Il mio ritorno a Roma, avvenuto ieri, è coinciso con il mio grande ritorno su Msn, da cui mancavo da diversi mesi. Come? Eh? Emmesseche?
Ormai uso Msn soltanto per un motivo, o meglio per una persona: quando torno a casa la sera mi sento con Valeria in chat, dal momento che con la pennetta 3 che uso a Roma non mi posso permettere Skype. Non è che mi interessa parlare con altra gente, in realtà, quindi non mi lamento; però anche volendo la mia scelta sarebbe obbligata: praticamente lei è l’unico contatto in linea che mi ritrovo. Qualche volta – ma raramente, e solo per qualche secondo – si connette qualcun altro: ma si tratta di eccezioni piuttosto irrilevanti.
Io ho una sessantina di contatti (un tempo ero sulla novantina, poi ho effettuato un’epurazione di massa), eppure tutti loro sembrano aver abbandonato Msn. Ieri scorrevo la lista, cercando di risalire all’ultima volta che avevo visto in linea la tal persona, o addirittura all’ultima volta che ci avevo parlato. In entrambi i casi, il periodo di tempo era misurabile in mesi; ma per qualche mio contatto credo si possa anche parlare di anni.
So che sto dicendo una cosa banale, perché molti dei miei amici mi dicono la stessa cosa, però le cose stanno proprio così: Msn sta morendo. E a me dispiace tantissimo, perché per un periodo della mia vita (ultimi due anni di liceo/primi due di università, più o meno) è stato il principale strumento di comunicazione con i miei coetanei, forse il primo vero social network della storia. Pensateci un attimo: quando avete cominciato ad usarlo? Io, personalmente, mi iscrissi nel 2006: dopo alcune reiterate richieste da parte di Perroni alla fine capitolai. All’inizio avevo tre contatti: Andrea, Fratta e Jacopo, cui si aggiunse dopo un paio di mesi (più o meno intorno al suo compleanno, se non erro) Matteo il Rocca. Erano anche i primi tempi che avevo una connessione Internet, ed ero talmente inesperto che arrivai a porre al Fratta la seguente, storica domanda: “Ma per usare Msn devo stare collegato ad Internet?”
Sembra una vita fa, eppure sono passati “solo” cinque anni. Oggi chi usa Msn è considerato un dinosauro, una specie di bizzarra anomalia temporale: Facebook lo ha rimpiazzato in tutto e per tutto, spazzandolo via dalla galassia cybernetica. Ho incontrato gente che non ricorda più la password per Msn, e che mi ha detto che non gli serve più a nulla, “tanto c’è Facebook”. Questo mi fa nascere nella mente una riflessione, anch’essa piuttosto banale: non vi sembra che la tecnologia avanzi ad un ritmo troppo veloce? Non sto dicendo che sono contro lo sviluppo tecnologico (per carità!), ma solo che le novità si susseguono l’una dopo l’altra senza darci il tempo di abituarci. Quando ero piccolo io mi vedevo le cassette su Vhs, che esistevano già da una decina d’anni; il lettore Dvd, invece, è durato meno di un decennio, subito superato dalla tecnologia Blu-Ray. Stessa cosa nel mondo di Internet: la vicenda di Msn è emblematica da questo punto di vista.
Forse aveva ragione quel video che prendeva in giro Facebook, quando diceva “Non faccio in tempo ad imparà a usà MySpace che subito me dicono de farme Facebook”. Negli ultimi mesi abbiamo assistito all’avvento di Google+, un nuovo social network destinato ad ingaggiare una dura lotta con Facebook nei prossimi tempi. Matteo mi ha invitato su Google+ quando ancora era elitario, eppure io sono tuttora indeciso se farmelo: da un lato mi affascina, visto che lima molti difetti di Facebook, dall’altro non ne sento un reale bisogno, non avverto la necessità di entrare nel magico mondo dei social network. Boh, forse alla fine lo proverò e poi, se non mi piacerà, mi cancellerò (definitivamente, visto che lì, a differenza di Facebook, è consentito).
Ora come ora, questa nuova battaglia a colpi di socialqualcosa mi sembra avere solo due effetti: il copia-incolla di caratteristiche tra i due colossi, messo in pratica soprattutto da Facebook in reazione al nuovo nemico; e il proliferare di nuove funzioni più o meno rivoluzionarie e utili, create al solo scopo di restare vivi e competitivi nel settore (quelle annunciate recentemente da Facebook, francamente, mi fanno rabbrividire; e condivido – termine che va di moda – uno dei commenti all’articolo che vi ho linkato: “La più grande operazione di schedatura volontaria di massa”).
Vabbè, questo è uno di quei soliti posti in cui mi atteggio senza motivo a gran conoscitore dei media digitali, e in cui risulto vagamente snob. Ve lo alleggerisco nel finale: il titolo del post (e il suo contenuto in realtà) mi sono stati ispirati da una canzone contenuta nell’ultimo album di Daniele Silvestri, intitolata La chatta. Ascoltatela: vi strapperà una risata, ma vi farà anche pensare a come corrono i nostri tempi.
