Forse lo conoscete già: il couchsurfing (letteralmente “fare surf sul divano”) è un modo di viaggiare che si è affermato molto negli ultimi tempi. Consiste essenzialmente nel viaggiare gratis andando ospite per un certo numero di giorni a casa di altre persone, in tutto il mondo, dopo essersi messi d’accordo su Internet. Spero di averlo spiegato bene in questi termini; in ogni caso, mi sembra evidente che una cosa del genere io non l’ho studiata all’unviersità.
Il fatto è che, in quella conversazione, per una serie di motivi (che vanno dalla qualità della conversazione su Skype alla mia difficoltà nel capire l’inglese parlato) ho confuso il couchsurfing con il crowdfunding. E ce ne vuole, direte voi.
Il crowdfunding è una cosa che ho scoperto da poco, quando appunto se ne è parlato durante una lezione. È una di quelle classiche cose legate a Internet che quando te ne parlano tu dici: “Ma no, dai, non potrà funzionare mai”. E invece a quanto pare va.
Il termine vuol dire qualcosa come “finanziamento dalla folla”, e già questo basterebbe per descrivere quello che il crowdfunding è: essenzialmente, una forma di finanziamento collettiva per progetti che altrimenti non riceverebbero visibilità e possibilità. Il sistema è molto semplice: ci si registra su uno dei siti che forniscono il servizio, si descrive la natura del proprio progetto, magari si mostra anche qualche frutto del proprio lavoro, poi si stabilisce un obiettivo monetario da raggiungere. E infine si aspetta.
Ma si aspetta cosa? Dai, chi è che, specialmente in un periodo come questo, si mette a finanziare sconosciuti con progetti improbabili da realizzare? E poi perché farlo?
Incuriosito, sono andato ad esplorare i due siti indicatici dalla prof: Indiegogo e Kickstarter. E sono rimasto a bocca aperta. Tanto per cominciare, i progetti che si incontrano sono di ogni tipo: dai film al teatro, passando per album musicali e iniziative di volontariato. Ma la cosa assurda è che questi tipi riescono veramente a raccogliere dei soldi per realizzare i propri sogni; e non stiamo parlando di qualche centinaio di dollari, ma di migliaia e migliaia di bigliettoni (come direbbero nel peggior film hollywoodiano).
Vi faccio qualche esempio, così ci capiamo meglio. Un utente è riuscito a tirar su oltre 500 $ per realizzare una piece teatrale intitolata con delicatezza Shut Up, Emily Dickinson. Vabbè, dai, cosa non si fa per amore del buon teatro?
Passiamo oltre: grazie a Kickstarter due fotografi si sono finanziati, con oltre 4.000 $, un periodo di lavoro in Alaska che sfocerà poi in una mostra e in un libro fotografico. Niente male, vero?
C’è di più. Stuart Murdoch, leader del piacevole gruppo scozzese indie rock Belle & Sebastian, sempre grazie a Kickstarter ha tirato su 92.000 $ per poter realizzare un film musicale ispirato al suo album God Help the Girl: migliaia di dollari forniti da volontari e appassionati a un professionista.
Ma poi c’è lui, l’idolo delle folle, un nerd di dimensioni epocali: un ragazzo californiano che pare si sia fatto conoscere grazie a Youtube e con un proprio sito, e che ora sta tentando di realizzare un film intitolato Angry Video Game Nerd. A quanto pare è molto convincente, nel suo video di presentazione, visto che ha raccolto 259.000 $ (sì, avete letto bene).
Ma cosa ci guadagna uno che finanzia una cosa del genere? A livello economico nulla: non credo siano previste retribuzioni monetarie. In tal senso, si tratta di un investimento a fondo perduto (ma come parlo?), una specie di donazione volontaria fatta al simpaticone di turno. Oltre alla soddisfazione, però, una forma di compenso è prevista: l’autore di ogni progetto predispone in partenza delle fasce di contribuzione (ad esempio da 1 a 5 dollari, da 10 a 15, e così via), ad ognuna delle quali corrisponde una qualche forma di ricompensa materiale (c’è chi invia una copia autografata del film, chi verrà ringraziato nei titoli di coda, chi riceverà il making of, e via di questo passo). Insomma, qualcosa in cambio si ottiene.
I siti che vi ho segnalato sono in lingua inglese, e pertanto si rivolgono prevalentemente ad un pubblico anglofono, però può essere che vi si trovi pure qualcosa di diverso. In Italia ho visto che ci sono siti analoghi, ma i progetti riescono a raccogliere soltanto poche decine di euro. Probabilmente non è tutto ora quello che luccica: come nel caso de Ilmiolibro, per ogni progetto che emerge ce ne sono dieci (o più) che affondano nel dimenticatoio. Però intanto io ve l’ho segnalato: magari tutto quello di cui avete bisogno per partire è una mano da degli sconosciuti. O un calcio (sottinteso: in culo) come nel caso di Kickstarter.
POSTILLA AL POST DI COMPLEANNO
Valeria mi ha regalato una bellissima macchina fotografica nuova. È piccola e compatta, esattamente come la volevo, ha tanti megapixel e fa anche dei bei video. Non vedo l’ora di poterla provare in qualche viaggio! ;)
La mia vecchia macchina è sempre stata un po’ troppo ingombrante, e in molti casi ho dovuto rinunciare a portarla con me. Ad esempio, ho pochissime foto fatte all’università, e questo mi dispiace molto: quelle con i turbanti al Turban Day sono fantastiche (anche per i nomi: quella che ritrae me e Gian Marco si intitola “gli stimabili conturbanti”. Notare il gioco di parole). Vabbé, scritto così sembra che all’università ci sono andato per spassarmela.
Vi stimo tutti e vi ringrazio per la botta di commenti degli ultimi due post (sia gli habitué sia, soprattutto, i redivivi). So che questo intervento non è poi così avvincente, però mi piace che ci teniamo in contatto così.
E poi ve lo dico: il mio prossimo post sarà una bomba (sottile tentativo di fidelizzare il mio pubblico)
