mercoledì 28 marzo 2012

ALL'INSEGNA DEL PULEDRO IMPENNATO

Domenica ho finalmente rivisto Jacopo. Sono stato a casa sua, a Sabaudia, una casa che mi è sempre piaciuta molto e di cui apprezzo le costanti migliorie (tipo la nuova cucina o i nuovi mobili del salotto, ma le nuove porte mi erano sfuggite).
Jacopo mi accoglie con un orecchino nuovo (e geniale) e occhiali che mi ricordano quelli di un gay americano che ho conosciuto (questo non gliel’ho detto, però). Ci mettiamo in camera sua, spoglia ormai dei poster di Star Wars e Le due torri, così come di quel cartonato pubblicitario di Matrix che venne rubato da un negozio a Campobasso (ecco, adesso lo sapete tutti). Però la camera di Jacopo è sempre molto alla Jacopo, e questo è l’importante: infatti mi accoglie con una riproduzione in scala di Toruk, direttamente dal film Avatar, che si è costruito da solo con una scatola di scarpe, colla vinavil e un paio di cerniere. A questo punto spero si realizzi il musical in cantiere qualche tempo fa, anche perché non vedo l’ora di vedere il Balestra nei panni del generale. La cosa più invidiabile in assoluto della stanza di Jacopo, comunque, è lo schermo pazzesco cui è collegato il portatile: una cosa incredibile, davvero, verrebbe voglia di portarselo via sotto braccio (lo schermo, non Jacopo).
Cominciamo a parlare del più e del meno, dei destini degli amici (Matteo, Andrea, Stefano, Francescooh, Livio, Tiziano) e delle nostre attività attuali. Attraverso Facebook entriamo nel monolocale parigino più noto e amato, e ci facciamo un po’ i cavoli degli altri; poi ci leggiamo estratti del novello blog di Francescooh, e ci inchiniamo davanti alla sua genialità nel descrivere i tappeti del Louvre.
Arriva il momento della merenda, come sempre uno dei più attesi. Rimedio un’ottima torta tipo ciambellone, ma un po’ rimpiango le buone vecchie mousse al cioccolato del Maxi-Sidis. A quel punto Jacopo mi informa del fatto che è entrato in possesso di una vecchia videocamera a minicassette, e un’idea si accende nella mia mente: forse, dopo tanti anni, potrei finalmente rivedere…ma no, ne parlerò soltanto se il progetto si realizzerà. In compenso Jacopo mi chiede se ho ancora i nostri vecchi video, compresi “il torrone morbido… alla faccia!” e “teng i gatti”, e io rispondo che sì, ce li ho, te li porterò.
Ci sediamo in salone a parlare con la mamma e la nonna di Jacopo, mentre sullo schermo della tv scorrono le immagini di un film di Asterix. Si parla del valore letterario di Zafòn (per me alto, per loro quasi inesistente), del mio futuro brillante e luminoso come autore di best seller, di Jacopo che diventerà un regista perché io gli finanzierò i film (non mi è ben chiaro questo ultimo passaggio).
Ed è lì che accade l’imprevedibile. Silvia (la mamma di Jacopo, ndr) dice: “Ma vi ricordate di quando registravate in camera quello spettacolo musicale? E di quando giravate quei video?”. Annuiamo e ricordiamo. Poi Jacopo si illumina: “Luì, giriamo un altro video!” “Eh? Ma sei sicuro?” “Sì. Un video sul Signore degli anelli!”
Il resto è storia: la scelta ricade sulla sequenza di “All’insegna del puledro impennato”, quella in cui Pipino sputtana Frodo al bancone della locanda e Frodo, per fermarlo, si infila l’anello; al che giunge Aragorn che sentenzia: “Fa un po’ troppo rumore, signor Sottocolle” (raccontata così sembra una commedia all’italiana). Una scena già immortalata per sempre in due precedenti video, ambientati in camera di Jacopo e dagli esiti stupefacenti (in più di un senso): il primo databile all’incirca settembre 2005, il secondo settembre 2007 (feat. Il Rocca; alla fine di quel video mi si vede uscire da un parcheggio mettendo la freccia, cosa che si fa solo all’esame della patente). Ieri li ho rivisti, e l’evoluzione delle nostre acconciature mi ha fatto scapigliare.
Dopo un momento di panico (non si trovava l’Anello, ma poi abbiamo scoperto che era lì dove ci saremmo aspettati di trovarlo), facciamo “un tuffo nel passato”: una remake abbastanza fedele dei precedenti video, con aggiunta di inquadrature inedite mai viste prima (un director’s cut, insomma). Spero vivamente che Jacopo tenga fede al suo impegno e monti il video quanto prima, perché stavolta abbiamo adottato delle soluzioni visive inedite. Vi dico solo che, grazie a un complesso gioco ottico, siamo riusciti a riproporre in maniera fedele le diverse stature dei due personaggi coinvolti. Non mi stupirei se venissimo entrambi candidati all’Oscar per gli effetti speciali l’anno prossimo.
Ma ormai si avvicinava la fine del pomeriggio, e dovetti salutare tutti. Jacopo mi accompagna giù per spostare la sua macchina, parcheggiata praticamente su un incrocio. Mentre scendiamo le scale del palazzo facciamo un incontro soprannaturale, un incontro che dovrò inserire in un mio romanzo prima o poi: il generale (o tenente o sergente) dei gatti.
Alla fine giungiamo alle macchina, sono le 19 passate ma è il primo giorno di ora legale e quindi c’è la luce tipica (ed epica) del crepuscolo. “Oh Jà, è stato un bel pomeriggio. Divertente, no?” dico io. “Un pomeriggio come ai vecchi tempi” sintetizza mirabilmente lui. Già, i vecchi tempi.
Jà (inteso come abbreviazione di Jacopo, e non come esclamazione tipica della lingua di Cavicca), spero che tu legga questo post. Tranquillo: nel prossimo weekend ti porto i video con i pupazzetti del Signore degli Anelli.

domenica 18 marzo 2012

ARIA DI PRIMAVERA

È arrivato quel periodo dell’anno in cui l’aria è profumata. Se apro la finestra della mia stanza vengo assalito da una zaffata di vento primaverile. E in questo momento anche dai fumi del barbecue del vicino di casa, per la verità. Il profumo della primavera mi ricorda sempre i lunghi pomeriggi della mia infanzia passati in giardino a fantasticare. Per qualche strano motivo mi viene anche da pensare a un improbabile gioco di strategia cartaceo basato su Star Wars che ci inventammo io e Cavicca: strane cose le associazioni della mente.

Beh, io sono stato fortunato ad avere la possibilità di fantasticare in giardino da bambino. Se conservassi anche solo metà della fantasia che avevo allora, scrivere sarebbe molto più facile. Però in qualche modo riesco comunque a cavarmela: ci sono giorni in cui quello in cui scrivo mi esalta, altri in cui mi sembra fin troppo banale. Ci sono poi dei giorni in cui, non sapendo bene come andare avanti nel romanzo, mi metto a inventare il background dei vari personaggi: fino a che mi rendo conto che, per andare avanti, molto spesso devo sapere proprio cosa è successo prima a questi personaggi di fantasia che io stesso ho creato. Pazzesco, eppure molto affascinante. Dopotutto, secondo me, sono due gli elementi fondamentali che rendono grande un romanzo (o un film): i personaggi epici e i dialoghi epocali. Questo non vuol dire che quello che scrivo rispecchi questi criteri: diciamo che ci provo.

In questo periodo ho anche cominciato la mia seconda e ultima tesi di laurea. Certo, l’argomento non è esaltante quanto quello della prima, ma comunque credo di aver trovato un oggetto di studio particolare, abbastanza sconosciuto, ma allo stesso tempo con buone prospettive di sviluppo. E soprattutto legato al cinema, cosa da non sottovalutare. Ora come ora sono alle prese con la lettura dei vari materiali che ho recuperato, e mi divido tra San Felice e puntate settimanali a Roma.

Mi ha fatto piacere ascoltare dopo tanto tempo la voce di Cavicca, in una telefonata che rimarrà nella storia (e che gli sarà costata pure un sacco di soldi). Devo ammettere che mi mancano le uscite romane con lui, soprattutto quelle in cui mi porta in locali esotici costosissimi. No, davvero: sono stato contento che si sia quasi commosso per un mio post, e spero di vederlo al più presto (anche se so già che prima di giugno non se ne parla).
Mi piacerebbe vedere live anche il Rocca, con cui però almeno mi tengo in contatto via Skype. Chissà se scende a Pasqua (ma tanto io sarò in Sicilia). Chissà se ancora scrive libri nel suo appartamento parigino. Chissà.
Spero anche di vedere Jacopo: sono settimane che ci proviamo, ma ci sono sempre dei contrattempi. E prima o poi bisognerà pure che riveda il buon Francescooh.
Oh, ieri sera ho incontrato al Berimbau Jimmy Cuffietta: si è informato sulle vite di tutti voi. Che buffo individuo, Jimmy Cuffietta.

In qualche modo sono capitato ad ascoltare Book of stories dei The Drums: bella, anzi molto bella, ma ascolta questa avete ascoltato tutta la loro discografia. So’ tutte uguali le canzoni, davvero.

Vabbé, un post interlocutorio per colmare il vuoto che si era creato da troppe settimane. Ciao!

 
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