LIBRI
Da quando mi sono iscritto ad Anobii ho come l’impressione di leggere più libri. Una volta, da bambino, leggevo tantissimo, ad un ritmo piuttosto sostenuto. Poi col passare degli anni ho rallentato, arrivando persino a periodi di diverse settimane senza la compagnia di un libro. Ma come si può, mi chiedo?
Negli ultimi tempi ho letto due libri molto belli, che vi consiglio. Il primo è Uno studio in rosso, di Arthur Conan Doyle, prima opera in cui compare l’arcinoto Sherlock Holmes. Sapete, non me lo aspettavo così avvincente: lo stile è molto attuale, abbastanza incalzante, e la storia ti prende anche se è l’archetipo di tutte le crime story. Per certi versi leggere questo libro è come leggere un’avventura grafica (l’unico genere per cui vale la pena avvicinarsi ai videogiochi): vai in giro, parla con la gente, raccogli indizi, risolvi il caso. Forse il difetto principale del libro è che potrebbe essere stucchevole assistere alla perfetta analisi del protagonista, che è antipaticamente infallibile: ecco, forse leggersi tutte le sue avventure successive potrebbe essere noioso. Questo, comunque, ve lo consiglio: volenti o nolenti, il genere giallo è passato di qua.
Ma ancora di più vi consiglio il secondo libro che ho letto ultimamente: Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Avete presente 1984 di George Orwell? Bene, questo appartiene allo stesso genere – quello distopico – ma è stato scritto sedici anni prima (scrivere un romanzo distopico prima o dopo la seconda guerra mondiale non è proprio la stessa cosa) ed è anche molto più bello. L’idea di fondo è la stessa: descrivere un futuro più o meno lontano in cui l’umanità ha perso qualsiasi connotazione positiva. La svolgimento è invece diverso: Huxley immagina un mondo senza guerre, senza infelicità, senza malattie, in cui non si conosce il dolore; in cambio di tutto questo, i cittadini sono stati privati di qualsiasi emozione, accusate di essere la causa dello squilibrio da cui nasce ogni cosa. Il libro merita davvero, non solo per lo scenario inquietante che descrive ma anche per lo stile e per l’organizzazione narrativa: non è pesante e scorre via facilmente. L’edizione che ho comprato (Oscar Mondadori, collana Classici Moderni) contiene anche un’altra opera dello stesso Huxley: intitolata Ritorno al mondo nuovo, è una raccolta di saggi scritta quasi trent’anni dopo, in cui l’autore ritorna sui temi affrontati nel romanzo, col senno di poi. Ecco, questo è un po’ pesante – e in qualche riflessione superato – però il romanzo è da leggere assolutamente.
L'IMPORTANZA DI ESSERE ISLANDESI
Una delle cose più interessanti di Internet, secondo me, è la possibilità che dà a chiunque di entrare in contatto con prodotti culturali di ogni parte del mondo. Se penso che solo fino a dieci anni fa l’unica musica che una persona normale poteva ascoltare era quella propinata dalla radio… Certo, all’epoca non c’erano Lady Gaga e Kesha, ma questa è una magra consolazione.
Ora, nonostante io abbia grandi lacune nell’ambito della musica italiana (o sbaglio?) e nonostante non ne capisca poi molto di musica, una cosa che mi piace fare è scoprire misconosciuti gruppi delle scene musicali più improbabili d’Europa (e non solo). L’ultima band su cui mi è capitato di mettere le orecchie mi ha conquistato, nonostante abbia all’attivo soltanto un album. L’ho scoperta grazie alla rivista online Players (ricordate? Ci scrissi un post sui Cojoti. Di recente ha stretto un accordo con la Feltrinelli che gli sta garantendo una certa sicurezza economica e la possibilità di continuare a pubblicare) ed ha l’evocativo nome di Of Monsters And Men. Fanno indie rock tendente al folk, sono islandesi ma cantano in inglese, hanno una voce maschile ed una femminile, e alcuni li accostano ai Mumford & Sons (ma questa frase ha senso solo se conoscete i Mumford & Sons). Nei testi parlano di tutte le cose che vi vengono in mente pensando all’Islanda, tranne i patronimici. Vi consiglio di ascoltare Little Talks e King & Lionheart. Non so, penso che potrebbero piacere a Tiziano e Livio.
PAROLE PROFETICHE DEL MIO BLOG
Oh, ma vi ricordate di quella volta che ho fatto chiudere Megavideo con un mio post? Beh, non posso non notare che, proprio poco dopo la mia pubblicazione di un intervento riguardante il crowdfunding, sia successo qualcosa.
L’8 febbraio un nuovo progetto ha fatto la sua comparsa sul sito Kickstarter. Stavolta, però, non era un brufoloso nerd americano a chiedere soldi alla massa per autofinanziarsi il sogno nel cassetto: a farlo era Tim Schafer. Ora, sarebbe troppo lungo e terribilmente noioso raccontare tutto di Tim Schafer, per cui la farò molto breve: Schafer è uno dei miei autori preferiti di videogiochi (il giorno in cui la componente autoriale dei videogiochi verrà compresa, allora questo settore sarà maturo) e manco a dirlo ha ideato diverse avventure grafiche storiche (su tutte Grim Fandango, capolavoro). Schafer ora ha una propria società, e la dura realtà del mercato lo ha costretto a finanziare il suo nuovo progetto attraverso i soldi dei fan: le avventure grafiche purtroppo sono un genere di nicchia, e quindi i produttori ritengono poco fruttuoso investire soldi su progetti del genere. Ecco quindi l’idea del crowdfunding.
La cosa è pazzesca, anche se per valutarla bene bisognerà aspettare il gioco finito. Ciò che più mi ha colpito è che l’obiettivo (400.000 dollari) è stato raggiunto in meno di 24 ore: al momento stanno oltre i due milioni di dollari, tant’è che il buon Schafer ha già annunciato traduzioni in diverse lingue (tra cui l’italiano). Vi giuro, la cosa mi ha lasciato sbalordito, e adesso queste righe sembrano sobrie solo perché sono passati diversi giorni e quindi ho smaltito l’entusiasmo. Tra l’altro le ricompense per chi donava sono pazzesche: se volete dargli più di 10.000 dollari andate a cena con Schafer e vi fate pure il giro dei suoi uffici. Vi link la pagina di Kickstarter, anche se nessuno di voi ci cliccherà sopra: tra l’altro Schafer è un campione di ironia, quindi vi consiglio di vedere il video con cui presenta il progetto.
DA EMILIO
Il 9 febbraio, mentre ancora ero all’oscuro di ciò che Tim Schafer stava tramando, ho rivisto un mio caro amico (Gian Maria) e un mio caro nemico (P.), e ce ne siamo andati tutti e tre in trattoria, come ai vecchi tempi.
Io sono stato benissimo. Gian Maria non lo vedevo da prima del suo Erasmus in Russia, e già vederlo ancora tutto intero mi ha fatto piacere. Alla mia domanda “Allora, com’è Mosca?” Gian Maria ha risposto dando una di quelle definizioni che lo renderebbero un grande scrittore se solo si mettesse davanti a scrivere seriamente: “Mosca assomiglia a una puntata di Dragon Ball: c’è uno stato di tensione perenne”. Comunque, nel giro di poche ore abbiamo messo insieme tutto il materiale per scrivere un romanzo pulp molto noir, ricco di personaggi epocali e frasi epiche. Il protagonista potrebbe essere un cecchino russo senza un polmone, che ha fatto la guerra in Afganistan arrivando secondo per numero di nemici uccisi (27; al primo posto è arrivata a una donna); il tizio viene richiamato d’urgenza in patria perché una nuova missione lo attende: stanare i commercianti svizzeri che a Lugano mettono decorazioni natalizie troppo brutte sulle vetrine dei loro negozi. Si rischia la prigione per cose del genere, sappiatelo.
EPILOGO
Poi è arrivato anche quel giorno epico in cui ho fatto il mio ultimo esame all’università. Proprio l’ultimo ultimo, intendo. C’ho messo un po’ a realizzare la cosa, perché la prima cosa che mi è arrivata addosso è stata tutta la stanchezza accumulata. Alla fine però c’è stata quella consapevolezza un po’ strana, una sensazione davvero insolita, esattamente come il mio statone vuoto.
Ecco, qui come citazione finale ci starebbe bene l’ultima frase di Halo, ma preferisco usare le parole del Poeta: “Fine? Nessuna fine, signori. C’è sempre un dopo, fratelli!”
Persino Milano può essere low cost
11 anni fa
