sabato 19 maggio 2012

IL CUORE DI UNA TENEBRA IMMENSA

ULTERIORI MOTIVI PER DERIDERMI
Ho letto Cuore di tenebra di Joseph Conrad e mi è piaciuto molto. Era da tempo che volevo leggerlo, ma poi finiva sempre che andavo in libreria, sceglievo un’edizione (lo pubblicano praticamente tutti i principali editori italiani), lo sfogliavo, ma non mi decidevo a comprarlo.

Alla fine ce l’ho fatta, e non me ne sono affatto pentito. Non è un libro facile da leggere, ma se riuscite a sopportarne lo stile un po’ verboso siete a cavallo. Perché dico che ha uno stile verboso, Gian Maria? Perché a volte Conrad si fa prendere un po’ troppo la mano, si perde in lungaggini evitabili che nulla aggiungono al testo, e a volte finisce con lo smarrire il filo del discorso. Nella postfazione all’edizione dei Classici Mondadori che ho letto viene citata una recensione di H. G. Wells a un’altra opera di Conrad, che io sposo in pieno: “Mr Conrad è verboso; la sua storia non è tanto raccontata, quanto intravista attraverso una foschia di frasi. Deve ancora imparare la metà più importante della sua arte: l’arte di non scrivere le cose”. Ecco, io non sono un maestro della scrittura, e per di più di Conrad ho letto solo questo libro (ma voglio esplorarlo meglio), però con Cuore di tenebra ho provato esattamente la stessa cosa.

Da come scrivo sembra che il libro non mi sia piaciuto, e invece l’ho apprezzato tantissimo. Sono contento di averlo letto, e soprattutto di averlo letto in questo periodo. Sto scrivendo un libro (non molto in questo periodo, per la verità) che ha più di un punto in comune con il romanzo di Conrad, per cui ho trovato una certa sintonia di pensiero nel leggere quelle pagine. Ho anche individuato, in Cuore di tenebra, quella che potrebbe essere la citazione d’apertura del mio romanzo. Questo perché io credo che valga la pena scrivere e pubblicare un libro anche soltanto per metterci una citazione all’inizio.

Sapete, io sono un feticista delle citazioni: se apro un libro e non ne trovo una nelle prime pagine, mi insospettisco. Eppure sono tanti, troppi, i volumi orfani di una bella frase – famosa o sconosciuta, non importa – che introduca al testo, che faccia capire in qualche modo di cosa si andrà a parlare. Ho anche un sviluppato un certo giudizio critico nel corso degli anni. Non mi piacciono quei libri che hanno tre o quattro citazioni diverse, anche se brevi; le citazioni non devono essere troppo lunghe, ma aggirarsi intorno all’ordine delle tre-quattro righe massimo; le migliori, tuttavia, sono quelle brevi e fulminanti. Poi ci sono quei libri – soprattutto saggi, ma non solo – che hanno una citazione all’inizio di ogni capitolo: ecco, questo lo trovo un po’ stucchevole, anche se c’è almeno un’eccezione rilevante (Capitolo 1 de La tempesta perfetta di Sebastian Junger, citazione da brividi: “Non è pesce quello che state comprando: sono vite di uomini”, Walter Scott, L’antiquario. Se avete letto il libro o visto il film omonimo la capirete per bene). Ultimamente, inoltre, stanno prendendo piede le citazioni da film: è un fenomeno che devo ancora studiare per bene, quindi non mi pronuncio; a volte le ho trovate azzeccate, altre mi hanno lasciato indifferente.

Insomma, viva le citazioni all’inizio dei libri! E, per quanto mi riguarda, un discorso analogo vale anche per le dediche, le prefazioni e le postfazioni. Sono un fan del paratesto letterario, lo ammetto…

VARIE ED EVENTUALI
Le ultime due settimane mi sono sembrate lunghe un secolo. Sarà colpa di Facebook? No, ma mi sono capitate tante cose e alla fine il tempo sembra essere passato più lentamente.

Tra le varie cose, sono entrato in possesso del primo libro con il mio nome stampato dentro. Mmm, ora che ci penso non è proprio il primo… Diciamo il primo libro in vendita, ecco, con il mio nome scritto dentro. Ho curato la scheda del film Up per questa antologia monotematica, nata da un lavoro fatto all’interno dell’università (e con il patrocinio della Chiesa, come noterete se spulciate un po’). Tranquilli, l’ho fatto gratis: non è pubblicità, non dovete comprare niente.

I miei primi dieci giorni di Facebook sono scivolati via tranquillamente. Mi connetto poco, ma non mi perdo molto: è il vantaggio di avere ancora pochi amici. Ho pubblicato alcune cose, ed è andata bene: sono soddisfatto. A volte, però, vorrei intervenire in alcuni dialoghi, o anche solo mettere un “mi piace”, ma poi non lo faccio per discrezione: è come se, in un botta e risposta tra due persone sull’argomento x, io non mi sentissi autorizzato ad intervenire. Mi chiedo se sono io ad essere troppo polite o se è solo una sindrome da novellini.

Per il resto, sono ancora in attesa di capire cosa farò da qui a poco, ma aspetto fiducioso.

mercoledì 9 maggio 2012

L'INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI

Negli ultimi tempi sono successe diverse cose interessanti e impreviste. La prima – e di gran lunga la più importante – è che, per la prima volta in vita mia, ho votato lo schieramento vincente in una consultazione elettorale.
Come i principali media di informazione vi avranno comunicato (con articoli o servizi tutti uguali), a San Felice Circeo è stato eletto sindaco il presidente del Coni, Gianni Petrucci, candidato con una lista civica. Per il paese è una svolta storica, che pone fine a diciassette anni di governo clientelare e criminale del centro-destra. San Felice ha delle potenzialità pazzesche che aspettano solo di essere valorizzate: la speranza è che la nuova amministrazione possa farcela, anche perché peggio di così la città difficilmente può essere amministrata.
La cosa più bella è stata vedere la gente – tanta gente – scendere in piazza per festeggiare. Come qualcuno ha notato, c’era un clima di liberazione: è stata una cosa spontanea, nata dal basso, che non è stato possibile frenare, fino al gran comizio nella piazza del centro storico. Giovani e vecchi, tutti insieme a festeggiare. Vi giuro, è stato commovente.
Piccola nota personale: mio padre, candidato consigliere nella stessa lista, è risultato il primo degli eletti per numero di voti, e ieri è stato nominato vice-sindaco. Per lui, all’opposizione da diciassette anni, è una bella rivincita.

C’è poi la notizia della settimana, anch’essa adeguatamente coperta da tutti i media: ieri sera mi sono iscritto a Facebook. Se dovessi riassumere in breve le motivazioni che mi hanno portato a questo gesto estremo direi che è stato semplicemente inevitabile, ma la verità è che c’è stato un insieme di concause.

Pochi giorni fa ho ricevuto una telefonata, cui stamattina è seguito un colloquio: non voglio chiamarlo colloquio di lavoro – perché non mi hanno offerto un lavoro – ma è stato comunque il primo colloquio della mia vita, una cosa da far tremare un po’ le gambe. Non so come andrà a finire – devo valutare alcune cose – ma l’azienda che mi ha proposto lo stage si occupa di comunicazione, e soprattutto di social network. Di fronte a questa possibilità mi sono detto: “Forse è il caso che io ne sappia di più”. E non solo per questo impiego in particolare: è molto probabile che in un futuro ipotetico lavoro mi sia richiesta la conoscenza dei social network (ho – avrò – una laurea in scienze della comunicazione in tasca). Quindi, come ho sempre pensato, alla fine il lavoro mi avrebbe portato a Facebook.

C’è dell’altro. La cosa che più mi piace di Facebook è la possibilità di mantenere i contatti con tutti i miei amici attraverso un solo strumento. È un po’ il principio di quell’articolo di Wired di cui parlavo un po’ di post fa: ora potrò comunicare con i miei amici dell’università, con quelli dei blog e con alcuni parenti in modo più semplice. Su questo Facebook è imbattibile, c’è poco da fare. Ora che ho finito l’università rischio di perdere i contatti con molti amici, senza contare che sento meno di quanto vorrei gente epica tipo il Cavicca, Jacopo, Francescooh, Livio, Andrea Maria, Stefano, Matteo (lui lo sento su Skype, anche se a volte latito). Spero che in questo modo le cose vadano meglio.

Un’altra cosa che mi piace di Facebook è la possibilità di condividere determinate cose. Ad esempio la musica: spesso, ascoltando delle canzoni molto indie su YouTube, ho sentito la voglia di portarle all’attenzione dei miei amici, sottraendole agli angoli polverosi di Internet per farvele conoscere. Qualche volta le ho linkate sul blog, ma il pubblico dei blog è quello che è; e poi ho come l’impressione che il pulsante “Mi piace” abbia un fascino tutto suo. Lo stesso dicasi per i trailer dei film, o per i commenti lampo sui libri che leggo: insomma, condividere cose sensate, non i test attitudinali o gli epic fail o i fumetti dei calciatori, come fa la maggior parte della gente (ma questo non è un problema di Facebook. Dite che sono troppo snob? Comunque, a scanso di equivoci, i video di Maccio Capatonda rientrano nella categoria delle cose sensate).

Altro elemento che mi ha convinto: la possibilità di “abbonarmi” ai siti che frequento di più per ricevere i loro aggiornamenti. Facebook ha ammazzato la pagina dei segnalibri? Non credo, ma è comodo ricevere in uno stesso luogo le notifiche più importanti (compiti per casa: riflettere sull’uso quotidiano della parola “notifica” prima e dopo la diffusione di Facebook).

Aò e poi sì: volevo mettere “Fidanzato ufficialmente con Valeria Rasi”. Così ‘a gggente ‘a smette de spizzà ‘a ragazza mia, vabbè?

Oh, il rovescio della medaglia c’è sempre. Prima di iscrivermi mi sono sciroppato tutte la pagine sulla privacy del sito: certo, un Romanzo? è più avvincente, ma è stata comunque una lettura istruttiva. Facebook si riserva il diritto di usare a propria discrezione foto e video uploadati sul sito (ma tanto ci sono già gli altri che mettono le mie, quindi…), ma almeno ora è prevista un’opzione (un po’ infrattata) per cancellare definitivamente l’account. E poi ho impostato le opzioni privacy a livelli da CIA, il che non guasta.

Ho già rifiutato diverse amicizie, e credo che continuerò a farlo. Non voglio riempirmi la bacheca di roba, e avere un numero controllabile di amici è il modo migliore per farlo. Esplorerò la funzione “Amici più stretti” (che mi sembra una svolta). Mi piacerebbe che i miei amici di Facebook fossero o amici della vita reale, o persone con cui parlo, o persone con cui ho parlato in passato e mi ha fatto piacere; insomma, persone con cui ho qualcosa a che fare.

Riuscirò a tener fede a tutti i miei buoni propositi? Riuscirò ad usare Facebook con moderazione e coscienza? Riuscirò a non farmi i fatti degli altri? Mah, chissà. Buttate un occhio sulla mia bacheca di tanto in tanto. Ma so già che lo farete.

“Ci vediamo su Facebook stasera?” “Sì, te ce vedi te e i tre quarti della palazzina tua” (questa citazione era necessaria)
 
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