Tutti voi sapete fin troppo bene che io sono un grande appassionato di cinema, e questo vi ha portato ad essere di volta in volta le cavie predilette delle mie ridicole recensioni, i testimoni increduli di frasi come “il mio direttore della fotografia preferito è Janusz Kaminski” e le vittime impotenti di lunghe discussioni su aspetti tanto tecnici quanto minuziosi. Pochissimi di voi, però, sanno come questa passione è nata. È giunto il momento di raccontarvelo.
In realtà sarebbe quantomeno banale ridurre il tutto ad un’unica causa. Sono convinto che, se ci pensassi più di due minuti, troverei diverse motivazioni che mi hanno portato ad essere quello che sono: il fatto che i miei genitori siano a loro volta appassionati di cinema, per esempio, così come la presenza costante del Dizionario dei Film di Paolo Mereghetti in casa mia sin dall’edizione 1997. Tutte concause che, accumulandosi, hanno sortito il loro effetto. C’è però un fatto che, più di tutti gli altri, mi ha fatto appassionare al cinema. E non solo: mi ha fatto appassionare anche a un certo modo di fare cinema, che come un grimaldello (questa parola mi ricorda un mio sogno davvero improbabile. Un giorno dovrò raccontarvi anche dei miei sogni) ha scassinato l’intero forziere, facendomi capire cos’è veramente il cinema.
Ricordate il 1999? Se penso a quell’anno mi vengono in mente cose molto diverse tra loro: il viaggio a Imola e dintorni con i miei, gli esami di quinta elementare (portai la poesia
A Zacinto, tuttora l’unica che conosco a memoria), la paura oserei dire medioevale per la fine del millennio (che avrebbe portato il temuto Millennium Bug). E poi mi ricordo sicuramente lo
Specchio della Stampa. Lo
Specchio della Stampa?
In quel tempo mio padre comprava ogni settimana questo magazine d’attualità allegato al quotidiano
La Stampa. Il giornale girava un po’ per casa per qualche giorno, poi finiva sulla libreria insieme agli altri numeri che lo avevano preceduto. Ancora oggi un intero scaffale della libreria di mio padre è adibito a questa particolare collezione: oltre duecento numeri, dal 1996 (anno di nascita della rivista) fino a quando smise di comprarlo (intorno al 2000 credo). Se vi metteste a controllare numero dopo numero, però, vi accorgereste che ne manca uno: non è un errore o una dimenticanza, è solo che quel numero lo conservo io nella mia libreria; da dove infatti l’ho appena preso, con la copertina logorata e più di qualche orecchia ai lati, ma ancora intatto e patinato.
Il numero in questione è il 175, del 29 maggio 1999. Gli articoli principali erano sul decennale della strage di Piazza Tienanmen, sull’ecosistema bosco, sul business del divorzio e su un romanzo in uscita avente per protagonista Annibale. Ma la copertina e ben quattro articoli erano dedicati ad uno degli eventi cinematografici dell’anno: l’uscita di
Star Wars – Episodio I: La minaccia fantasma.
Con una notevole perizia filologica sono riuscito a datare il mio primo incontro con un film della saga di
Guerre Stellari: fu un 31 dicembre, non ricordo se nel 1996 o nel 1997. Davano in tv l’
Episodio IV, in seguito noto come
Una nuova speranza, e mentre gli adulti cenavano io mi vidi questo film di fantascienza. Ricordo con consapevolezza soltanto una scena di quella visione: il ritorno di Luke alla casa distrutta degli zii, e la vista dei loro cadaveri carbonizzati (la cosa mi inquietò non poco).
Poi, probabilmente nel corso del ’98, vidi l’intera “trilogia classica”: il Padrino™ mi regalò il cofanetto con l’edizione speciale in Vhs dei film. Di queste visioni ho un altro ricordo preciso: io che guardo i film in salotto, la sera, mentre nel frattempo finisco di fare i compiti di geografia (ci facevano ricopiare le mappe fisiche e politiche).
Tutto questo per dire che io già conoscevo
Star Wars quando apparve quel famoso articolo su
Specchio, però fino a quel momento la cosa non aveva avuto poi tanta importanza. In ogni caso mio padre mi fece vedere il numero, con Yoda in copertina e il titolo in grande “La forza sia con voi” (sottotitolo: “il ritorno di guerre stellari”), ed io lessi i quattro articoli. Fu lì che cominciai a capire che il fenomeno aveva dimensioni molto maggiori di quanto avevo immaginato fino ad allora.
L’incipit del primo articolo mi colpì talmente tanto che lo ricordo ancora quasi a memoria (per la serie: gli inutili dettagli che conserva la mia mente). “Stellari o banali? Tavanata galattica o summa del pensiero moderno? Poema epico di incomparabile profondità oppure baraccone commerciale per acchiappare il pubblico più scemo? Specchio è andato a vedere La minaccia fantasma. E non riesce a decidersi. Per questo vi propone un articolo a due facce: dove la Forza incontra il suo Lato Oscuro”. Ma era quello che seguiva dopo che mi sconvolse: otto pagine occupate da altrettanti primi piani dei personaggi del film, tutti alieni fatta eccezione per Ewan McGregor e Liam Neeson. Raramente avevo visto qualcosa di così impressionante e sconvolgente. L’articolo si sviluppava poi, come annunciato, su due binari paralleli: da un lato la saga veniva esaltata (era paragonata alla grande letteratura, all’epica e alla Bibbia), dall’altro distrutta (con trovate divertenti: i film erano definiti una soap opera, la spada laser era etichettata come “una specie di torcia Beghelli che si accende quando la fantasia di Lucas piomba nel buio”, mentre Dart Vader diventava “un asmatico con problemi di deambulazione”).
Dopo un’intervista a Natalie Portman e una a Ewan McGregor arrivava il pezzo forte, ciò che mi ha fatto conservare per una vita quel giornale. Un doppio foglio ripiegato (non so spiegarlo in altro modo) si apriva ed offriva da un lato una mappa dei pianeti su cui si svolgeva il film, dall’altro la genealogia dei personaggi, con delle linee che indicavano i rapporti che intercorrevano tra di essi. Detto così fa ridere un sacco, lo so, ma io in quei momenti mi rendevo conto che avevo a che fare con qualcosa di – lasciatemelo dire – epico. E tutto era nato dal cinema, e in qualche modo al cinema stava tornando. Nella mia breve esperienza, non avevo mai visto niente di simile.
In Italia,
La minaccia fantasma arrivò soltanto nel mese di settembre del 1999. Io lo andai a vedere pochi giorni dopo l’uscita, al cinema Traiano di Terracina. Vorrei poter avere le parole adatte per descrivere quello che provai durante lo spettacolo.
Episodio I fu il primo film-non-a-cartone-animato che vidi al cinema in vita mia (se si escludono
Space Jam e qualche filmetto che ci portarono a vedere con la scuola alle elementari); fu anche il primo film che vidi in un cinema serio (il Traiano è tuttora una bomba, peccato la concorrenza lo abbia messo in ginocchio), e ovviamente il primo film con impiego massiccio di effetti speciali. Un cocktail micidiale, soprattutto se somministrato a un bambino di dieci anni.
Il risultato – piuttosto scontato – fu che mi appassionai oltre qualsiasi logica alla saga di
Guerre Stellari. Ma non solo. Per la prima volta in vita mia avevo scoperto la grande forza del cinema: quella di dare vita ai sogni. Per mesi, in un epoca precedente all’avvento di Internet, avevo fantasticato sulle poche immagini del film che avevo a disposizione – quelle di
Specchio – cercando di immaginare come sarebbe stato vederle in movimento, ipotizzando gli sviluppi della trama, immedesimandomi (c’è poco da fare, chiunque lo avrà fatto) negli eroi della mia fantasia. Eppure l’effetto finale, quello che vidi al cinema quel lontano giorno di settembre, andò oltre ogni aspettativa: il cinema mi aveva conquistato, emozionato, lasciato a bocca aperta.
In seguito molto difficilmente ho provato la stessa cosa davanti a uno schermo, e probabilmente mai nella stessa intensità di allora: come scrissi già su
Attraversamento Cojoti, l’età è un fattore fondamentale in questo genere di cose, e probabilmente è giusto così. Non sarà l’unico motivo, ma a me piace pensarlo: senza
Episodio I, il mio rapporto con il cinema non sarebbe stato lo stesso. E chissà che il cinema, in futuro, non rivesta una parte ancora più importante nella mia vita.
Ho scritto questo post per due motivi.
1) Oggi, 10 febbraio 2012, esce al cinema
Episodio I. Come, di nuovo? Ebbene sì: George Lucas (classica persona da odi et amo) ha deciso di riconvertire in 3D l’intera saga, partendo da questo film. Se andrà bene continuerà con gli altri, se andrà male si fermerà. Per quanto, come a questo punto vi sarà chiaro, io sia particolarmente legato a
Episodio I, vi supplico: non andate a vederlo. Il 3D deve affondare: dovremo ricordarlo soltanto come un esperimento fallito. Chiaro?
2) L’altro giorno io e Valeria - nonostante fossi in debito con lei di un film che non le era andato a genio - siamo andati a vedere
Hugo Cabret (altro film in 3D… Per la cronaca mi ha deluso, mi aspettavo qualcosa in più. Però come omaggio al cinema e come ricostruzione d’epoca funziona). Alla fine dello spettacolo - quando si sono accese le luci in sala e la gente ha cominciato a infilarsi i cappotti, quando cioè si ritorna alla realtà - un bambino che era seduto nella nostra stessa fila mi ha fatto commuovere. Si è rivolto ai genitori e ha detto: “È stato bellissimo! Grazie!”. Vorrei potervi descrivere il tono entusiasta con cui lo ha detto, ma non ci riuscirei mai. Ecco, credo che sia una delle cose più belle che un bambino possa dire dopo aver visto un film. Ci ho rivisto la stessa magia che ho conosciuto io nel ’99 con
La minaccia fantasma. La magia del cinema.