EPISODIO I
Ieri ho rivisto Jacopo dopo un sacco di tempo (“dopo secoli” ha detto lui). In effetti non lo vedevo da metà dicembre. Io, Valeria, lui e Pietro siamo andati a mangiare una pizza in un posto tutto sommato economico: i Butteri (“eh, quanti ricordi” direbbe Limerick; ma questa è un’altra storia).
Jacopo ci ha raccontato l’evento più importante di questi ultimi mesi: è stato in Ucraina. Ora, la cosa che mi ha sconvolto non è che è stato dieci giorni lì, in una casa abitata da messicani; non è che ogni sera i suddetti messicani suonavano salsa e rumba, mentre le ucraine ballavano; e non è neanche la descrizione di treni e auto altissime, per contrastare la neve. La cosa che più mi ha sconvolto è stato sapere che è stato per la maggior parte del tempo a Charkiv, città che possiede la piazza più grande d’Europa. In realtà secondo Wikipedia è solo la terza del continente, ma comunque mi piace pensare che Jacopo sia stato testimone di questo primato.
[Dialogo memorabile. "E ballavi anche tu la salsa e la rumba?" "No, io no. Cioè, solo una sera. Era venuta un'altra ragazza ucraina e..." Pietro: "...e te la sei trombata?"]
Jacopo ha voglia di gelato, e allora chiede a delle ragazze che ne mangiavano uno dove lo avevano comprato; poi, nel tentativo di mangiarlo, il gelato gli cade dal cono, ma lui riesce ad afferrarlo al volo con una mano. Avreste dovuto esserci.
Dopo siamo andati a giocare al bowling di Viale Regina Margherita, dove Jacopo ci ha umiliato (pare che in Ucraina ci abbia giocato). A un certo punto Jacopo chiede al gestore del bowling se era possibile mettere un po’ di musica, ma quello risponde lapidario: “No, niente musica”.
Di questa serata mi piace anche ricordare: i parcheggi di Jacopo (veramente difficili, devo ammetterlo); i disegni di Jacopo in macchina (la casa con 3 auto e i commenti di Pietro); la misteriosa missione di Jacopo per il dopo cena (si doveva recare a Balduina per prendere da un tizio la fotocopia di un suo documento). Tutto questo, come direbbe Tiziano, è molto allajacopodolce.
Jacopo, spero tu legga questo post. Vediamoci più spesso, dai!
EPISODIO II
Dalla pièce teatrale Limerick non viene preso per l’Erasmus, di Luigi Calisi.
[Mensa universitaria. Rumore diffuso. Odore di polpettone nell’aria. Limerick è seduto con il roscio e con una ragazza. Luigi si avvicina]
Luigi: “Ma allora mò che non vai in Erasmus ti candidi?”
Limerick: “Certo zì… Anche se spero sempre che qualcuno rinunci per Buenos Aires”
Luigi: “Ma come, preferisci Buenos Aires a Vancouver?”
Limerick: “Sì. Anche se Buenos Aires è pericolosa. Se ci vado, non mi porto manco il computer”
Luigi: “Se vabbè. A ‘sto punto manco l’orologio”
Limerick: “Infatti manco quello. L’ora la vedo sull’iPhone”
Luigi: “Ma non ha senso: non dovresti portarti manco l’iPhone!”
[Pausa di riflessione]
Limerick: “Sì, ma per prendermi l’iPhone devono passare sul mio cadavere!”
Luigi: “Mmm… Mi viene in mente una frase del mio romanzo che calza a pennello… Aspè, com’era? ‘Avevano due opzioni… Una era… Oppure passare sul mio cadavere… Beh…’ No, non me la ricordo”
[Risate]
Voglio farti (e farvi) un regalo: ecco in anteprima la frase del mio romanzo che avevo pensato per quel preciso momento!
«Erano in trappola: dovevano rispondere alla mia domanda. Oppure passare sul mio cadavere.
Beh, scelsero la seconda opzione.»
Percepite l'adrenalina?
EPISODIO III
L’ultimo post di Matteo è molto bello. Lo penso davvero. Leggetelo, se non lo avete già fatto. Peccato sia stato poco commentato (uno dei commenti è di mio fratello, pazzesco!). Questo post nasce essenzialmente in risposta a quello: per celebrare, a partire da aneddoti recenti, l’amicizia che mi lega ad alcune persone. Anche se non ci vediamo così tanto, gli amici veri sono quelli che rimangono anche dopo tanto tempo, quelli che quando li rivedi non è cambiato praticamente nulla (sì, rubo una mia frase da un commento al post di Matteo: ma mi piaceva, e ne rivendico il copyright).
Ciao a tutti, se beccamo al pantheon prossimamente.
SPIN-OFF
Un po’ di settimane fa siamo usciti io, Valeria e il Cavicca. Siamo andati a mangiare alla Montecarlo. A fare la fila prima, e poi a mangiare alla Montecarlo, per la precisione. Mangiato a volontà, tra l’altro: piatti di pasta enormi. Poi siamo andati al bowling di cui sopra (notare la ringkomposition) ma abbiamo giocato a biliardo (di cui io e Valeria ci siamo scoperti grandi estimatori). Una scena, fra tutte, rimarrà da antologia. Mentre giocavamo, un bambino asiatico di otto anni entra nella nostra stanza, saluta me con un “ciao”, poi apre una porta e scompare in una stanza piena di slot machine. Roba da peggiori bar di Manila.
Cavicca, vediamoci più spesso. Sappi che ti stimo anche se hai una doppia vita e scrivi commenti agli articoli online di Wired.
Persino Milano può essere low cost
11 anni fa
