi così avvincente, però mi piace che ci teniamo in contatto così.
E poi ve lo dico: il mio prossimo post sarà una bomba (sottile tentativo di fidelizzare il mio pubblico)

giovedì 26 gennaio 2012

NOBODY LIKES YOU WHEN YOU’RE TWENTY-THREE…

…come cantavano i blink-182 molti anni fa (citazioni di lusso, eh?). Sta di fatto che è l’unica frase che mi viene in mente sull’avere ventitré anni: e, visto che oggi è il mio compleanno e raggiungo questa soglia, ci calza a pennello (se oggi facessi diciannove anni potrei citarvi un bel pezzo di Stephen King. Vabbé, pazienza).

L’essere nati il 26 gennaio ha alcuni lati positivi. Tanto per cominciare, ogni anno in questo giorno cade l’Australia Day: e il fatto che il mio compleanno coincida con questa festa non può essere una semplice coincidenza. Al liceo, inoltre, il pomeriggio del mio compleanno me la potevo prendere comoda: il giorno dopo veniva sempre organizzata un’assemblea d’istituto per il Giorno della Memoria, il che voleva dire niente compiti (a voler essere cinici, eh).
Poi, all’università, c’è stato il rovescio della medaglia: negli ultimi cinque anni il mio compleanno è sempre stato accerchiato da esami vari e da giornate passate sui libri. Il che non è stato propriamente esaltante, devo dire.
Finora ho conosciuto ben due persone nate il mio stesso giorno. Non so, magari voi avete coorti di tizi che condividono con voi il compleanno, ma a me questo sembra un risultato incredibile (addirittura Giulia è nata pure il mio stesso anno). Comunque, sempre meglio che essere nati d’estate. Non me ne vogliano i lettori di questo blog che sono nati sotto il solleone, ma a me fare il compleanno d’estate metterebbe un po’ di tristezza: tutti sono via, in vacanza, e specialmente quando si va a scuola la cosa si sente. Sì, oggi sono in vene di alte speculazioni filosofiche.

Quest’anno i miei genitori mi hanno regalato un libro pazzesco, che non conoscevo e non vedo l’ora di leggere [dalle frasi celebri di Luigi Calisi, prossimamente su Wikiquote: “Se mi regalassero soltanto libri per il resto della mia vita, io sarei felicissimo”. Naturalmente è suscettibile di modifiche e abbellimenti]. Per il momento non dico molto, anche perché devo ancora valutarne la qualità. Però devo ammettere che quando l’ho sfogliato a caso e i miei occhi sono caduti su frasi come “Il treno per Priverno non aveva l’aria condizionata” e “La Strada Migliara 53 lasciava spazio a Via del Principe Biancamano” mi sono emozionato. E tenete presente che il libro in questione non è una raccolta di post di Abbasso Roccarina, ma un thriller scritto da un portoghese. Sconvolgente, vero?

Io da un paio di giorni ho ripreso a scrivere la mia seconda opera prima (Maccio Capatonda docet). A novembre, causa studio (e in parte carenza di idee), ero stato costretto a interromperne la stesura, dopo due mesi iniziali in cui avevo scritto tantissimo. Ora lo studio da fare c’è ancora, ma almeno ho avuto delle buone idee che ho scritto furiosamente su alcuni foglietti man mano che venivo illuminato. Non so quale sarà il risultato finale, però per il momento non sembra male. Conto di finirlo entro l’inizio dell’estate, ma questa data ovviamente dipenderà anche da quello che mi troverò a fare nei prossimi mesi. E questo, a differenza del finale del mio romanzo, io non lo so ancora.

Vabbè, il post precedente è stato un clamoroso successo di pubblico, che non conto di ripetere (ma hanno dato una mano Facebook e l’improvvisa fine di Megavideo). Però mi piacerebbe se chi ha commentato quel post passasse anche da questo, lasciando due righe. Tra l'altro oggi c'è stata un'impennata di visite: forse un post sul compleanno ve lo aspettavate, in fin dei conti...

Qualcuno di voi ha visto il film La talpa? Com'è? Lo volevo vedere, ma vivo in un contesto cinematograficamente svantaggiato e quindi l'ho perso (a proposito di post precedente e film non visti).
Sulle nomination agli Oscar ho poco da dire, perché purtroppo molti film non li ho visti (aridaje). A pelle, tiferei per Hugo e War Horse, ma non escluderei nessuno degli altri. Più di tutto, però, tifo per John Williams: è arrivato a un numero immane di nomination, e se ci pensate ha vinto solo 5 Oscar (solo?).

giovedì 19 gennaio 2012

LA MALEDETTA LISTA

L’altro giorno ho finalmente visto uno dei tanti film che fanno parte dell’esclusiva “lista dei film che ho sempre voluto vedere ma per un motivo o per un altro non ho mai visto”. Questa lista, in realtà, non esiste in forma cartacea o digitale, né in nessuna altra rappresentazione concreta: è soltanto una mia lista mentale, e per questo motivo tende ad essere abbastanza evanescente. Certo, più di una volta ho pensato che sarebbe opportuno fissarla, metterla per iscritto, così non me la dimenticherei più: ma poi non lo faccio mai.


Questa lista è molto più lunga e imbarazzante di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Io sono un tipo cui il cinema piace, «e parecchio, per questo mi chiamano vecchio»; diciamo che me ne intendo abbastanza, anche dal punto di vista tecnico; e poi ordino i dvd in base alle case di produzione, e sfido chiunque a farlo altrettanto bene di come lo faccio io. Può sembrare paradossale, dunque, venire a sapere che in realtà la mia filmografia ha dei buchi colossali. E non sto parlando soltanto del cinema classico – che voglio recuperare al più presto, anche se per motivi anagrafici sono in qualche modo giustificato – ma anche di pellicole e nomi molto più recenti.

Vi faccio qualche esempio, giusto per suscitare clamore. Io non ho visto alcun film di Christopher Nolan. Sì sì, proprio così: neanche uno. Divertente, vero? A mia parziale discolpa va detto che qualche scena di Batman Begins su Sky l’ho intravista, però il resto della sua carriera mi manca tutto. Nella famosa lista di cui sopra, però, figurano sia Memento che The Prestige, e devo dire che il trailer del prossimo Cavaliere Oscuro mi ha lasciato a bocca aperta.
Ancora: di David Fincher – un altro regista sulla cresta dell’onda – non ho visto ZodiacThe Social Network e soprattutto Fight Club. Tutti film di cui bramo la visione il prima possibile.
Un altro dei miei punti deboli: i fratelli Cohen. Elenco dei loro film che voglio assolutamente vedere: Fargo, Non è un paese per vecchi e Il grinta, ma pure Arizona Junior e Crocevia della morte non li disdegnerei. Poi magari non mi piacciono, sia chiaro, ma almeno avrei colmato queste lacune.

Ecco, i fratelli Coen. Sarà solo l’inizio, ma almeno l’altra sera un tassello l’ho messo a posto. Finalmente, dopo anni e anni, ho visto Il grande Lebowski. Ne avevo sempre sentito parlare, Mereghetti lo elogiava, praticamente chiunque me lo consigliava. Beh, non so se voi lo avete visto, ma una cosa posso dirlo: la sua fama di film cult è ampiamente giustificata. E meritata.
Più ci ripenso, e più questo film mi piace. Lì per lì, quando lo vedi, può spiazzare: lo stile surreale, parodistico e a tratti grottesco dei registi può non piacere a tutti (infatti a me Burn After Reading non è piaciuto affatto: trascinai a vederlo i miei amici dell'università, e per poco non mi linciarono dopo la visione). Peraltro, in questo caso, contaminano il giallo/noir con la commedia, e capisco che la cosa possa suonare strana. Però c’è poco da fare: questo è il classico film fatto per essere citato negli anni a venire e condiviso (va di moda) sui social network. Gli attori sono monumentali, bravissimi soprattutto quelli di contorno. E la sceneggiatura contiene alcuni dei dialoghi più brillanti e geniali che io abbia mai sentito al cinema: scene come il dialogo sui nichilisti (alzate il volume, è basso) o il dialogo con la proprietaria della tavola calda sono da antologia, con il loro tono dolceamaro tutt’altro che comico; tra l’altro il personaggio del corpulento reduce dal Vietnam (interpretato da un immenso - non è un gioco di parole - John Goodman) è una delle cose migliori del film.
Non so, credo che sia un film che piacerebbe molto al Rocca e a Francescooh. Non chiedetemi perché, è un’impressione a pelle.

Insomma, se fossero tutti così i film di quella lista, sarebbe una vera pacchia. Il vero problema però è: come recuperarli? (un’altra domanda potrebbe essere: come avere il tempo necessario per vederli tutti? Ma ipotizziamo per un secondo che io ce l’abbia) La tv, anche dopo il digitale, non offre granché, e spesso propone film che non vedrei mai. Mi sto sempre più convincendo, anche sulla base di alcune letture che ho fatto per studio recentemente, che la via del futuro sarà l’on demand digitale. Una cosa come Megavideo, ma legale. Guardandomi attorno sto notando che in molti si sono già mossi in questa direzione, anche se con esperimenti pioneristici: in Italia ci sta provando MyMovies, ad esempio.
Beh, vi dico una cosa: io sarei disposto a pagare per vedere un film via Internet. Un costo ragionevole, ovviamente, e pretenderei una buona qualità (su Megavideo l’audio non coincide quasi mai col video: il che crea un bizzarro effetto di straniamento). Nella mia mente sta prendendo forma un chiaro modello di business: prezzi bassi per i film d’annata (quando dico prezzi bassi parlo di circa 2 euro), prezzi più alti se uno vuole vedere film dell’ultima stagione. Non sarebbe male, no? Potrebbe anche essere un modo per distribuire film che magari non trovano spazio al cinema (l’iniziativa di MyMovies si muove in questa direzione), anche perché i costi di una diretta streaming sono infinitamente più bassi di quelli che sottostanno alla distribuzione nelle sale.
Magari sono scenari da fantascienza, anche perché sappiamo tutti che l’Italia non è messa granché bene quanto a diffusione di linee Internet ad alta velocità. Però ho la netta sensazione che il futuro passi anche da cose di questo tipo: potrebbe essere il nuovo modo di concepire l’home video.

“Ammazza che palle!” starete pensando. Infatti sto finendo il post. Vi dico solo che tutta questa tirata è servita principalmente ad esprimere il mio disappunto: mi sembra profondamente ingiusto che un film indipendente (ma spettacolare, e con un cast da urlo) come The Way Back non abbia trovato un distributore italiano. Magari questi sistemi alternativi gli avrebbero giovato. O magari no, chissà. Eh, se fossi un distributore…

giovedì 5 gennaio 2012

DUE ANNI DI MONKEYTANA

Oggi sono esattamente due anni che ho aperto questo blog. Dite la verità, la vostra vita è cambiata in meglio, no?

Diciamo sempre che i blog sono a un passo dal baratro definitivo (ed è vero), però io sono affezionato a questo mio spazio personale in cui posso scrivere quello che più mi piace, così come sono affezionato a quelli dei miei amici. Come dico sempre, il blog è di fatto l'unico strumento di comunicazione che mi lega a molte persone che si trovano fisicamente lontane da me, e quindi ogni tanto trovo utile dare qualche notizia di me qui sopra. Probabilmente in futuro mi farò un social network (non Facebook, al massimo Google+), ma per ora le cose stanno così.

Vai col random.
Nell'ultima settimana ho rivisto un bel po' di gente che non vedevo da tempo. L'uscita di venerdì scorso a Latina è stata bellissima, anche se è cominciata in modo tragicomico. Della cronaca di quella serata ha scritto in maniera avvincente Francescooh; io aggiungo solo che mi ha fatto piacere rivedere persone che per un motivo o per un altro mi erano mancate. Andrea platinato ha raggiunto il suo apice, Livio lo preferivo con più capelli, mentre Tiziano è il genio indie rock nostrano e Francescooh spiega benissimo gli incidenti stradali alle vigilesse.
Anche l'ultimo dell'anno è stato divertente. Gabriele non lo vedevo da una vita: come ho detto quella sera, lui è il mio maestro di vita e di eleganza, quindi il piacere nel vederlo è stato doppio. E poi è mio socio in affari: noi diventeremo ricchi, amico!
Poi a Capodanno l'apparizione improvvisa di Jacopo a Terracina, in un'uscita allargata in cui è confluito mezzo mondo.
Matteo il Rocca lo vedo di più adesso che sta in Francia che quando stava in Italia. Il Cavicca è tornato dalla Germania per Natale ma ora? E' tornato a Heidelberg oppure ha finito l'Erasmus? Boh.
Ieri ho vinto una partita a Cluedo e ne ho persa un'altra.

L'altra sera ho visto in streaming sul sito della Rai uno speciale bellissimo sulla Pixar che hanno trasmesso in seconda serata su Rai1. Era un po' datato (l'ultimo film che mostravano era Cars, che è del 2006), però ricostruiva molto bene le origini degli studios. Intervistavano pure George Lucas, che volete di più? Dalla visione di quel video ho avuto la conferma a ciò che già sapevo da tempo: fare il creativo alla Pixar è il lavoro più bello del mondo. Dovreste vedere il loro quartier generale, gente.

Ora sono alle prese con gli esami e ho poco tempo per fare qualsiasi cosa. Soprattutto mi manca scrivere: spero di poter ricominciare la settimana prossima.
Poi mi dovrò trovare qualcosa da fare da marzo a giugno, da affiancare alla stesura della tesi. Ma questa è un'altra storia...

AGGIUNTA DEL 6 GENNAIO (CHE VALE MEZZO POST)
In questo periodo è impossibile non essere travolti dalle classifiche finali (del 2011) o iniziali (del 2012). Come già feci l'anno scorso ho deciso di irritarvi con le classifiche dell'unica cosa di cui ho una certa competenza: i film!

Al netto dei film che volevo vedere e poi non ho visto (sempre di più, talmente tanti che poi finisco col dimenticarmeli), i tre migliori film del 2011 per me sono stati (in ordine sparso): This must be the place, (un film diretto da un italiano: pazzesco!), Rango (per la prima volta a memoria d'uomo il cartone animato più bello dell'anno non è targato Pixar), Midnight in Paris (più ci ripenso e più mi piace, forse perché non me lo aspettavo). Menzioni d'onore: Le avventure di Tintin (per uno dei piani-sequenza più incredibili che abbia mai visto, e per il modo in cui sono andato a vederlo) e Terraferma (anche questo totalmente inaspettato).
La più grande delusione dell'anno è stata invece Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare (pessimo, davvero pessimo).

Questa, invece, l'imperdibile lista dei film che più attendo nel 2012:
- Wreck-It Ralph. Eh? E che è? Non se ne sa molto (io stesso l'ho scoperto ieri). Sarà il cartone di Natale della Disney (non Pixar), e si svolgerà parzialmente all'interno di un videogioco pixelloso stile anni '80. Guardare il logo per credere.
- Prometheus. Quando lessi che Ridley Scott avrebbe girato un prequel del suo capolavoro del 1979 Alien, pensai più o meno: "Che palle!". Poi, la settimana scorsa, ho visto il trailer. Non so se lo andrò a vedere davvero, ma di certo lo seguirò con molta attenzione.
- War Horse. Non posso non andare a vedere un film di guerra diretto da Steven Spielberg. Non se il protagonista è un cavallo, almeno.
- Brave. Non posso non andare a vedere un film della Pixar. Non se l'ultimo è stato un mezzo passo falso, almeno (non totale come vorrebbero farvi credere alcuni, ma abbastanza per allarmarmi).
- Cloud Atlas. Non se ne sa molto, ma è il nuovo film dei fratelli Wachowski (vi ricordo che uno dei due ha cambiato sesso un po' di anni fa, e adesso si fa chiamare Lara). Le prime immagini mi stuzzicano, ma potrebbe anche essere una delusione colossale.
- Lo Hobbit. Dulcis in fundo. Ho spiegato il perché di questa attesa nel commentatissimo post sui Cojoti (l'ultimo post della storia di quel blog?). Inutile girarci attorno: è il film che attendo di più in assoluto nei prossimi cinque anni. Il che vuol dire che potrebbe essere la più grande delusione di questa lista.

martedì 20 dicembre 2011

IL MIO ULTIMO GIORNO DI UNIVERSITÀ

Dal momento che questo blog è il principale strumento che ho per comunicare con molti di voi, ritengo opportuno informarvi che venerdì scorso è stato il mio ultimo giorno di università di sempre.

Ora qui ci starebbe bene uno di quei miei famosi post pieni di nostalgia e ricordi dei tempi passati, ma so che se facessi così verrei ricoperto da insulti e maledizioni varie. D'altra parte, però, non posso ignorare che le mie lezioni all'università sono finite per sempre. Il risultato è questa via di mezzo che avete davanti. Se volete, leggete questo post con questo sottofondo musicale.

Il mio ultimo giorno di università è cominciato in realtà il penultimo giorno di università. La sera si è tenuto l'evento più glamour dell'anno, la festa di Natale dell'università: un po' la summa di tutte le contraddizioni possibili. Io e Valeria ci abbiamo fatto una capatina, giusto il tempo di arraffare un po' di cibo nella folla. Abbiamo poi preferito lasciare il campo agli altri, che pare siano andati in giro fino alle 5 di mattina. (per GM: c'era un solo professore alla festa, colui che ci apostrofava ironicamente come "i nostri scrittori". Era tristissimo vederlo aggirarsi per la chiesa con il suo maglioncino e la sua pancetta)
L'ultimo giorno vero e proprio, poi, è stato abbastanza surreale. La mattina ho fatto un esame di tedesco, mentre al pomeriggio un professore patito di cinema macedone ha portato pizza e bibite in aula. Qualcuno ha risposto con pandoro e panettone: la "lezione" è andata avanti così. Poi, dopo i saluti di rito (se conosceste il professore in questione come lo conosco io, apprezzereste ancora di più l'uso della parola "rito"), siamo stati un po' a parlare nel cortile. Tutti erano felici e gioiosi per la fine definitiva delle lezioni.
Io, nonostante quello che si potrebbe pensare, fino a quel momento non avevo riflettuto più di tanto sul fatto che quella era la fine: tra tesine e presentazioni varie la cosa mi era sfuggita. Solo a quel punto mi sono reso conto per bene della cosa, senza riuscire a capire se ero felice oppure no. La verità è che il mio reale sentimento è sospeso a metà fra questi due estremi: da un lato ci sono incertezza del futuro (qui Matteo avrà un'altra fitta al cuore. Ma no, Matteo, stai tranquillo!) e ricordi vari, dall'altro non vedo l'ora di andare avanti e vedere cosa mi (ci) riserva il domani. Insomma, un pensiero di una banalità sconcertante, non trovate?
Prima di lasciare l'università ho ricordato ad Andrea - l'ultimo superstite del corso triennale che era con me nel cortile in quel momento - di quando seguivamo le lezioni del tridente d'attacco Antiseri-Pellicani-Pezzimenti. Era quattro anni prima, eppure sembrava passata poco più di una settimana (ma forse era solo perché pochi giorni prima io e lui ci eravamo imbucati a una lezione del Pellicani, così, giusto per). Ecco, forse è questa la cosa più stupefacente: la velocità folle con cui si è mosso il tempo. Questi cinque anni (diciamo quattro, per essere precisi) sono volati via in un baleno. Se poi ripenso ai tempi del liceo, che apparentemente mi sembrano ancora abbastanza vicini, mi accorgo che stiamo parlando di epoche lontanissime. Al di là di tutto - nostalgia, felicità per la fine delle lezioni, futuro nebuloso (o futuro limpido) - mi sembra che in fin dei conti rimanga solo il tempo e il modo in cui lo utilizziamo.
Alla fine arrivo alla navetta, mi imbarco, e aspetto di partire. Finalmente l'autista sale, mette in moto, fa la manovra e si avvia sulla discesa. Mancano pochi metri e poi sarò fuori, l'ultima volta da studente. E proprio in quel momento mi arriva un messaggio sul telefonino.
Era Pinci, ovviamente. Era inevitabile che dovesse mettere la sua firma pure sull'ultimo giorno.
 
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