giovedì 31 marzo 2011

AMICI MIEI – LA TRILOGIA

EPISODIO I
Ieri ho rivisto Jacopo dopo un sacco di tempo (“dopo secoli” ha detto lui). In effetti non lo vedevo da metà dicembre. Io, Valeria, lui e Pietro siamo andati a mangiare una pizza in un posto tutto sommato economico: i Butteri (“eh, quanti ricordi” direbbe Limerick; ma questa è un’altra storia).
Jacopo ci ha raccontato l’evento più importante di questi ultimi mesi: è stato in Ucraina. Ora, la cosa che mi ha sconvolto non è che è stato dieci giorni lì, in una casa abitata da messicani; non è che ogni sera i suddetti messicani suonavano salsa e rumba, mentre le ucraine ballavano; e non è neanche la descrizione di treni e auto altissime, per contrastare la neve. La cosa che più mi ha sconvolto è stato sapere che è stato per la maggior parte del tempo a Charkiv, città che possiede la piazza più grande d’Europa. In realtà secondo Wikipedia è solo la terza del continente, ma comunque mi piace pensare che Jacopo sia stato testimone di questo primato.

[Dialogo memorabile. "E ballavi anche tu la salsa e la rumba?" "No, io no. Cioè, solo una sera. Era venuta un'altra ragazza ucraina e..." Pietro: "...e te la sei trombata?"]

Jacopo ha voglia di gelato, e allora chiede a delle ragazze che ne mangiavano uno dove lo avevano comprato; poi, nel tentativo di mangiarlo, il gelato gli cade dal cono, ma lui riesce ad afferrarlo al volo con una mano. Avreste dovuto esserci.
Dopo siamo andati a giocare al bowling di Viale Regina Margherita, dove Jacopo ci ha umiliato (pare che in Ucraina ci abbia giocato). A un certo punto Jacopo chiede al gestore del bowling se era possibile mettere un po’ di musica, ma quello risponde lapidario: “No, niente musica”.
Di questa serata mi piace anche ricordare: i parcheggi di Jacopo (veramente difficili, devo ammetterlo); i disegni di Jacopo in macchina (la casa con 3 auto e i commenti di Pietro); la misteriosa missione di Jacopo per il dopo cena (si doveva recare a Balduina per prendere da un tizio la fotocopia di un suo documento). Tutto questo, come direbbe Tiziano, è molto allajacopodolce.

Jacopo, spero tu legga questo post. Vediamoci più spesso, dai!

EPISODIO II
Dalla pièce teatrale Limerick non viene preso per l’Erasmus, di Luigi Calisi.

[Mensa universitaria. Rumore diffuso. Odore di polpettone nell’aria. Limerick è seduto con il roscio e con una ragazza. Luigi si avvicina]
Luigi: “Ma allora mò che non vai in Erasmus ti candidi?”
Limerick: “Certo zì… Anche se spero sempre che qualcuno rinunci per Buenos Aires”
Luigi: “Ma come, preferisci Buenos Aires a Vancouver?”
Limerick: “Sì. Anche se Buenos Aires è pericolosa. Se ci vado, non mi porto manco il computer”
Luigi: “Se vabbè. A ‘sto punto manco l’orologio”
Limerick: “Infatti manco quello. L’ora la vedo sull’iPhone”
Luigi: “Ma non ha senso: non dovresti portarti manco l’iPhone!”
[Pausa di riflessione]
Limerick: “Sì, ma per prendermi l’iPhone devono passare sul mio cadavere!”
Luigi: “Mmm… Mi viene in mente una frase del mio romanzo che calza a pennello… Aspè, com’era? ‘Avevano due opzioni… Una era… Oppure passare sul mio cadavere… Beh…’ No, non me la ricordo”
[Risate]

Voglio farti (e farvi) un regalo: ecco in anteprima la frase del mio romanzo che avevo pensato per quel preciso momento!
«Erano in trappola: dovevano rispondere alla mia domanda. Oppure passare sul mio cadavere.
Beh, scelsero la seconda opzione.»


Percepite l'adrenalina?

EPISODIO III
L’ultimo post di Matteo è molto bello. Lo penso davvero. Leggetelo, se non lo avete già fatto. Peccato sia stato poco commentato (uno dei commenti è di mio fratello, pazzesco!). Questo post nasce essenzialmente in risposta a quello: per celebrare, a partire da aneddoti recenti, l’amicizia che mi lega ad alcune persone. Anche se non ci vediamo così tanto, gli amici veri sono quelli che rimangono anche dopo tanto tempo, quelli che quando li rivedi non è cambiato praticamente nulla (sì, rubo una mia frase da un commento al post di Matteo: ma mi piaceva, e ne rivendico il copyright).

Ciao a tutti, se beccamo al pantheon prossimamente.

SPIN-OFF
Un po’ di settimane fa siamo usciti io, Valeria e il Cavicca. Siamo andati a mangiare alla Montecarlo. A fare la fila prima, e poi a mangiare alla Montecarlo, per la precisione. Mangiato a volontà, tra l’altro: piatti di pasta enormi. Poi siamo andati al bowling di cui sopra (notare la ringkomposition) ma abbiamo giocato a biliardo (di cui io e Valeria ci siamo scoperti grandi estimatori). Una scena, fra tutte, rimarrà da antologia. Mentre giocavamo, un bambino asiatico di otto anni entra nella nostra stanza, saluta me con un “ciao”, poi apre una porta e scompare in una stanza piena di slot machine. Roba da peggiori bar di Manila.

Cavicca, vediamoci più spesso. Sappi che ti stimo anche se hai una doppia vita e scrivi commenti agli articoli online di Wired.

giovedì 17 marzo 2011

CI SIAMO! (QUASI)

Abbiamo aperto il nuovo blog. Si chiama “Attraversamento Cojoti”, e lo trovate a questo indirizzo (oltre che nella colonna dei link qui a fianco):

http://www.attraversamentocojoti.blogspot.com/

Prima che continuiate, alcune informazioni utili.
Tanto per cominciare, la grafica è assolutamente provvisoria. Abbiamo delle belle idee in mente, solo che potremo attuarle solo fra qualche settimana. Fino a quel momento, ci faremo bastare questa grafica semplice e anche piuttosto banale.
Qualcuno di voi, però, ha dei suggerimenti per migliorarla quel tanto che basta per non far male agli occhi? O vi piace così? Mi riferisco soprattutto ai colori... Non abbiate paura di dire la vostra. Voglio solo aggiungere che spero che l’idea per il logo (e di conseguenza per la grafica) si realizzi, perché ci sembra veramente vincente.

Poi, troverete due post sul nuovo blog. Il primo è un normale post introduttivo, in cui si dice bene o male quello che sapete già. Il secondo è invece una mia recensione del film Rango. Leggete e commentate, mi raccomando!
Mi piacerebbe che qualcuno di voi avesse visto il film, anche se credo che la cosa sia molto improbabile: in questo modo potreste dire la vostra. In ogni caso, anche se la sola idea di vedere un western con protagonista un camaleonte vi fa vomitare, vi prego di fare lo stesso un commentino (anche per scrivere che l’idea di andare a vedere un film del genere vi fa vomitare). Ci serve incoraggiamento!

Colgo l'occasione del lancio per ringraziarvi per essere intervenuti negli scorsi post. È stato stimolante vedere che c'era un feedback da parte vostra. Spero che continuiate a supportarci (e sopportarci) anche in questa nuova avventura...

Fateci sapere che ne pensate dei Cojoti!

domenica 6 marzo 2011

FUORI I COJOTI

Dopo aver letto i commenti al post precedente, dopo aver preso carta e penna, e dopo aver costruito un sistema statistico-matematico a base di scatter e covarianze, sono giunto alla seguente conclusione:

Cojoti 6 preferenze (un successo a sorpresa)
Amici di Penna 2 (il commento di Cavicca sul talent show per aspirante poeti merita un riconoscimento internazionale)
La falsariga 2 (abbastanza figo come nome)
Tutte le altre proposte una preferenza o nessuna

Mi sembra di capire che i Cojoti siano andati per la maggiore. Ora, un paio di domande. 1) Siamo d’accordo su questo nome? Ovvero, anche chi non lo ha votato lo sopporterebbe? 2) Nel caso la scelta vada in questa direzione, come vogliamo declinarla?
Io ripeto la mia ammirazione per Dove osano i Cojoti: mi sembra simpatico, facilmente memorizzabile e tutto sommato adeguato al tono di un blog come quello che abbiamo in mente. Complimenti al Cavicca per la proposta! Mi ha fatto morire anche la proposta di Limerick I cojoti sull’amaca: potrebbe funzionare, forse. Altrimenti Valeria proponeva un titolo alla Wertmüller: qualcosa tipo I cojoti sulla falsariga dell'amaca sulla palafitta.
Qualcuno di voi ha qualche altra idea? Anche al di fuori dell’area dei Cojoti, naturalmente…

A tal proposito, piccola spiegazione etimologica (a beneficio di Limerick). Il titolo prende spunto - almeno credo - dall’usanza romanesca di edulcorare l’epiteto “coglione” con la parola “cojote” (scritto così per riprodurre l’assonanza tra le due parole; linguisti, correggetemi se sbaglio). Ecco perché c’è la j al posto della y. Dai, anche gli occasionali visitatori spagnoli potrebbero arrivarci. (Comunque la frase sullo psicanalista è molto da avventura grafica)

Una volta scelto questo nome (che suppongo coincida con l’indirizzo URL del blog), direi che è giunta l’ora di aprire il sito. Tutto il resto – grafica, sottotitolo, nomi delle etichette – lo decideremo e applicheremo all’istante sul blog prima di renderlo pubblico. Direi che possiamo lavorarci per un po’ inter nos, così da pubblicare il primo articolo per metà marzo, che dite? Se qualcuno vuole cominciare a prenotarsi qualche post (su qualsiasi argomento) è il benvenuto…

Altra idea (io le butto giù qui man mano che mi vengono, perché non conosco modo più immediato per farvele conoscere). C’è l’annoso problema delle immagini (in teoria quelle coperte da diritto d’autore – cioè il 95% di quello che si trova online – non potrebbero essere pubblicate). Allora ho pensato ad un escamotage: perché non associare ad ogni etichetta un’immagine fatta da noi (dove per noi si intende qualcuno che ne è capace)?
Faccio un esempio. Si vocifera che l’etichetta sul cinema si potrebbe chiamare Pop-Corn, proposta lanciata da Valeria che mi sembra molto buona. In tutti i post che verranno etichettati in questo modo potremmo mettere, in cima prima del testo, la stessa immagine (non so, un contenitore strapieno di pop-corn). Così spezzeremmo la monotonia del blog, inseriremmo un tocco grafico originale e permetteremmo di riconoscere immediatamente l’argomento del post.
È solo un’idea, ma fatemi sapere che ne pensate. E se qualcuno pensa di essere in grado di realizzare la cosa praticamente si faccia avanti…

ESEGESI DEL NOME DEL MIO BLOG
A grande richiesta, ecco svelati tutti i segreti del titolo del mio blog – o meglio dell’URL, cioè Dangercove.
Marco, hai colto nel segno: è proprio un riferimento a Monkey Island, in particolare ad un luogo dell’isola di Plunder Island nel terzo capitolo della saga. Lo scelsi perché nel gioco è una baia, e mi trasmetteva l’idea di serenità e tranquillità, a dispetto dell’ironico nome che vuol dire all’incirca “insenatura del pericolo”. Si, mi piacciono le baie.
Però il tuo commento mi ha fatto sorgere qualche dubbio, e così sono andato a controllare. In effetti, “pericolo” in inglese si scrive “danger” e non “danjer”, però nel gioco la parola è scritta con la j, proprio come dicevi tu! Lo conferma una delle voci scritte peggio nella storia di Wikipedia (guardate invece quella ungherese come è approfondita!); il Danjer Cove, per la cronaca, è l’insenatura in alto a sinistra della mappa, quella immersa nell’oscurità. Suppongo che la parola “danjer” (che non esiste in inglese) sia un riferimento ironico che si è perso nella traduzione italiana, per ovvi motivi.
Quindi, in definitiva, è vero: l’URL del mio blog dovrebbe essere danjercove. Ottimo spirito d’osservazione, Marco! ;)

Oh, ma questa j è proprio al centro dei vostri pensieri, eh?
 
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