giovedì 16 settembre 2010

POST DI RACCORDO (ANULARE)

Sono poche le frasi personali di msn che ricordo, ma una di queste è: “Uagliò, so’ tornat’!”. La mise Jacopo non so più quanti anni fa, quando si era ancora agli inizi di questa forma di comunicazione e la cosa ci sembrava incredibile. La abbinò a una foto fantastica: il primo piano di una bocca con una mano a fare da megafono. L’effetto era incredibile: sembrava che urlasse al mondo intero la sua frase. L’artistico, alla fine, aveva dato i suoi frutti.

Oggi ve lo dico io “Uagliò, so’ tornat’!”, facendo così la felicità del Cavicca che è libero di fare facili allusioni sulle mie origini. Sono tornato da una bellissima vacanza in Sardegna, in compagnia della mia dolce metà. È stata praticamente la mia prima vera vacanza estiva, la prima volta che mi sono tuffato in un mare diverso da quello di casa mia e dei suoi immediati dintorni. Posti bellissimi e ottima compagnia: come sarebbe potuta andare meglio? Io e Valeria, a giorni, vi confezioneremo un reportage sulla zona dell’isola che abbiamo visitato, e poi lo pubblicheremo sull’Accademia degl’Vmidi.
Da segnalare alcune cose di carattere personale. Innanzitutto, faccio notare che nel paese dove alloggiavamo si è tenuto, durante i festeggiamenti per il santo patrono, un concerto di Valerio Scanu. Voglio dire: chi di voi può dire di aver visto dal vivo un vincitore del festival di Sanremo? Ciò mi ha ricordato di quella cena al ristorante sardo di Roma con Cavicca (il che a sua volta mi ha spinto a rileggere quel magnifico post, purtroppo l’ultimo che compare sul suo blog). E comunque no, non ci siamo fermati a sentirlo.
Questo, inoltre, è stato il più grande e lungo viaggio in macchina che io abbia mai fatto: un totale di 1.100 chilometri, divisi a metà da due traversate del Mar Tirreno. Devo dire che mi sono scivolati addosso con enorme facilità: mi piace guidare, e mi piace moltissimo farlo per lunghe e veloci strade perse in posti che non ho mai visto. Abbiamo attraversato l’entroterra sardo, mentre il paesaggio da verdeggiante diventava sempre più brullo, e poi abbiamo percorso in lungo e in largo la costa nord-occidentale.
Ciliegina sulla torta, al ritorno mi sono dovuto infilare dentro Roma per compiere alcune faccende. Non avevo mai guidato in una zona che non fosse l’Eur. E non avevo mai guidato così, a dire il vero. La lotta per la sopravvivenza e gli ingorghi in cui ci siamo ritrovati hanno fatto emergere il mio lato più arrogante: e, forte di una macchina piccola e agile, mi sono destreggiato nel traffico capitolino, ignorando precedenze, sorpassando a destra, e lottando contro il tempo per arrivare da una parte all’altra della capitale. Ma alla fine ce l’ho fatta e non potete capire quanta soddisfazione mi dà.

Nel mentre, si è finalmente rivelato in tutto il suo splendore il nuovo blog del Rocca. Ragazzi, dobbiamo essere consapevoli di aver assistito a un piccolo grande evento: il blog capostipite non esiste più, soppiantato da una sua versione più matura e politically correct. Io sono favorevole a questo cambio della guardia: una volta lessi che i blog sono la storia intellettuale di un individuo, e quindi sta bene che ogni tanto si cambi stile anche sul web. Ovviamente vi consiglio vivamente di leggerlo e commentarlo: metti che poi il Rocca diventa famoso, poi vi potrete vantare di conoscerlo da sempre, no?
Sono contento che la Repubblica dei blog (o comunque una parte di essa) sia tornata alla vita: l’arrivo dell’autunno fa questo effetto. Io durante l’estate, oltre ad aggiornare molto raramente questo spazio, mi sono lasciato andare soprattutto a ricordi personali. Il blog sembrava quasi una specie di diario, in effetti. Da qui in poi aumenterò la frequenza degli interventi, e forse dirò anche cose più interessanti.

venerdì 27 agosto 2010

QUESTA ESTATE

Proprio in questi giorni riflettevo su come saranno almeno due o tre settimane che non trascorro una serata “normale” a casa mia: del tipo cena, un po’ di fresco in giardino e letto. Era questa la norma negli anni passati; quest’anno, invece, la mia estate è stata molto mondana.
Non che mi dispiaccia, eh. Anche in questo ultimo scampolo d’estate non mancano le occasioni per divertirsi con i miei grandissimi amici. Anzi, sono alcuni anni che noto che la parte più ricca e movimentata dell’estate è proprio la seconda metà di agosto, che poi è anche l’ultima occasione di vacanza per la maggior parte delle persone. Dal mio ultimo post è passato un po’ di tempo, quindi vado qui a elencare un po’ alla rinfusa quel che è successo negli ultimi giorni.

C’è stata un’uscita a Latina organizzata essenzialmente per vedere Livio e Tiziano, abitanti di terre remote che vediamo troppo raramente. C’era anche lo statuario fratello di Livio. Appunti per me stesso: il 16 agosto, in una città continentale come Latina, i pub sono tutti chiusi per ferie. La nostra cena si è consumata in una pizzeria al taglio e nella gelateria vicino allo stadio. La serata si è poi conclusa in piazza, a parlare di Wikipedia (ovviamente), dell’Uomo Falena (attenti alle telefonate dagli sconosciuti), e delle scampagnate di Livio in quel di Lariano (prima o poi mi piacerebbe seguirlo per quei sentieri di montagna).

Pochi giorni fa io, Valeria, Cavicca e Jacopo siamo stati a un bel concerto a Fondi. Suonavano gli Apple Pies, una cover band dei Beatles abbastanza affermata a livello nazionale. I quattro non solo ripropongono alla perfezione gli storici pezzi del gruppo di Liverpool, ma si travestono anche come i Fab Four. Lo spettacolo è durato due ore e un quarto, sono stati suonati quasi tutti i pezzi più famosi, e il tutto è stato molto piacevole. Jacopo e i suoi amici hanno animato la piazza, visto che il resto del pubblico era piuttosto moscio. Durante il concerto abbiamo pure fatto conoscenza con due ragazze, che poi ho riconosciuto come due tipe del liceo classico di Terracina che conoscevo di vista: insieme a loro abbiamo intrapreso un’esplorazione notturna del centro storico di Fondi che, per me che non lo conoscevo, è stata una piacevole sorpresa. Se mai ci capitaste, vi consiglio anche un Bistrot proprio al centro: oltre al mangiare bene e al fatto che vi portano gratuitamente cose che non avete ordinato, caratteristica del locale è una parete interamente riempita di scritte e disegni degli avventori. “Non possiamo andà via da qua senza scrive” disse Cavicca: e così abbiamo lasciato due impronte del nostro passaggio.

Il Cavicca mi ha anche gentilmente ospitato sulla sua barchetta per una circumnavigazione del promontorio. È stato veramente spettacolare: siamo arrivati fino alla spiaggia di Sabaudia, per poi tornare indietro e ancorarci in una piccola cala proprio sotto al picco più alto. Da lì abbiamo nuotato fino a una spiaggia di sassi, su cui si affacciava anche una caverna: al suo interno si notavano delle sdraio e dei rudimentali tendaggi di cannucce; che fosse stata abitata? Grazie a delle scarpe fornitemi dal padre di Cavicca ho anche avuto l’opportunità di arrampicarmi sulla scogliera, mentre ho rinunciato all’idea di esplorare una piccola caverna che si apriva a pelo dell’acqua. Al ritorno Cavicca si è dato alla guida spericolata, e il mio coccige ancora lo ringrazia.

Ah, e come non parlare della spettacolare “pastata” che si è tenuta a casa del Cavicca? Nata come una sfida culinaria, alla fine la cosa si è risolta in una solenne abbuffata. Il Cavicca ha aperto le danze con una pasta alla gricia veramente spettacolare; poi io ho preparato un pesto con ricotta e pomodorini. Non è venuto proprio come volevo: però la sera successiva l’ho preparato di nuovo con alcune varianti suggeritemi dagli assaggiatori (ricotta salata e fusilli), ed ha cambiato faccia. Da segnalare il sabotaggio della mia ricetta da parte di Cavicca, che ha pensato bene di scolare la sua pasta dentro alla padella dove avevo cotto i pomodorini. Dopo abbiamo gustato delle mozzarelle che il Rocca aveva fatto con le sue manine, e abbiamo chiuso con una caterva di bombe alla nutella/crema. Dopodiché Marco ci ha deliziato con alcuni pezzi alla chitarra, e devo dire che anche il Cavicca non se la cava male (nonostante suoni da solo un mese) Poi è stato improvvisato un torneo di biliardino che si è concluso con la seguente classifica: 1° Valeria/Giulia, 2° Rocca/Marco, 3° Cavicca/Francesco, 4° io/Jacopo. Olè! Meno male che poi a ping-pong ho battuto l’imbattuta Giulia in una memorabile ed epica partita…

Casa di Cavicca è stata anche teatro di un epocale karaoke, la settimana scorsa. In ques'occasione ho scoperto che il Cavicca è un ottimo cantante (che assomigliasse a Neffa e a Marco dei Cesaroni già lo sapevamo). C'è un video che ci riprende assieme mentre cantiamo Italia amore mio di Pupo & Emanuele Filiberto & il tenore, sia con la base musicale che a cappella. L'anno prossimo ci iscriviamo in coppia a X-Factor, così in un paio d'anni vinciamo Sanremo.

Per il resto niente di che. Incombe la scadenza per presentare la domanda di tesi, ed io dovrò fare i salti mortali per riuscire a completare l’operazione. Per la cronaca, il mio elaborato procede alla grande; anzi, forse alla fine sarà pure troppo lungo per una triennale. Ma vabbè.
Ci risentiamo a settembre amici. On september in da cinemas, come scriveva il Rocca nei Merdonismi.

lunedì 9 agosto 2010

LA STAGIONE DEI CONCERTI

L’estate continua, e come al solito Internet è l’ultimo dei pensieri delle persone. Meno male, direi: ogni tanto fa bene disintossicarsi un po’. E pensare che fino a cinque anni fa io Internet neanche lo utilizzavo! Il mondo va troppo veloce… Beh, intanto faccio un piccolo aggiornamento al blog.

Nei giorni scorsi abbiamo lavorato al Sabaudia Musica Festival e abbiamo portato a casa la pagnotta. Io e Jacopo facevamo il lavoro sporco, accoglievamo la gente e la bloccavamo quando non poteva più passare; Valeria invece conduceva, ed era meravigliosa. Le quattro serate di musica classica si sono svolte tutto sommato bene, pur con qualche brivido: la terza sera ci siamo improvvisati falegnami per riparare dei pannelli di legno che il vento aveva distrutto; la quarta invece abbiamo dovuto spostare circa trecento sedie da una parte all’altra del posto che ci ospitava, il tutto nella mezz’ora precedente lo spettacolo. Rispetto all’anno scorso sono mancati forse alcuni personaggi epocali come il reclutatore di comparse per l’Aida o la professoressa pazza. In compenso, il giardiniere che abbiamo conosciuto è un vero e proprio personaggio da romanzo, quasi ai limite del verosimile oserei dire: apparentemente malvagio, cattivo, scontroso e vagamente odoroso di alcool a qualsiasi ora del giorno e della notte, alla fine è stato l’unico ad offrirci il suo aiuto nel momento del bisogno, dimostrando così di essere, in fin dei conti, un buono. Evviva i momenti che mi fanno capire di vivere dentro a un universo di fantasia!

Ieri invece sono stato al concerto della PFM a Terracina. Avevo regalato i biglietti a Valeria, e ci sono andato per accompagnarla: come a dire, non mi aspettavo molto. Invece mi sono veramente scapigliato. Nella prima metà hanno rifatto le canzoni di De Andrè, ovviamente in una chiave molto più rock. Nella seconda parte, invece, hanno dato via libera al loro repertorio da puro progressive rock: una cosa assurda, e per quanto mi riguarda totalmente inaspettata. Il progressive alla lunga mi stufa un po’, visto che lo trovo un po’ troppo fine a se stesso: ma di sicuro i signori in questione trasmettevano un’energia impressionante e totalmente coinvolgente. Vedere Franz Di Cioccio – classe 1946 – saltare sul palco, picchiare la batteria e alzare il microfono per arringare il pubblico è stato un mezzo shock; ma vedere Franco Mussida – 1947 – suonare la chitarra nel modo in cui gliela ho vista suonare io ieri sera, beh, è veramente da togliere il fiato. Penso a gente come Il Cavicca o Gian Marco a cui questo concerto sarebbe piaciuto molto; peraltro eravamo in quinta fila, e vedevamo tutti i dettagli possibili. I pezzi migliori? Il testamento di Tito e Il pescatore, almeno a gusto mio.
Spettacolare il finale: sulle note de Il pescatore dei ragazzi hanno tentato di arrivare sotto il palco, ma sono stati prontamente placcati e allontanati dalla sicurezza. Mentre Di Cioccio diceva che per lui non c’erano problemi, e potevano anche stare là sotto, dalla parte opposta un altro gruppo di persone sfonda il fronte e si posiziona proprio sotto la band: a quel punto si sono alzati praticamente tutti e c’è stato il vero effetto concerto rock, subito immortalato da Di Cioccio stesso con una telecamera. Spettacolare!
Alla fine Valeria si è fatta autografare la copertina di un vinile del padre, e Stefano si è fatto toccare il ciuffo dal cantante (no, questo non è vero).

Tralasciamo queste cronache mondane e torniamo coi piedi per terra. Ho finito di leggere Caravan. Beh, mi è piaciuto, questo è poco ma sicuro: è appassionante, ben sceneggiato, gli eventi sono dosati con maestria, e ti incatena a sé facendoti venire voglia di arrivare all’ultima pagina per capire cosa diavolo sta succedendo ai protagonisti. E qui secondo me c’è il più grande problema della serie: il finale è ben poco originale. La soluzione del mistero non è così spiazzante come mi sarei immaginato viste le premesse; per di più, il finale è anche tirato via un po’ troppo velocemente, lasciando un po’ l’amaro in bocca. Davvero peccato, perché per il resto è un’opera di alto livello e che comunque consiglio a tutti, e invito tutti a recuperare (anche a chi, come me, non ama moltissimo i fumetti).

L’altro giorno è venuto il Rocca a casa mia. Oltre a fargli assaggiare un vero gelato, egli ha anche conosciuto Il Padrino™. Ora ha un po’ più paura, vero?
L’altra sera, invece, mi sono perso in un amarcord videoludico con Marco. Torno a ribadire qui un concetto che ho già espresso altre volte: noi siamo la prima generazione ad avere una memoria storica legata ai videogiochi. Quindi, al fianco della musica e dei film di “quando eravamo piccoli”, per alcuni di noi ci sono anche i videogiochi legati all'infanzia. Evvai! In ogni caso stima totale per Marco che si ricorda che, nel primo Prince of Persia (1989), quando prendevi la spada si illuminava tutto lo schermo e il Principe la alzava verso il cielo. Olè!
Un giorno approfondirò questa tematica. Ma non ancora. No, non ancora. (questa citazione era necessaria)

lunedì 26 luglio 2010

NE SEI PROPRIO SICURO?

Certe volte mi dimentico di cose talmente belle che meriterebbero di essere scolpite nell’immortalità. L’altra sera sono uscito a Terracina con Valeria, il Rocca, il Cavicca, mio fratello, e parte del gruppo d’uscita terracinese. Beh, seduto sul muretto del lungomare (non sotto, come proponeva di fare Jacopo ai tempi) mi sono fatto tantissime risate. Innanzitutto ho scoperto che la vita di Cavicca è un telefilm americano, e di ciò me ne compiaccio. Poi mi hanno fatto ricordare di una cosa: come ho fatto a dimenticarmi di una storia come quella del “C’è Tizio Caio?” “No” “Ne sei proprio sicuro?”. Meno male che c’è la memoria degli amici, e meno male che ci sono i blog: sono andato a ricontrollare un post di WR! di un anno fa (quello del 25 agosto 2009, per chi volesse andarselo a cercare), in cui il Rocca descrive magistralmente il trip mentale che il racconto del Cavicca gli aveva ispirato; e poi ho letto i commenti al post successivo, che valgono tanto oro quanto pesano. Bello, bello, bello.

Tutto ciò mi ricorda due cose (occhio alla struttura del post!):

1) Qualche giorno fa (parecchi giorni fa) siamo usciti per Roma. Anche quella è stata una bella serata, e mi ero ripromesso di scrivere due righe sul blog: lo faccio ora, varrà lo stesso. Eravamo io, Valeria, Jacopo, Andrea, Tiziano, Tiziana e Gabriele, feat. Livio nella prima parte. Mentre io e Valeria aspettiamo la banda fuori dalla metro Barberini, tre persone in rapida successione ci chiedono dove si trova la Fontana di Trevi. Ma davvero, intendo proprio uno dietro l’altro. Per me era anche un deja vù: pochi giorni prima mi era successa la stessa cosa a Borgo Montenero, quando due camionisti mi avevano chiesto – nel giro di un minuto – delle indicazioni stradali.
La serata è proseguita con il Burger King e con un giro notturno per il centro. Tiziana e Gabriele ci hanno portati in una bellissima libreria specializzata in cinema, di cui mi sono anche prontamente scordato il nome. Vendono anche le locandine, compresa quella del film Pasto nudo: io e Andrea ci siamo scompisciati. Poi siamo finiti a Campo de’ Fiori e a Piazza Farnese, a parlare sotto a un palazzo. Gabriele e Tiziana hanno riaccompagnato a casa me e Valeria in macchina, e io mi sono ricordato di quella volta (a.C.) che Gabriele non riusciva a ritrovare il posto in cui aveva parcheggiato l’auto, perché il Lungotevere è tutto uguale. Sono questi dettagli che fanno grandi i libri, ed è per questo che il libro della nostra vita sarà il più bello di tutti.

2) Sabato 10 luglio WR! ha chiuso i battenti. Come scrivevo qualche post fa (“Breve antistoria dei blog” del 24 maggio), quel blog è stato il primo aperto da noialtri, ed ovviamente è stato il nostro ispiratore (per chi più, per chi meno). Mi rammarico della sua chiusura, ma la comprendo pienamente: come afferma il suo autore, quel blog era ormai divisibile in ere geologiche. WR! va a fare compagnia a Mod nel paradiso dei blog: torniamoci su, quando ogni tanto vogliamo ricordarci come eravamo.
Però non disperate. Qualcosa mi dice che ben presto il Rocca aprirà un nuovo blog. Anzi, se avete un minimo di intraprendenza, forse riuscirete a scovarlo già da ora…

Ecco, questo era quello che volevo scrivere. Cosa faccio però durante queste vacanze? Beh, oltre a riposarmi e a fare un po’ di mare, scrivo. Scrivo la tesi, e procedo con regolarità; mi sorprendo a scoprire sempre nuovi aspetti di Wikipedia, e a volte credo di stare pian piano diventando il massimo esperto italiano in materia. Scrivo anche altro, almeno da alcuni giorni: se riesco a mantenere questo ritmo ce l’ho fatta.
Ho letto Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Bello, intrippante ‘na cifra, però inferiore a Dieci piccoli indiani, che poteva vantare un’atmosfera veramente inquietante e avvincente, di gran lunga superiore a quella del vagone Istanbul - Calais.
In questo momento sto leggendo la miniserie a fumetti Caravan, sceneggiata da Medda, pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore, e gentilmente prestatami dal Rocca. Sono arrivato al quinto di dodici albi, e mi sta appassionando tantissimo. Non amo particolarmente i fumetti, però devo ammettere che lo scenario tratteggiato da Caravan ha qualcosa che ti inchioda e ti fa morire dalla voglia di sapere come andrà a finire. È anche vero che è pieno di stereotipi, e sembra un telefilm americano perfino più della vita di Cavicca. Staremo a vedere come si evolverà. Intanto, vi ricordo che sull'Accademia degl'Vmidi è stata pubblicata una sua recensione: se vi interesse l'argomento leggetela.
Infine, lavoro anche un po’. Domani e giovedì, e poi il 2 e il 5 agosto, io, Valeria e Jacopo ci dilettiamo a fare le maschere in delle serate di musica classica organizzate a Sabaudia. L’anno scorso è stato uno spasso, e ancora oggi ricordiamo i folkloristici personaggi che ci vennero a fare visita. Ehi, ma praticamente in ogni cosa che facciamo c’è qualcosa da ricordare: ma sarà mica così per tutte le persone?

Fatevi sentire, commentate con qualsiasi messaggio, che mi fa piacere sentirvi. Un saluto a tutti.

giovedì 8 luglio 2010

VA TUTTO BENE

Beh, è da tanto tempo che non aggiorno il blog. Negli ultimi tempi ho avuto un bel po’ di cose da fare, quindi inevitabilmente ho trascurato questi lidi. Vediamo un po’ se vi riesco ad aggiornare sugli ultimi eventi e sulle novità.

Il 28 giugno ho finito gli esami. Tutti quelli della triennale. Ancora non mi sono reso conto di cosa significhi tutto ciò (e forse non significa proprio un bel niente). Quel che so è che ora sono in vacanza: dopo l’ultimo esame sono crollato, mi è arrivata addosso tutta la stanchezza di un mese.
Ora è il turno della tesi. L’ho finalmente cominciata a scrivere – questa volta davvero, dopo diversi annunci rivelatisi farlocchi. Sarà perché l’argomento mi piace, sarà perché posso dedicarmi ad essa con molta calma, ma devo dire che finora me la sto cavando bene. Prima di cominciare temevo di non avere molto da scrivere: la magica soglia delle 70 cartelle sembrava molto, ma molto lontana. Invece, già dal primo capitolo, concetti e parole vengono fuori quasi spontaneamente: io mi devo solo limitare a trascriverli in italiano. Bene così.

Il 5 luglio sono andato a vedere la seduta di laurea di P. È stato un pomeriggio piacevole, un’occasione per vedere parte degli amici dell’università prima delle vacanze estive. Ci siamo divertiti un sacco, ma noi ci divertiamo sempre: basta mettere insieme le persone giuste. Con molta gente, tra l’altro, non sarò più compagno di corso, quindi inevitabilmente dovremo vederci nei ritagli di tempo. Comunque la discussione della tesi è brevissima: praticamente solo il tempo di aprire bocca e parlare di un argomento. È un po’ deprimente, dopo tutto il lavoro che uno fa, ma d’altra parte non possiamo farci niente. Buono studio a chi ci è ancora invischiato, e buone vacanze a tutti gli altri.

SUDAFRICA 2010
Concludo qui la mia trilogia ideale sui mondiali, composta anche dai due post immediatamente precedenti a questo. Sono contento che la finale sia Spagna – Olanda. Quando la nazionale per cui si tifa viene eliminata, per me conviene sempre tifare per quelle che hanno vinto meno titoli: quindi questa finale inedita – preludio a un vincitore altrettanto inedito – è una manna dal cielo. Io tifo Olanda, squadra che ho eletto mia favorita dopo l’eliminazione di Italia e Australia. La formazione olandese mi ha sempre affascinato, un po’ per essere stata la coprotagonista della più bella partita dell’Italia che io abbia mai visto (la famosa semifinale di Euro 2000), un po’ perché mi piace la sua divisa (dai, l’arancione sta bene agli olandesi).

Le partite memorabili di questo mondiale? Mmm, così a caldo non me ne vengono in mente molte. Direi senza dubbio Uruguay – Ghana (Suarez, l’attaccante che al 122’ ha parato sulla linea un gol praticamente fatto, è diventato anche il mio eroe nazionale) e Uruguay – Olanda (il finale è stato al cardiopalma, e l’Olanda ha rischiato grosso). Evviva l’Uruguay allora!

Per cosa ricorderemo questo mondiale? Mah, è ancora troppo presto per dirlo. Matteo si riferiva a Germania 2006 affermando che si trattava di cronaca e non di storia, quindi un discorso all’ennesima potenza vale per una competizione che è ancora in corso. Io però ci provo lo stesso. Lo ricorderemo per le proteste dei portieri sullo Jabulani (almeno fino al prossimo Mondiale, quando introdurranno un pallone ancora più leggero e di questo rimarrà traccia solo su Wikipedia). Lo ricorderemo per le vuvuzela (almeno fino a quando non verranno introdotte un po’ in tutte le manifestazioni sportive – e già tremo al pensiero di una loro commercializzazione fuori dagli stadi italiani). Alcuni lo ricorderanno per il flop delle grandi squadre (dimenticandosi che Germania e Spagna – e pure Olanda, và – sono arrivate nella top 4), o per quello dell’Italia (ma ci sta bene; e comunque la vittoria del 2006 era stata troppo pompata). Io sicuramente lo ricorderò per la differenza climatica fra il nord e il sud del mondo (fenomeno che ovviamente conoscevo già, ma di cui non mi ero mai reso veramente conto) e – ma si! – anche per la Waka Waka. Per ora dico questo, in futuro questo Mondiale me lo ricorderò meglio. Ciao ciao Sudafrica 2010.

UNA NOVITÁ LETTERARIA
Quando ero un introverso studente del quarto ginnasio, due miei compagni di classe, Matteo e Andrea, scrissero un libro. L’anno dopo fecero il bis, mentre anche io mi cimentavo nella scrittura (con risultati risibili). Poi ne scrissero addirittura un terzo, più lungo, più articolato, e senza dubbio più ambizioso. Si intitolava Il Kalotricoferone, e oggi questa loro terza fatica è stata (auto)pubblicata presso Ilmiolibro.

A questo link potete trovare la pagina del libro sul sito in questione, con tanto di una breve anteprima delle prime pagine. Costa 20 euro: un po’ tanto, ma io ve lo consiglio: supporterete un promettente duo di scrittori, che si è già rimesso al lavoro in tandem per un’altra opera. Ah, un’appendice di questo libro l’ho scritta io (non so se questo possa invogliarvi, in realtà).

LA NOSTRA BLOGOSFERA
L’Andrea di cui sopra ha aperto un nuovo blog, mandando in pensione Der Blaue Blog (abbandonato già da un po’ in realtà): quello nuovo lo trovate nella colonna qua a fianco, sotto il nome di Perryblog. Ha una bella grafica pixellosa molto primi anni ’90: si intravede lo stile del primo Monkey Island, ma ancora di più quella di alcuni platform alla Supermario. Anche il resto della grafica mi piace molto, con quella serie di slide sulla destra e l’orologio digitale. Spero solo che questo blog venga aggiornato più frequentemente del precedente… Coraggio!

Ho avuto anche un incontro con Matteo la scorsa settimana. È sempre molto piacevole parlare con lui, anche se abusa di Facebook in un modo che a volte mi preoccupa. Ho sentito parlare di questa Festa della Vendemmia: si preannuncia interessante, anche se mi mancheranno le corse nei campi di granturco. Ti aspetto periodicamente a casa mia questa estate, dai.

Mi appare evidente, in ogni caso, che l’arrivo dell’estate come sempre ha rallentato il mondo dei blog. Vabbè, è normale: la gente va al mare, va in vacanza, oppure lavora, e quindi ha ben poco tempo da dedicare a Internet. Però comunque continuerò ad aggiornare questo spazio. Continuate anche a leggere e supportare l’Accademia degl’Vmidi: anche lì il ritmo è calato, ma le menti del nostro ufficio marketing prevedono un rilancio nel mese di settembre. Restate collegati.
 
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