Domenica ho finalmente
rivisto Jacopo. Sono stato a casa sua, a Sabaudia, una casa che mi è sempre
piaciuta molto e di cui apprezzo le costanti migliorie (tipo la nuova cucina o
i nuovi mobili del salotto, ma le nuove porte mi erano sfuggite).
Jacopo mi accoglie con
un orecchino nuovo (e geniale) e occhiali che mi ricordano quelli di un gay
americano che ho conosciuto (questo non gliel’ho detto, però). Ci mettiamo in camera sua, spoglia ormai dei poster di Star Wars e Le due torri, così
come di quel cartonato pubblicitario di Matrix che venne rubato da un negozio a
Campobasso (ecco, adesso lo sapete tutti). Però la camera di Jacopo è sempre
molto alla Jacopo, e questo è l’importante: infatti mi accoglie con una
riproduzione in scala di Toruk, direttamente dal film Avatar, che si è
costruito da solo con una scatola di scarpe, colla vinavil e un paio di
cerniere. A questo punto spero si realizzi il musical in cantiere qualche tempo
fa, anche perché non vedo l’ora di vedere il Balestra nei panni del generale. La
cosa più invidiabile in assoluto della stanza di Jacopo, comunque, è lo schermo
pazzesco cui è collegato il portatile: una cosa incredibile, davvero, verrebbe
voglia di portarselo via sotto braccio (lo schermo, non Jacopo).
Cominciamo a parlare
del più e del meno, dei destini degli amici (Matteo, Andrea, Stefano,
Francescooh, Livio, Tiziano) e delle nostre attività attuali. Attraverso
Facebook entriamo nel monolocale parigino più noto e amato, e ci facciamo un po’
i cavoli degli altri; poi ci leggiamo estratti del novello blog di Francescooh,
e ci inchiniamo davanti alla sua genialità nel descrivere i tappeti del Louvre.
Arriva il momento
della merenda, come sempre uno dei più attesi. Rimedio un’ottima torta tipo ciambellone, ma
un po’ rimpiango le buone vecchie mousse al cioccolato del Maxi-Sidis. A quel
punto Jacopo mi informa del fatto che è entrato in possesso di una vecchia videocamera
a minicassette, e un’idea si accende nella mia mente: forse, dopo tanti anni,
potrei finalmente rivedere…ma no, ne parlerò soltanto se il progetto si
realizzerà. In compenso Jacopo mi chiede se ho ancora i nostri vecchi video,
compresi “il torrone morbido… alla faccia!” e “teng i gatti”, e io rispondo che
sì, ce li ho, te li porterò.
Ci sediamo in salone a
parlare con la mamma e la nonna di Jacopo, mentre sullo schermo della tv
scorrono le immagini di un film di Asterix. Si parla del valore letterario di
Zafòn (per me alto, per loro quasi inesistente), del mio futuro brillante e
luminoso come autore di best seller, di Jacopo che diventerà un regista perché
io gli finanzierò i film (non mi è ben chiaro questo ultimo passaggio).
Ed è lì che accade l’imprevedibile.
Silvia (la mamma di Jacopo, ndr) dice: “Ma vi ricordate di quando registravate
in camera quello spettacolo musicale? E di quando giravate quei video?”.
Annuiamo e ricordiamo. Poi Jacopo si illumina: “Luì, giriamo un altro video!” “Eh?
Ma sei sicuro?” “Sì. Un video sul Signore degli anelli!”
Il resto è storia: la
scelta ricade sulla sequenza di “All’insegna del puledro impennato”, quella in
cui Pipino sputtana Frodo al bancone della locanda e Frodo, per fermarlo, si
infila l’anello; al che giunge Aragorn che sentenzia: “Fa un po’ troppo rumore,
signor Sottocolle” (raccontata così sembra una commedia all’italiana). Una
scena già immortalata per sempre in due precedenti video, ambientati in camera
di Jacopo e dagli esiti stupefacenti (in più di un senso): il primo databile
all’incirca settembre 2005, il secondo settembre 2007 (feat. Il Rocca; alla
fine di quel video mi si vede uscire da un parcheggio mettendo la freccia, cosa
che si fa solo all’esame della patente). Ieri li ho rivisti, e l’evoluzione
delle nostre acconciature mi ha fatto scapigliare.
Dopo un momento di
panico (non si trovava l’Anello, ma poi abbiamo scoperto che era lì dove ci
saremmo aspettati di trovarlo), facciamo “un tuffo nel passato”: una remake
abbastanza fedele dei precedenti video, con aggiunta di inquadrature inedite
mai viste prima (un director’s cut, insomma). Spero vivamente che Jacopo
tenga fede al suo impegno e monti il video quanto prima, perché
stavolta abbiamo adottato delle soluzioni visive inedite. Vi dico solo che,
grazie a un complesso gioco ottico, siamo riusciti a riproporre in maniera
fedele le diverse stature dei due personaggi coinvolti. Non mi stupirei se
venissimo entrambi candidati all’Oscar per gli effetti speciali l’anno prossimo.
Ma ormai si avvicinava
la fine del pomeriggio, e dovetti salutare tutti. Jacopo mi accompagna giù per
spostare la sua macchina, parcheggiata praticamente su un incrocio. Mentre scendiamo
le scale del palazzo facciamo un incontro soprannaturale, un incontro che dovrò
inserire in un mio romanzo prima o poi: il generale (o tenente o sergente) dei
gatti.
Alla fine giungiamo
alle macchina, sono le 19 passate ma è il primo giorno di ora legale e quindi c’è
la luce tipica (ed epica) del crepuscolo. “Oh Jà, è stato un bel pomeriggio.
Divertente, no?” dico io. “Un pomeriggio come ai vecchi tempi” sintetizza
mirabilmente lui. Già, i vecchi tempi.
Jà (inteso come
abbreviazione di Jacopo, e non come esclamazione tipica della lingua di
Cavicca), spero che tu legga questo post. Tranquillo: nel prossimo weekend ti
porto i video con i pupazzetti del Signore degli Anelli.
