venerdì 27 agosto 2010

QUESTA ESTATE

Proprio in questi giorni riflettevo su come saranno almeno due o tre settimane che non trascorro una serata “normale” a casa mia: del tipo cena, un po’ di fresco in giardino e letto. Era questa la norma negli anni passati; quest’anno, invece, la mia estate è stata molto mondana.
Non che mi dispiaccia, eh. Anche in questo ultimo scampolo d’estate non mancano le occasioni per divertirsi con i miei grandissimi amici. Anzi, sono alcuni anni che noto che la parte più ricca e movimentata dell’estate è proprio la seconda metà di agosto, che poi è anche l’ultima occasione di vacanza per la maggior parte delle persone. Dal mio ultimo post è passato un po’ di tempo, quindi vado qui a elencare un po’ alla rinfusa quel che è successo negli ultimi giorni.

C’è stata un’uscita a Latina organizzata essenzialmente per vedere Livio e Tiziano, abitanti di terre remote che vediamo troppo raramente. C’era anche lo statuario fratello di Livio. Appunti per me stesso: il 16 agosto, in una città continentale come Latina, i pub sono tutti chiusi per ferie. La nostra cena si è consumata in una pizzeria al taglio e nella gelateria vicino allo stadio. La serata si è poi conclusa in piazza, a parlare di Wikipedia (ovviamente), dell’Uomo Falena (attenti alle telefonate dagli sconosciuti), e delle scampagnate di Livio in quel di Lariano (prima o poi mi piacerebbe seguirlo per quei sentieri di montagna).

Pochi giorni fa io, Valeria, Cavicca e Jacopo siamo stati a un bel concerto a Fondi. Suonavano gli Apple Pies, una cover band dei Beatles abbastanza affermata a livello nazionale. I quattro non solo ripropongono alla perfezione gli storici pezzi del gruppo di Liverpool, ma si travestono anche come i Fab Four. Lo spettacolo è durato due ore e un quarto, sono stati suonati quasi tutti i pezzi più famosi, e il tutto è stato molto piacevole. Jacopo e i suoi amici hanno animato la piazza, visto che il resto del pubblico era piuttosto moscio. Durante il concerto abbiamo pure fatto conoscenza con due ragazze, che poi ho riconosciuto come due tipe del liceo classico di Terracina che conoscevo di vista: insieme a loro abbiamo intrapreso un’esplorazione notturna del centro storico di Fondi che, per me che non lo conoscevo, è stata una piacevole sorpresa. Se mai ci capitaste, vi consiglio anche un Bistrot proprio al centro: oltre al mangiare bene e al fatto che vi portano gratuitamente cose che non avete ordinato, caratteristica del locale è una parete interamente riempita di scritte e disegni degli avventori. “Non possiamo andà via da qua senza scrive” disse Cavicca: e così abbiamo lasciato due impronte del nostro passaggio.

Il Cavicca mi ha anche gentilmente ospitato sulla sua barchetta per una circumnavigazione del promontorio. È stato veramente spettacolare: siamo arrivati fino alla spiaggia di Sabaudia, per poi tornare indietro e ancorarci in una piccola cala proprio sotto al picco più alto. Da lì abbiamo nuotato fino a una spiaggia di sassi, su cui si affacciava anche una caverna: al suo interno si notavano delle sdraio e dei rudimentali tendaggi di cannucce; che fosse stata abitata? Grazie a delle scarpe fornitemi dal padre di Cavicca ho anche avuto l’opportunità di arrampicarmi sulla scogliera, mentre ho rinunciato all’idea di esplorare una piccola caverna che si apriva a pelo dell’acqua. Al ritorno Cavicca si è dato alla guida spericolata, e il mio coccige ancora lo ringrazia.

Ah, e come non parlare della spettacolare “pastata” che si è tenuta a casa del Cavicca? Nata come una sfida culinaria, alla fine la cosa si è risolta in una solenne abbuffata. Il Cavicca ha aperto le danze con una pasta alla gricia veramente spettacolare; poi io ho preparato un pesto con ricotta e pomodorini. Non è venuto proprio come volevo: però la sera successiva l’ho preparato di nuovo con alcune varianti suggeritemi dagli assaggiatori (ricotta salata e fusilli), ed ha cambiato faccia. Da segnalare il sabotaggio della mia ricetta da parte di Cavicca, che ha pensato bene di scolare la sua pasta dentro alla padella dove avevo cotto i pomodorini. Dopo abbiamo gustato delle mozzarelle che il Rocca aveva fatto con le sue manine, e abbiamo chiuso con una caterva di bombe alla nutella/crema. Dopodiché Marco ci ha deliziato con alcuni pezzi alla chitarra, e devo dire che anche il Cavicca non se la cava male (nonostante suoni da solo un mese) Poi è stato improvvisato un torneo di biliardino che si è concluso con la seguente classifica: 1° Valeria/Giulia, 2° Rocca/Marco, 3° Cavicca/Francesco, 4° io/Jacopo. Olè! Meno male che poi a ping-pong ho battuto l’imbattuta Giulia in una memorabile ed epica partita…

Casa di Cavicca è stata anche teatro di un epocale karaoke, la settimana scorsa. In ques'occasione ho scoperto che il Cavicca è un ottimo cantante (che assomigliasse a Neffa e a Marco dei Cesaroni già lo sapevamo). C'è un video che ci riprende assieme mentre cantiamo Italia amore mio di Pupo & Emanuele Filiberto & il tenore, sia con la base musicale che a cappella. L'anno prossimo ci iscriviamo in coppia a X-Factor, così in un paio d'anni vinciamo Sanremo.

Per il resto niente di che. Incombe la scadenza per presentare la domanda di tesi, ed io dovrò fare i salti mortali per riuscire a completare l’operazione. Per la cronaca, il mio elaborato procede alla grande; anzi, forse alla fine sarà pure troppo lungo per una triennale. Ma vabbè.
Ci risentiamo a settembre amici. On september in da cinemas, come scriveva il Rocca nei Merdonismi.

lunedì 9 agosto 2010

LA STAGIONE DEI CONCERTI

L’estate continua, e come al solito Internet è l’ultimo dei pensieri delle persone. Meno male, direi: ogni tanto fa bene disintossicarsi un po’. E pensare che fino a cinque anni fa io Internet neanche lo utilizzavo! Il mondo va troppo veloce… Beh, intanto faccio un piccolo aggiornamento al blog.

Nei giorni scorsi abbiamo lavorato al Sabaudia Musica Festival e abbiamo portato a casa la pagnotta. Io e Jacopo facevamo il lavoro sporco, accoglievamo la gente e la bloccavamo quando non poteva più passare; Valeria invece conduceva, ed era meravigliosa. Le quattro serate di musica classica si sono svolte tutto sommato bene, pur con qualche brivido: la terza sera ci siamo improvvisati falegnami per riparare dei pannelli di legno che il vento aveva distrutto; la quarta invece abbiamo dovuto spostare circa trecento sedie da una parte all’altra del posto che ci ospitava, il tutto nella mezz’ora precedente lo spettacolo. Rispetto all’anno scorso sono mancati forse alcuni personaggi epocali come il reclutatore di comparse per l’Aida o la professoressa pazza. In compenso, il giardiniere che abbiamo conosciuto è un vero e proprio personaggio da romanzo, quasi ai limite del verosimile oserei dire: apparentemente malvagio, cattivo, scontroso e vagamente odoroso di alcool a qualsiasi ora del giorno e della notte, alla fine è stato l’unico ad offrirci il suo aiuto nel momento del bisogno, dimostrando così di essere, in fin dei conti, un buono. Evviva i momenti che mi fanno capire di vivere dentro a un universo di fantasia!

Ieri invece sono stato al concerto della PFM a Terracina. Avevo regalato i biglietti a Valeria, e ci sono andato per accompagnarla: come a dire, non mi aspettavo molto. Invece mi sono veramente scapigliato. Nella prima metà hanno rifatto le canzoni di De Andrè, ovviamente in una chiave molto più rock. Nella seconda parte, invece, hanno dato via libera al loro repertorio da puro progressive rock: una cosa assurda, e per quanto mi riguarda totalmente inaspettata. Il progressive alla lunga mi stufa un po’, visto che lo trovo un po’ troppo fine a se stesso: ma di sicuro i signori in questione trasmettevano un’energia impressionante e totalmente coinvolgente. Vedere Franz Di Cioccio – classe 1946 – saltare sul palco, picchiare la batteria e alzare il microfono per arringare il pubblico è stato un mezzo shock; ma vedere Franco Mussida – 1947 – suonare la chitarra nel modo in cui gliela ho vista suonare io ieri sera, beh, è veramente da togliere il fiato. Penso a gente come Il Cavicca o Gian Marco a cui questo concerto sarebbe piaciuto molto; peraltro eravamo in quinta fila, e vedevamo tutti i dettagli possibili. I pezzi migliori? Il testamento di Tito e Il pescatore, almeno a gusto mio.
Spettacolare il finale: sulle note de Il pescatore dei ragazzi hanno tentato di arrivare sotto il palco, ma sono stati prontamente placcati e allontanati dalla sicurezza. Mentre Di Cioccio diceva che per lui non c’erano problemi, e potevano anche stare là sotto, dalla parte opposta un altro gruppo di persone sfonda il fronte e si posiziona proprio sotto la band: a quel punto si sono alzati praticamente tutti e c’è stato il vero effetto concerto rock, subito immortalato da Di Cioccio stesso con una telecamera. Spettacolare!
Alla fine Valeria si è fatta autografare la copertina di un vinile del padre, e Stefano si è fatto toccare il ciuffo dal cantante (no, questo non è vero).

Tralasciamo queste cronache mondane e torniamo coi piedi per terra. Ho finito di leggere Caravan. Beh, mi è piaciuto, questo è poco ma sicuro: è appassionante, ben sceneggiato, gli eventi sono dosati con maestria, e ti incatena a sé facendoti venire voglia di arrivare all’ultima pagina per capire cosa diavolo sta succedendo ai protagonisti. E qui secondo me c’è il più grande problema della serie: il finale è ben poco originale. La soluzione del mistero non è così spiazzante come mi sarei immaginato viste le premesse; per di più, il finale è anche tirato via un po’ troppo velocemente, lasciando un po’ l’amaro in bocca. Davvero peccato, perché per il resto è un’opera di alto livello e che comunque consiglio a tutti, e invito tutti a recuperare (anche a chi, come me, non ama moltissimo i fumetti).

L’altro giorno è venuto il Rocca a casa mia. Oltre a fargli assaggiare un vero gelato, egli ha anche conosciuto Il Padrino™. Ora ha un po’ più paura, vero?
L’altra sera, invece, mi sono perso in un amarcord videoludico con Marco. Torno a ribadire qui un concetto che ho già espresso altre volte: noi siamo la prima generazione ad avere una memoria storica legata ai videogiochi. Quindi, al fianco della musica e dei film di “quando eravamo piccoli”, per alcuni di noi ci sono anche i videogiochi legati all'infanzia. Evvai! In ogni caso stima totale per Marco che si ricorda che, nel primo Prince of Persia (1989), quando prendevi la spada si illuminava tutto lo schermo e il Principe la alzava verso il cielo. Olè!
Un giorno approfondirò questa tematica. Ma non ancora. No, non ancora. (questa citazione era necessaria)
 
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