martedì 31 maggio 2011

POST CHE ANDREBBE RETRODATATO

Non ho ancora capito se adoro i cambi di epoca perché ne finisce una o perché ne comincia un’altra. Sarà banale dire che è per tutti e due i motivi? In ogni caso, giovedì scorso non mi sono regolato.

Giovedì scorso è cominciato il mio personale periodo di transizione dall’università al post-università. Sarà un periodo lungo, diluito per più di un semestre, ma io l’ho realizzato già da ora. Alcune persone il prossimo semestre non le vedrò più all’università, rapite dal maledetto Erasmus; alcune, in particolare, non le vedrò mai più nella vita se non stanno attente (si sa, Mosca è Mosca). Però mi ha fatto un effetto strano fare per l’ultima volta lezione di spagnolo, con Gianfranco che si addormentava sul banco e Stefano che gli dava le gomitate per svegliarlo. Mi mancherà tutto questo.

Ed in fondo è stato un bene che la metro fosse chiusa, così abbiamo potuto allungare il ritorno. Quante volte saremmo tornati insieme verso casa io e Gian Maria (alla presenza non troppo muta di P.)? Chissà se in futuro capiterà di nuovo… Sono sicuro che a lui mancheranno i miei svenimenti in metropolitana.

Vabbè, come direbbe Suck Skyhard dopo aver usato il vibratore laser: “Basta così”.

Intanto vi annuncio:
1) che mi piace la canzone Sunday degli Hurts (il cui video - dicono su Youtube - è ispirato al mito di Orfeo e Euridice)
2) che a fine luglio – inizio agosto vado tre settimane in Irlanda per praticare l’inglese. Mi sto Cavicchizzando, caspita!

domenica 8 maggio 2011

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Sono rimasto un po’ indietro con l’aggiornamento del blog negli ultimi tempi, un po’ perché non è successo niente di estremamente rilevante, un po’ perché sono stato piuttosto impegnato con faccende varie. Vedo un po’ di riepilogare.

Mi duole ammettere che Attraversamento Cojoti sta lentamente cominciando ad affondare, dopo solo un mese di vita. Per quanto i contenuti siano stati generalmente buoni, e in un primo momento siano arrivati anche abbastanza commenti, ultimamente le cose sono peggiorate: gli ultimi due post non hanno avuto molto successo, e ad essi non hanno fatto seguito altri interventi.
Io credo che si possa ancora fare qualcosa. Faccio un appello: chiunque voglia scrivere un post (su qualsiasi argomento) si faccia avanti. Facciamolo almeno per la bella grafica creata da Gabriele!

PARIGI
Sono stato a Parigi, e mi è piaciuta molto. Per quanto la visita sia stata per forza di cose parziale, mi sono fatto un’idea del centro della città. Ecco, non so se ci vivrei a dire il vero: sopportare l’antipatia dei francesi è un’impresa eccessiva per chiunque non sia francese. Però per andarci in vacanza è ottima. Spero di tornarci per vedere quello che non ho visto, ma anche per rivedere meglio quello che ho visto. Magari ci torno in autunno, momento magico per eccellenza.
A proposito: devo fare ammenda. Ho clamorosamente sbagliato quello che io stesso ho definito il miglior incipit di sempre. Il primo Broken Sword comincia con la frase: “Parigi in autunno. Gli ultimi mesi dell’anno, e la fine del millennio”, laddove io invece avevo scritto giorni. Ho perso la sfida di memoria con Marco, che invece aveva sempre sostenuto la versione giusta, e gliene devo dare atto.

PROGETTARE METROPOLITANE
La cosa veramente stupefacente di Parigi è il suo sistema di linee della metropolitana. Se dovessi riassumerlo in una parola, sceglierei l’aggettivo “eccessivo”. Veramente: 14 linee sono troppe anche per una città vasta come questa; forse ne sarebbero bastate 7 o 8. In ogni caso, usando il gioco di scambi e interscambi, è possibile visitare tutta la città viaggiando su ferro. Fantastico.
Vedete, uno dei lavori per cui sono tagliato è “l’esperto di trasporti pubblici”. È una figura professionale di mia invenzione, che riassume competenze esistenti ed altre (credo) ipotetiche: un tizio che progetta i percorsi degli autobus, delle metro, e che fa fronte alle varie problematiche del sistema. La Metro di Parigi, in questa ottica, è il massimo della vita.
Ecco perché, tornato a casa, mi sono messo a rimuginare sulla Metro di Roma e sui suoi possibili sviluppi futuri, finendo anche su improbabili siti web come quello di Roma Metropolitane (ma pure le pagine di Wikipedia sono fatte bene). Se volete il mio parere, per una città delle dimensioni di Roma 4 linee sarebbero sufficienti per un servizio di buon livello. Se a queste poi si aggiungono i treni locali e quello per Ostia, il gioco è fatto. Il problema è che i progetti in cantiere sono, appunto, in cantiere. È probabile che vedremo i frutti di tutto questo solo fra molti anni.
Guardando questi progetti, mi è scaturita una riflessione. A volte capita di incontrare dei vegliardi che parlano dei “tempi in cui la metro non c’era” e di come ci si muoveva all’epoca: qualcosa di mitologico, ai nostri occhi. Orbene, uno dei progetti per le metro del futuro prevede una stazione praticamente sotto la casa in cui vivo a Roma; e un’altra stazione, sulla stessa linea, a pochi passi dall’università. Prevedendo, ottimisticamente, che tutto ciò sarà realizzato negli anni ’20, ho capito come si sento quei vecchi: e mi sono visto fra molti anni a ricordare i tempi in cui andare da casa all’università era un viaggio di un’ora attraverso i meandri della città.
Ma al popolo?
In ogni caso, ieri ho installato SimCity 4 Deluxe Edition e mi sono messo a progettare la mia città. Manco a dirlo, avrà un sistema di trasporto pubblico efficientissimo.

DIVAGAZIONI LETTERARIE
In queste ultime settimane ho anche fatto leggere in giro un po’ di roba scritta da me. Se escludiamo le opere giovanili (ormai introvabili e fuori commercio) e i blog, si è trattato del mio esordio presso un pubblico. È stato piuttosto incoraggiante, e anche utile per capire quali sono i punti di forza e quelli di debolezza del mio stile.
Ora mi trovo in una fase decisamente positiva. Sto svolgendo la fase di ricerca per il mio prossimo progetto a lungo termine, un romanzo che conto di cominciare a breve. Ma non escludo di intervallarlo con racconti e partecipazioni a concorsi. È dura la vita dell’aspirante scrittore…
Però è bello sentirsi parte (in un modo o nell’altro) di un movimento letterario geograficamente localizzato. Chissà come ci chiameranno… New Wave Pontina? I figli della Bonifica? I figli di Pennacchi? (no, dai)
 
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