venerdì 10 febbraio 2012

POST CHE ATTENDEVO DI SCRIVERE DA TEMPO

Tutti voi sapete fin troppo bene che io sono un grande appassionato di cinema, e questo vi ha portato ad essere di volta in volta le cavie predilette delle mie ridicole recensioni, i testimoni increduli di frasi come “il mio direttore della fotografia preferito è Janusz Kaminski” e le vittime impotenti di lunghe discussioni su aspetti tanto tecnici quanto minuziosi. Pochissimi di voi, però, sanno come questa passione è nata. È giunto il momento di raccontarvelo.

In realtà sarebbe quantomeno banale ridurre il tutto ad un’unica causa. Sono convinto che, se ci pensassi più di due minuti, troverei diverse motivazioni che mi hanno portato ad essere quello che sono: il fatto che i miei genitori siano a loro volta appassionati di cinema, per esempio, così come la presenza costante del Dizionario dei Film di Paolo Mereghetti in casa mia sin dall’edizione 1997. Tutte concause che, accumulandosi, hanno sortito il loro effetto. C’è però un fatto che, più di tutti gli altri, mi ha fatto appassionare al cinema. E non solo: mi ha fatto appassionare anche a un certo modo di fare cinema, che come un grimaldello (questa parola mi ricorda un mio sogno davvero improbabile. Un giorno dovrò raccontarvi anche dei miei sogni) ha scassinato l’intero forziere, facendomi capire cos’è veramente il cinema.

Ricordate il 1999? Se penso a quell’anno mi vengono in mente cose molto diverse tra loro: il viaggio a Imola e dintorni con i miei, gli esami di quinta elementare (portai la poesia A Zacinto, tuttora l’unica che conosco a memoria), la paura oserei dire medioevale per la fine del millennio (che avrebbe portato il temuto Millennium Bug). E poi mi ricordo sicuramente lo Specchio della Stampa. Lo Specchio della Stampa?
In quel tempo mio padre comprava ogni settimana questo magazine d’attualità allegato al quotidiano La Stampa. Il giornale girava un po’ per casa per qualche giorno, poi finiva sulla libreria insieme agli altri numeri che lo avevano preceduto. Ancora oggi un intero scaffale della libreria di mio padre è adibito a questa particolare collezione: oltre duecento numeri, dal 1996 (anno di nascita della rivista) fino a quando smise di comprarlo (intorno al 2000 credo). Se vi metteste a controllare numero dopo numero, però, vi accorgereste che ne manca uno: non è un errore o una dimenticanza, è solo che quel numero lo conservo io nella mia libreria; da dove infatti l’ho appena preso, con la copertina logorata e più di qualche orecchia ai lati, ma ancora intatto e patinato.
Il numero in questione è il 175, del 29 maggio 1999. Gli articoli principali erano sul decennale della strage di Piazza Tienanmen, sull’ecosistema bosco, sul business del divorzio e su un romanzo in uscita avente per protagonista Annibale. Ma la copertina e ben quattro articoli erano dedicati ad uno degli eventi cinematografici dell’anno: l’uscita di Star Wars – Episodio I: La minaccia fantasma.

Con una notevole perizia filologica sono riuscito a datare il mio primo incontro con un film della saga di Guerre Stellari: fu un 31 dicembre, non ricordo se nel 1996 o nel 1997. Davano in tv l’Episodio IV, in seguito noto come Una nuova speranza, e mentre gli adulti cenavano io mi vidi questo film di fantascienza. Ricordo con consapevolezza soltanto una scena di quella visione: il ritorno di Luke alla casa distrutta degli zii, e la vista dei loro cadaveri carbonizzati (la cosa mi inquietò non poco).
Poi, probabilmente nel corso del ’98, vidi l’intera “trilogia classica”: il Padrino™ mi regalò il cofanetto con l’edizione speciale in Vhs dei film. Di queste visioni ho un altro ricordo preciso: io che guardo i film in salotto, la sera, mentre nel frattempo finisco di fare i compiti di geografia (ci facevano ricopiare le mappe fisiche e politiche).
Tutto questo per dire che io già conoscevo Star Wars quando apparve quel famoso articolo su Specchio, però fino a quel momento la cosa non aveva avuto poi tanta importanza. In ogni caso mio padre mi fece vedere il numero, con Yoda in copertina e il titolo in grande “La forza sia con voi” (sottotitolo: “il ritorno di guerre stellari”), ed io lessi i quattro articoli. Fu lì che cominciai a capire che il fenomeno aveva dimensioni molto maggiori di quanto avevo immaginato fino ad allora.

L’incipit del primo articolo mi colpì talmente tanto che lo ricordo ancora quasi a memoria (per la serie: gli inutili dettagli che conserva la mia mente). “Stellari o banali? Tavanata galattica o summa del pensiero moderno? Poema epico di incomparabile profondità oppure baraccone commerciale per acchiappare il pubblico più scemo? Specchio è andato a vedere La minaccia fantasma. E non riesce a decidersi. Per questo vi propone un articolo a due facce: dove la Forza incontra il suo Lato Oscuro”. Ma era quello che seguiva dopo che mi sconvolse: otto pagine occupate da altrettanti primi piani dei personaggi del film, tutti alieni fatta eccezione per Ewan McGregor e Liam Neeson. Raramente avevo visto qualcosa di così impressionante e sconvolgente. L’articolo si sviluppava poi, come annunciato, su due binari paralleli: da un lato la saga veniva esaltata (era paragonata alla grande letteratura, all’epica e alla Bibbia), dall’altro distrutta (con trovate divertenti: i film erano definiti una soap opera, la spada laser era etichettata come “una specie di torcia Beghelli che si accende quando la fantasia di Lucas piomba nel buio”, mentre Dart Vader diventava “un asmatico con problemi di deambulazione”).
Dopo un’intervista a Natalie Portman e una a Ewan McGregor arrivava il pezzo forte, ciò che mi ha fatto conservare per una vita quel giornale. Un doppio foglio ripiegato (non so spiegarlo in altro modo) si apriva ed offriva da un lato una mappa dei pianeti su cui si svolgeva il film, dall’altro la genealogia dei personaggi, con delle linee che indicavano i rapporti che intercorrevano tra di essi. Detto così fa ridere un sacco, lo so, ma io in quei momenti mi rendevo conto che avevo a che fare con qualcosa di – lasciatemelo dire – epico. E tutto era nato dal cinema, e in qualche modo al cinema stava tornando. Nella mia breve esperienza, non avevo mai visto niente di simile.

In Italia, La minaccia fantasma arrivò soltanto nel mese di settembre del 1999. Io lo andai a vedere pochi giorni dopo l’uscita, al cinema Traiano di Terracina. Vorrei poter avere le parole adatte per descrivere quello che provai durante lo spettacolo. Episodio I fu il primo film-non-a-cartone-animato che vidi al cinema in vita mia (se si escludono Space Jam e qualche filmetto che ci portarono a vedere con la scuola alle elementari); fu anche il primo film che vidi in un cinema serio (il Traiano è tuttora una bomba, peccato la concorrenza lo abbia messo in ginocchio), e ovviamente il primo film con impiego massiccio di effetti speciali. Un cocktail micidiale, soprattutto se somministrato a un bambino di dieci anni.
Il risultato – piuttosto scontato – fu che mi appassionai oltre qualsiasi logica alla saga di Guerre Stellari. Ma non solo. Per la prima volta in vita mia avevo scoperto la grande forza del cinema: quella di dare vita ai sogni. Per mesi, in un epoca precedente all’avvento di Internet, avevo fantasticato sulle poche immagini del film che avevo a disposizione – quelle di Specchio – cercando di immaginare come sarebbe stato vederle in movimento, ipotizzando gli sviluppi della trama, immedesimandomi (c’è poco da fare, chiunque lo avrà fatto) negli eroi della mia fantasia. Eppure l’effetto finale, quello che vidi al cinema quel lontano giorno di settembre, andò oltre ogni aspettativa: il cinema mi aveva conquistato, emozionato, lasciato a bocca aperta.
In seguito molto difficilmente ho provato la stessa cosa davanti a uno schermo, e probabilmente mai nella stessa intensità di allora: come scrissi già su Attraversamento Cojoti, l’età è un fattore fondamentale in questo genere di cose, e probabilmente è giusto così. Non sarà l’unico motivo, ma a me piace pensarlo: senza Episodio I, il mio rapporto con il cinema non sarebbe stato lo stesso. E chissà che il cinema, in futuro, non rivesta una parte ancora più importante nella mia vita.

Ho scritto questo post per due motivi.
1) Oggi, 10 febbraio 2012, esce al cinema Episodio I. Come, di nuovo? Ebbene sì: George Lucas (classica persona da odi et amo) ha deciso di riconvertire in 3D l’intera saga, partendo da questo film. Se andrà bene continuerà con gli altri, se andrà male si fermerà. Per quanto, come a questo punto vi sarà chiaro, io sia particolarmente legato a Episodio I, vi supplico: non andate a vederlo. Il 3D deve affondare: dovremo ricordarlo soltanto come un esperimento fallito. Chiaro?
2) L’altro giorno io e Valeria - nonostante fossi in debito con lei di un film che non le era andato a genio - siamo andati a vedere Hugo Cabret (altro film in 3D… Per la cronaca mi ha deluso, mi aspettavo qualcosa in più. Però come omaggio al cinema e come ricostruzione d’epoca funziona). Alla fine dello spettacolo - quando si sono accese le luci in sala e la gente ha cominciato a infilarsi i cappotti, quando cioè si ritorna alla realtà - un bambino che era seduto nella nostra stessa fila mi ha fatto commuovere. Si è rivolto ai genitori e ha detto: “È stato bellissimo! Grazie!”. Vorrei potervi descrivere il tono entusiasta con cui lo ha detto, ma non ci riuscirei mai. Ecco, credo che sia una delle cose più belle che un bambino possa dire dopo aver visto un film. Ci ho rivisto la stessa magia che ho conosciuto io nel ’99 con La minaccia fantasma. La magia del cinema.

mercoledì 1 febbraio 2012

(COUCH)SURFING, (COUCH)SURFING U.S.A.

Quando Matteo R. (la Melissa P. de noartri) mi disse su Skype che sarebbe andato per una decina di giorni in Svezia e Norvegia praticando couchsurfing, io gli dissi sicuro: “Ah sì, io questa cosa qua l’ho studiata all’università”. La sua espressione stupita e perplessa mi fece capire che non c’avevo capito niente.

Forse lo conoscete già: il couchsurfing (letteralmente “fare surf sul divano”) è un modo di viaggiare che si è affermato molto negli ultimi tempi. Consiste essenzialmente nel viaggiare gratis andando ospite per un certo numero di giorni a casa di altre persone, in tutto il mondo, dopo essersi messi d’accordo su Internet. Spero di averlo spiegato bene in questi termini; in ogni caso, mi sembra evidente che una cosa del genere io non l’ho studiata all’unviersità.
Il fatto è che, in quella conversazione, per una serie di motivi (che vanno dalla qualità della conversazione su Skype alla mia difficoltà nel capire l’inglese parlato) ho confuso il couchsurfing con il crowdfunding. E ce ne vuole, direte voi.

Il crowdfunding è una cosa che ho scoperto da poco, quando appunto se ne è parlato durante una lezione. È una di quelle classiche cose legate a Internet che quando te ne parlano tu dici: “Ma no, dai, non potrà funzionare mai”. E invece a quanto pare va.
Il termine vuol dire qualcosa come “finanziamento dalla folla”, e già questo basterebbe per descrivere quello che il crowdfunding è: essenzialmente, una forma di finanziamento collettiva per progetti che altrimenti non riceverebbero visibilità e possibilità. Il sistema è molto semplice: ci si registra su uno dei siti che forniscono il servizio, si descrive la natura del proprio progetto, magari si mostra anche qualche frutto del proprio lavoro, poi si stabilisce un obiettivo monetario da raggiungere. E infine si aspetta.
Ma si aspetta cosa? Dai, chi è che, specialmente in un periodo come questo, si mette a finanziare sconosciuti con progetti improbabili da realizzare? E poi perché farlo?

Incuriosito, sono andato ad esplorare i due siti indicatici dalla prof: Indiegogo e Kickstarter. E sono rimasto a bocca aperta. Tanto per cominciare, i progetti che si incontrano sono di ogni tipo: dai film al teatro, passando per album musicali e iniziative di volontariato. Ma la cosa assurda è che questi tipi riescono veramente a raccogliere dei soldi per realizzare i propri sogni; e non stiamo parlando di qualche centinaio di dollari, ma di migliaia e migliaia di bigliettoni (come direbbero nel peggior film hollywoodiano).
Vi faccio qualche esempio, così ci capiamo meglio. Un utente è riuscito a tirar su oltre 500 $ per realizzare una piece teatrale intitolata con delicatezza Shut Up, Emily Dickinson. Vabbè, dai, cosa non si fa per amore del buon teatro?
Passiamo oltre: grazie a Kickstarter due fotografi si sono finanziati, con oltre 4.000 $, un periodo di lavoro in Alaska che sfocerà poi in una mostra e in un libro fotografico. Niente male, vero?
C’è di più. Stuart Murdoch, leader del piacevole gruppo scozzese indie rock Belle & Sebastian, sempre grazie a Kickstarter ha tirato su 92.000 $ per poter realizzare un film musicale ispirato al suo album God Help the Girl: migliaia di dollari forniti da volontari e appassionati a un professionista.
Ma poi c’è lui, l’idolo delle folle, un nerd di dimensioni epocali: un ragazzo californiano che pare si sia fatto conoscere grazie a Youtube e con un proprio sito, e che ora sta tentando di realizzare un film intitolato Angry Video Game Nerd. A quanto pare è molto convincente, nel suo video di presentazione, visto che ha raccolto 259.000 $ (sì, avete letto bene).

Ma cosa ci guadagna uno che finanzia una cosa del genere?  A livello economico nulla: non credo siano previste retribuzioni monetarie. In tal senso, si tratta di un investimento a fondo perduto (ma come parlo?), una specie di donazione volontaria fatta al simpaticone di turno. Oltre alla soddisfazione, però, una forma di compenso è prevista: l’autore di ogni progetto predispone in partenza delle fasce di contribuzione (ad esempio da 1 a 5 dollari, da 10 a 15, e così via), ad ognuna delle quali corrisponde una qualche forma di ricompensa materiale (c’è chi invia una copia autografata del film, chi verrà ringraziato nei titoli di coda, chi riceverà il making of, e via di questo passo). Insomma, qualcosa in cambio si ottiene.

I siti che vi ho segnalato sono in lingua inglese, e pertanto si rivolgono prevalentemente ad un pubblico anglofono, però può essere che vi si trovi pure qualcosa di diverso. In Italia ho visto che ci sono siti analoghi, ma i progetti riescono a raccogliere soltanto poche decine di euro. Probabilmente non è tutto ora quello che luccica: come nel caso de Ilmiolibro, per ogni progetto che emerge ce ne sono dieci (o più) che affondano nel dimenticatoio. Però intanto io ve l’ho segnalato: magari tutto quello di cui avete bisogno per partire è una mano da degli sconosciuti. O un calcio (sottinteso: in culo) come nel caso di Kickstarter.

POSTILLA AL POST DI COMPLEANNO
Valeria mi ha regalato una bellissima macchina fotografica nuova. È piccola e compatta, esattamente come la volevo, ha tanti megapixel e fa anche dei bei video. Non vedo l’ora di poterla provare in qualche viaggio! ;)
La mia vecchia macchina è sempre stata un po’ troppo ingombrante, e in molti casi ho dovuto rinunciare a portarla con me. Ad esempio, ho pochissime foto fatte all’università, e questo mi dispiace molto: quelle con i turbanti al Turban Day sono fantastiche (anche per i nomi: quella che ritrae me e Gian Marco si intitola “gli stimabili conturbanti”. Notare il gioco di parole). Vabbé, scritto così sembra che all’università ci sono andato per spassarmela.

Vi stimo tutti e vi ringrazio per la botta di commenti degli ultimi due post (sia gli habitué sia, soprattutto, i redivivi). So che questo intervento non è poi così avvincente, però mi piace che ci teniamo in contatto così.
E poi ve lo dico: il mio prossimo post sarà una bomba (sottile tentativo di fidelizzare il mio pubblico)

giovedì 26 gennaio 2012

NOBODY LIKES YOU WHEN YOU’RE TWENTY-THREE…

…come cantavano i blink-182 molti anni fa (citazioni di lusso, eh?). Sta di fatto che è l’unica frase che mi viene in mente sull’avere ventitré anni: e, visto che oggi è il mio compleanno e raggiungo questa soglia, ci calza a pennello (se oggi facessi diciannove anni potrei citarvi un bel pezzo di Stephen King. Vabbé, pazienza).

L’essere nati il 26 gennaio ha alcuni lati positivi. Tanto per cominciare, ogni anno in questo giorno cade l’Australia Day: e il fatto che il mio compleanno coincida con questa festa non può essere una semplice coincidenza. Al liceo, inoltre, il pomeriggio del mio compleanno me la potevo prendere comoda: il giorno dopo veniva sempre organizzata un’assemblea d’istituto per il Giorno della Memoria, il che voleva dire niente compiti (a voler essere cinici, eh).
Poi, all’università, c’è stato il rovescio della medaglia: negli ultimi cinque anni il mio compleanno è sempre stato accerchiato da esami vari e da giornate passate sui libri. Il che non è stato propriamente esaltante, devo dire.
Finora ho conosciuto ben due persone nate il mio stesso giorno. Non so, magari voi avete coorti di tizi che condividono con voi il compleanno, ma a me questo sembra un risultato incredibile (addirittura Giulia è nata pure il mio stesso anno). Comunque, sempre meglio che essere nati d’estate. Non me ne vogliano i lettori di questo blog che sono nati sotto il solleone, ma a me fare il compleanno d’estate metterebbe un po’ di tristezza: tutti sono via, in vacanza, e specialmente quando si va a scuola la cosa si sente. Sì, oggi sono in vene di alte speculazioni filosofiche.

Quest’anno i miei genitori mi hanno regalato un libro pazzesco, che non conoscevo e non vedo l’ora di leggere [dalle frasi celebri di Luigi Calisi, prossimamente su Wikiquote: “Se mi regalassero soltanto libri per il resto della mia vita, io sarei felicissimo”. Naturalmente è suscettibile di modifiche e abbellimenti]. Per il momento non dico molto, anche perché devo ancora valutarne la qualità. Però devo ammettere che quando l’ho sfogliato a caso e i miei occhi sono caduti su frasi come “Il treno per Priverno non aveva l’aria condizionata” e “La Strada Migliara 53 lasciava spazio a Via del Principe Biancamano” mi sono emozionato. E tenete presente che il libro in questione non è una raccolta di post di Abbasso Roccarina, ma un thriller scritto da un portoghese. Sconvolgente, vero?

Io da un paio di giorni ho ripreso a scrivere la mia seconda opera prima (Maccio Capatonda docet). A novembre, causa studio (e in parte carenza di idee), ero stato costretto a interromperne la stesura, dopo due mesi iniziali in cui avevo scritto tantissimo. Ora lo studio da fare c’è ancora, ma almeno ho avuto delle buone idee che ho scritto furiosamente su alcuni foglietti man mano che venivo illuminato. Non so quale sarà il risultato finale, però per il momento non sembra male. Conto di finirlo entro l’inizio dell’estate, ma questa data ovviamente dipenderà anche da quello che mi troverò a fare nei prossimi mesi. E questo, a differenza del finale del mio romanzo, io non lo so ancora.

Vabbè, il post precedente è stato un clamoroso successo di pubblico, che non conto di ripetere (ma hanno dato una mano Facebook e l’improvvisa fine di Megavideo). Però mi piacerebbe se chi ha commentato quel post passasse anche da questo, lasciando due righe. Tra l'altro oggi c'è stata un'impennata di visite: forse un post sul compleanno ve lo aspettavate, in fin dei conti...

Qualcuno di voi ha visto il film La talpa? Com'è? Lo volevo vedere, ma vivo in un contesto cinematograficamente svantaggiato e quindi l'ho perso (a proposito di post precedente e film non visti).
Sulle nomination agli Oscar ho poco da dire, perché purtroppo molti film non li ho visti (aridaje). A pelle, tiferei per Hugo e War Horse, ma non escluderei nessuno degli altri. Più di tutto, però, tifo per John Williams: è arrivato a un numero immane di nomination, e se ci pensate ha vinto solo 5 Oscar (solo?).

giovedì 19 gennaio 2012

LA MALEDETTA LISTA

L’altro giorno ho finalmente visto uno dei tanti film che fanno parte dell’esclusiva “lista dei film che ho sempre voluto vedere ma per un motivo o per un altro non ho mai visto”. Questa lista, in realtà, non esiste in forma cartacea o digitale, né in nessuna altra rappresentazione concreta: è soltanto una mia lista mentale, e per questo motivo tende ad essere abbastanza evanescente. Certo, più di una volta ho pensato che sarebbe opportuno fissarla, metterla per iscritto, così non me la dimenticherei più: ma poi non lo faccio mai.


Questa lista è molto più lunga e imbarazzante di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Io sono un tipo cui il cinema piace, «e parecchio, per questo mi chiamano vecchio»; diciamo che me ne intendo abbastanza, anche dal punto di vista tecnico; e poi ordino i dvd in base alle case di produzione, e sfido chiunque a farlo altrettanto bene di come lo faccio io. Può sembrare paradossale, dunque, venire a sapere che in realtà la mia filmografia ha dei buchi colossali. E non sto parlando soltanto del cinema classico – che voglio recuperare al più presto, anche se per motivi anagrafici sono in qualche modo giustificato – ma anche di pellicole e nomi molto più recenti.

Vi faccio qualche esempio, giusto per suscitare clamore. Io non ho visto alcun film di Christopher Nolan. Sì sì, proprio così: neanche uno. Divertente, vero? A mia parziale discolpa va detto che qualche scena di Batman Begins su Sky l’ho intravista, però il resto della sua carriera mi manca tutto. Nella famosa lista di cui sopra, però, figurano sia Memento che The Prestige, e devo dire che il trailer del prossimo Cavaliere Oscuro mi ha lasciato a bocca aperta.
Ancora: di David Fincher – un altro regista sulla cresta dell’onda – non ho visto ZodiacThe Social Network e soprattutto Fight Club. Tutti film di cui bramo la visione il prima possibile.
Un altro dei miei punti deboli: i fratelli Cohen. Elenco dei loro film che voglio assolutamente vedere: Fargo, Non è un paese per vecchi e Il grinta, ma pure Arizona Junior e Crocevia della morte non li disdegnerei. Poi magari non mi piacciono, sia chiaro, ma almeno avrei colmato queste lacune.

Ecco, i fratelli Coen. Sarà solo l’inizio, ma almeno l’altra sera un tassello l’ho messo a posto. Finalmente, dopo anni e anni, ho visto Il grande Lebowski. Ne avevo sempre sentito parlare, Mereghetti lo elogiava, praticamente chiunque me lo consigliava. Beh, non so se voi lo avete visto, ma una cosa posso dirlo: la sua fama di film cult è ampiamente giustificata. E meritata.
Più ci ripenso, e più questo film mi piace. Lì per lì, quando lo vedi, può spiazzare: lo stile surreale, parodistico e a tratti grottesco dei registi può non piacere a tutti (infatti a me Burn After Reading non è piaciuto affatto: trascinai a vederlo i miei amici dell'università, e per poco non mi linciarono dopo la visione). Peraltro, in questo caso, contaminano il giallo/noir con la commedia, e capisco che la cosa possa suonare strana. Però c’è poco da fare: questo è il classico film fatto per essere citato negli anni a venire e condiviso (va di moda) sui social network. Gli attori sono monumentali, bravissimi soprattutto quelli di contorno. E la sceneggiatura contiene alcuni dei dialoghi più brillanti e geniali che io abbia mai sentito al cinema: scene come il dialogo sui nichilisti (alzate il volume, è basso) o il dialogo con la proprietaria della tavola calda sono da antologia, con il loro tono dolceamaro tutt’altro che comico; tra l’altro il personaggio del corpulento reduce dal Vietnam (interpretato da un immenso - non è un gioco di parole - John Goodman) è una delle cose migliori del film.
Non so, credo che sia un film che piacerebbe molto al Rocca e a Francescooh. Non chiedetemi perché, è un’impressione a pelle.

Insomma, se fossero tutti così i film di quella lista, sarebbe una vera pacchia. Il vero problema però è: come recuperarli? (un’altra domanda potrebbe essere: come avere il tempo necessario per vederli tutti? Ma ipotizziamo per un secondo che io ce l’abbia) La tv, anche dopo il digitale, non offre granché, e spesso propone film che non vedrei mai. Mi sto sempre più convincendo, anche sulla base di alcune letture che ho fatto per studio recentemente, che la via del futuro sarà l’on demand digitale. Una cosa come Megavideo, ma legale. Guardandomi attorno sto notando che in molti si sono già mossi in questa direzione, anche se con esperimenti pioneristici: in Italia ci sta provando MyMovies, ad esempio.
Beh, vi dico una cosa: io sarei disposto a pagare per vedere un film via Internet. Un costo ragionevole, ovviamente, e pretenderei una buona qualità (su Megavideo l’audio non coincide quasi mai col video: il che crea un bizzarro effetto di straniamento). Nella mia mente sta prendendo forma un chiaro modello di business: prezzi bassi per i film d’annata (quando dico prezzi bassi parlo di circa 2 euro), prezzi più alti se uno vuole vedere film dell’ultima stagione. Non sarebbe male, no? Potrebbe anche essere un modo per distribuire film che magari non trovano spazio al cinema (l’iniziativa di MyMovies si muove in questa direzione), anche perché i costi di una diretta streaming sono infinitamente più bassi di quelli che sottostanno alla distribuzione nelle sale.
Magari sono scenari da fantascienza, anche perché sappiamo tutti che l’Italia non è messa granché bene quanto a diffusione di linee Internet ad alta velocità. Però ho la netta sensazione che il futuro passi anche da cose di questo tipo: potrebbe essere il nuovo modo di concepire l’home video.

“Ammazza che palle!” starete pensando. Infatti sto finendo il post. Vi dico solo che tutta questa tirata è servita principalmente ad esprimere il mio disappunto: mi sembra profondamente ingiusto che un film indipendente (ma spettacolare, e con un cast da urlo) come The Way Back non abbia trovato un distributore italiano. Magari questi sistemi alternativi gli avrebbero giovato. O magari no, chissà. Eh, se fossi un distributore…

giovedì 5 gennaio 2012

DUE ANNI DI MONKEYTANA

Oggi sono esattamente due anni che ho aperto questo blog. Dite la verità, la vostra vita è cambiata in meglio, no?

Diciamo sempre che i blog sono a un passo dal baratro definitivo (ed è vero), però io sono affezionato a questo mio spazio personale in cui posso scrivere quello che più mi piace, così come sono affezionato a quelli dei miei amici. Come dico sempre, il blog è di fatto l'unico strumento di comunicazione che mi lega a molte persone che si trovano fisicamente lontane da me, e quindi ogni tanto trovo utile dare qualche notizia di me qui sopra. Probabilmente in futuro mi farò un social network (non Facebook, al massimo Google+), ma per ora le cose stanno così.

Vai col random.
Nell'ultima settimana ho rivisto un bel po' di gente che non vedevo da tempo. L'uscita di venerdì scorso a Latina è stata bellissima, anche se è cominciata in modo tragicomico. Della cronaca di quella serata ha scritto in maniera avvincente Francescooh; io aggiungo solo che mi ha fatto piacere rivedere persone che per un motivo o per un altro mi erano mancate. Andrea platinato ha raggiunto il suo apice, Livio lo preferivo con più capelli, mentre Tiziano è il genio indie rock nostrano e Francescooh spiega benissimo gli incidenti stradali alle vigilesse.
Anche l'ultimo dell'anno è stato divertente. Gabriele non lo vedevo da una vita: come ho detto quella sera, lui è il mio maestro di vita e di eleganza, quindi il piacere nel vederlo è stato doppio. E poi è mio socio in affari: noi diventeremo ricchi, amico!
Poi a Capodanno l'apparizione improvvisa di Jacopo a Terracina, in un'uscita allargata in cui è confluito mezzo mondo.
Matteo il Rocca lo vedo di più adesso che sta in Francia che quando stava in Italia. Il Cavicca è tornato dalla Germania per Natale ma ora? E' tornato a Heidelberg oppure ha finito l'Erasmus? Boh.
Ieri ho vinto una partita a Cluedo e ne ho persa un'altra.

L'altra sera ho visto in streaming sul sito della Rai uno speciale bellissimo sulla Pixar che hanno trasmesso in seconda serata su Rai1. Era un po' datato (l'ultimo film che mostravano era Cars, che è del 2006), però ricostruiva molto bene le origini degli studios. Intervistavano pure George Lucas, che volete di più? Dalla visione di quel video ho avuto la conferma a ciò che già sapevo da tempo: fare il creativo alla Pixar è il lavoro più bello del mondo. Dovreste vedere il loro quartier generale, gente.

Ora sono alle prese con gli esami e ho poco tempo per fare qualsiasi cosa. Soprattutto mi manca scrivere: spero di poter ricominciare la settimana prossima.
Poi mi dovrò trovare qualcosa da fare da marzo a giugno, da affiancare alla stesura della tesi. Ma questa è un'altra storia...

AGGIUNTA DEL 6 GENNAIO (CHE VALE MEZZO POST)
In questo periodo è impossibile non essere travolti dalle classifiche finali (del 2011) o iniziali (del 2012). Come già feci l'anno scorso ho deciso di irritarvi con le classifiche dell'unica cosa di cui ho una certa competenza: i film!

Al netto dei film che volevo vedere e poi non ho visto (sempre di più, talmente tanti che poi finisco col dimenticarmeli), i tre migliori film del 2011 per me sono stati (in ordine sparso): This must be the place, (un film diretto da un italiano: pazzesco!), Rango (per la prima volta a memoria d'uomo il cartone animato più bello dell'anno non è targato Pixar), Midnight in Paris (più ci ripenso e più mi piace, forse perché non me lo aspettavo). Menzioni d'onore: Le avventure di Tintin (per uno dei piani-sequenza più incredibili che abbia mai visto, e per il modo in cui sono andato a vederlo) e Terraferma (anche questo totalmente inaspettato).
La più grande delusione dell'anno è stata invece Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare (pessimo, davvero pessimo).

Questa, invece, l'imperdibile lista dei film che più attendo nel 2012:
- Wreck-It Ralph. Eh? E che è? Non se ne sa molto (io stesso l'ho scoperto ieri). Sarà il cartone di Natale della Disney (non Pixar), e si svolgerà parzialmente all'interno di un videogioco pixelloso stile anni '80. Guardare il logo per credere.
- Prometheus. Quando lessi che Ridley Scott avrebbe girato un prequel del suo capolavoro del 1979 Alien, pensai più o meno: "Che palle!". Poi, la settimana scorsa, ho visto il trailer. Non so se lo andrò a vedere davvero, ma di certo lo seguirò con molta attenzione.
- War Horse. Non posso non andare a vedere un film di guerra diretto da Steven Spielberg. Non se il protagonista è un cavallo, almeno.
- Brave. Non posso non andare a vedere un film della Pixar. Non se l'ultimo è stato un mezzo passo falso, almeno (non totale come vorrebbero farvi credere alcuni, ma abbastanza per allarmarmi).
- Cloud Atlas. Non se ne sa molto, ma è il nuovo film dei fratelli Wachowski (vi ricordo che uno dei due ha cambiato sesso un po' di anni fa, e adesso si fa chiamare Lara). Le prime immagini mi stuzzicano, ma potrebbe anche essere una delusione colossale.
- Lo Hobbit. Dulcis in fundo. Ho spiegato il perché di questa attesa nel commentatissimo post sui Cojoti (l'ultimo post della storia di quel blog?). Inutile girarci attorno: è il film che attendo di più in assoluto nei prossimi cinque anni. Il che vuol dire che potrebbe essere la più grande delusione di questa lista.
 
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