sabato 12 novembre 2011

LUIGI SI FA ANOBII

SAN FELICE CIRCEO (LT) -- dal nostro corrispondente  La notizia è arrivata all'improvviso, al margine di una conferenza stampa: Luigi si è iscritto ad Anobii, il popolare social network dedicato ai libri. Lo ha affermato il diretto interessato poco fa, rendendo pubblica la sua decisione. Un fatto storico, quasi epocale secondo alcuni commentatori, perché è nota l'avversione di Luigi verso il mondo dei social network.

"Ho deciso di compiere il grando passo: vi confermo che da oggi pomeriggio sono ufficialmente iscritto ad Anobii" sono state le sue prime parole. Anobii è un sito attivo da molti anni, che gode di un certo seguito in Italia. Si tratta di un social network incentrato sul mondo dei libri: gli utenti hanno a disposizione una libreria virtuale, in cui elencare, classificare, recensire, giudicare e condividere i libri che hanno letto, abbandonato, o semplicemente che hanno intenzione di leggere in futuro. "Mi sembra qualcosa di molto interessante" ha proseguito Luigi "Forse ciò alimenterà la mia fama di snob, ma credo che sia un social network depurato da tutte le frivolezze che si trovano altrove, Facebook in primis. Anche se, vi confesso, non ho intenzione di usarlo in senso social: i miei amici saranno soltanto persone conosciute, che lo siano anche nella realtà"

Il primo a parlare di Anobii a Luigi fu Matteo il Rocca, diverso tempo fa; ma la spinta decisiva è arrivata dalla sua ragazza, Valeria, che vi si è iscritta la settimana scorsa. "Matteo aveva profetizzato che, prima o poi, mi sarei inevtiabilmente ritrovato in un social network" ha affermato Luigi "Beh, ora posso dire che la sua profezia si è avverata. Anche se va precisata una cosa: mi ero già trovato in situazioni simili in passato. Hattrick (che ora ho abbandonato) e Wikipedia (cui partecipo saltuariamente) hanno una certa componente social, da me poco utilizzata; senza contare il mondo dei blog, un vero e proprio "network" nel senso etimologico del termine, che ho sempre utilizzato per restare in contatto con i miei amici (non a caso ho accolto molto favorevolmente il recente ritorno - spero duraturo - di Francescooh). Insomma, c'è stata una parte di me che è già stata social, a modo suo e anzitempo. Ora, con Anobii, ho semplicemente trovato uno strumento che lo è esplicitamente"

Al momento Luigi ha dichiarato di aver inserito soltanto parte dei suoi libri nel proprio profilo Anobii. Ha inoltre aggiunto due amici, Valeria e Matteo. A chi gli chiede quali sono le sue speranze per quanto riguarda questa nuova avventura, ha risposto: "Spero che ci siano altri miei amici iscritti a questo servizio: se mi dicono come rintracciarli posso aggiungerli. Sarebbe bello se chi non ha mai sentito parlare di Anobii ci facesse un giro su e decidesse di seguirmi. Ho in mente alcune persone (uno su tutti: il mio amico Gian Maria) che andrebbero pazze per una cosa del genere"

Intanto, la notizia ha già fatto il giro del mondo. La borsa ha riaperto, nonostante sia sabato, ed è volata al +10%; inoltre lo Spread è sceso di quasi 100 punti base. Sembra che l'operazione abbia ricevuto anche il beneplacito del presidente della Repubblica. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi per capire se la mossa di Luigi si rivelerà davvero vincente.

sabato 5 novembre 2011

HO VISTO TERRAFERMA

Cavì, mò non rompere più che non vedo i film che mi consigli e non ascolto le canzoni che mi segnali (anche se i Marta sui Tubi ancora me li devo sentire, e sono passati due anni). Ieri ho visto Terraferma, dopo che me ne avevi parlato bene sia dal vivo (da Barcollando, durante Napoli-Villareal che tu eri smanioso di vedere) sia via Internet (nei commenti su Attraversamento Cojoti). L'ho visto perchè il Cinema delle Provincie (una sala parrocchiale vicino a Piazza Bologna, che trasmette a 3 euro film di un paio di mesi prima) lo aveva in programmazione, e non potevo farmi sfuggire un'occasione del genere. Ora ti (e vi, non è una conversazione a due) racconto cosa ne penso.

Rompiamo subito gli indugi e facciamo saltare questa finta suspence: Terraferma è un film molto bello. Probabilmente è il film italiano (anche se in realtà è una co-produzione Italia/Francia) più bello che io abbia visto al cinema quest'anno, e forse è anche uno dei migliori prodotti nostrani degli ultimi anni. La cosa è sorprendente, e non solo perché non amo i film italiani: lo è ancora di più perché la mia unica esperienza precedente con il cinema di Emanuele Crialese, avuta con Nuovomondo, mi aveva lasciato veramente perplesso (è un eufemismo). Invece Terraferma mi ha sorpreso, forse proprio perché le mie aspettative non erano altissime.

La cosa che più mi ha colpito di questo film è la sua realizzazione tecnica. Vi prego di perdonarmi se pongo sempre l'accento su questa questione, ma credo che mai come nel caso di un film italiano questo aspetto sia da rimarcare. Terraferma è prima di ogni cosa un film bello da vedere. Ma c'è di più. Si tratta di un film che fa una cosa che nel cinema italiano non siamo più abituati a vedere: usa la forza delle immagini per colpire lo spettatore. In questo caso l'aspetto visivo viene prima di qualsiasi altra cosa, anche della storia raccontata e dei temi affrontati: è questo è veramente un bene, perché è ciò che il cinema può dare in più rispetto ad altri mezzi (come ad esempio un libro). Credo che i meriti del film, in tal senso, vadano equamenti divisi tra il regista e il direttore della fotografia, ma in ogni caso il risultato lascia a bocca aperta: dalle riprese subacque a quelle aeree, fino ad arrivare a inquadrature più semplici ma non per questo meno efficaci (penso alle panoramiche dell'isola, ripresa in tutta la sua contraddittoria bellezza). Uno sforzo produttivo notevole, ma anche una grande esperienza visiva, che personalmente ha contribuito molto al fascino del film.

Ma ovviamente Terraferma non è soltanto apparenza. Mi ha colpito molto scoprire che, in realtà, il film non è incentrato sul tema dell'immigrazione. Certo, la questione ha una grandissima importanza nella pellicola ed è sicuramente il motore narrativo della storia, ma credo che il regista-sceneggiatore volesse innanzitutto raccontare una comunità anacronistica, isolata dal resto della civiltà e fondata sulle proprie leggi. Bellissima la riunione di pescatori in cui vengono messe a confronto la legge del mare (non abbandonare nessuno in acqua) e la Legge, mentre è sicuramente più convenzionale la caratterizzazione degli isolani (il nonno che non vuole andare sul continente per curarsi, il giovane legato alla propria casa e al proprio lavoro).

Poi c'è il tema dell'immigrazione, ma in fin dei conti mi sembra sia stato trattato meno in profondità di quanto la campagna pubblicitaria e i media mi avevano fatto pensare: sembra più lo sfondo su cui inquadrare una vicenda più piccola e intima (quella della famiglia protagonista). Tutto ciò non è affatto un difetto, anzi: ho apprezzato molto questo modo di raccontare e affrontare un tema importante, senza prenderlo di petto ma cercando in qualche modo di inserirlo in modo "armonico" in una narrazione ben precisa. E anche qui torna la questione dell'immagine: le scene che più mi hanno colpito a tal proposito (il salvataggio dei clandestini in mare e il soccorso da parte dei turisti sulla spiaggia) sono praticamente prive di dialogo, e si affidano soltanto alla forza di quello che lo spettatore vede sullo schermo. Una scelta vincente, secondo me, perché colpisce e coglie nel segno.

Forse il film è un po' debole nella caratterizzazione dei personaggi. Come ho già detto gli isolani sono piuttosto convenzionali, a partire dai protagonisti (mamma-vedova, figlio-ribelle, nonno-orgoglioso). Mi è sembrato inoltre un po' superficiale (e manicheo) nel rappresentare come cattivi le forze dell'ordine, anche se pure il personaggio interpretato da Beppe Fiorello è siuramente sgradevole. Al di là di ciò, le interpretazioni sono ottime: su tutti la Finocchiaro, veramente straordinaria, ma mi ha fatto piacere vedere il suddetto Fiorello in un ruolo negativo (contro il suo stereotipo di eroe buono).

Insomma, Terraferma mi ha convinto. Riuscirà ad andare avanti nella lunga corsa per gli Oscar? Non lo so, anche perché bisognerebbe vedere tutti gli altri sessanta e passa film candidati per poter dare un giudizio costruttivo. Dal punto di vista tecnico mi sembra un film che potrebbe essere nelle corde degli americani, da quello tematico/narrativo non ne sarei così sicuro. Quello che posso dirvi è che vale decisamente la pena vederlo, e che dà un contributo importante al cinema italiano contemporaneo.

Cavicca, ora mi aspetto un tuo corposo commento. Anche perché questo blog non ha mai ricevuto così tante visite dalla Germania come nell'ultimo mese.
 
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