Certe volte mi dimentico di cose talmente belle che meriterebbero di essere scolpite nell’immortalità. L’altra sera sono uscito a Terracina con Valeria, il Rocca, il Cavicca, mio fratello, e parte del gruppo d’uscita terracinese. Beh, seduto sul muretto del lungomare (non sotto, come proponeva di fare Jacopo ai tempi) mi sono fatto tantissime risate. Innanzitutto ho scoperto che la vita di Cavicca è un telefilm americano, e di ciò me ne compiaccio. Poi mi hanno fatto ricordare di una cosa: come ho fatto a dimenticarmi di una storia come quella del “C’è Tizio Caio?” “No” “Ne sei proprio sicuro?”. Meno male che c’è la memoria degli amici, e meno male che ci sono i blog: sono andato a ricontrollare un post di WR! di un anno fa (quello del 25 agosto 2009, per chi volesse andarselo a cercare), in cui il Rocca descrive magistralmente il trip mentale che il racconto del Cavicca gli aveva ispirato; e poi ho letto i commenti al post successivo, che valgono tanto oro quanto pesano. Bello, bello, bello.
Tutto ciò mi ricorda due cose (occhio alla struttura del post!):
1) Qualche giorno fa (parecchi giorni fa) siamo usciti per Roma. Anche quella è stata una bella serata, e mi ero ripromesso di scrivere due righe sul blog: lo faccio ora, varrà lo stesso. Eravamo io, Valeria, Jacopo, Andrea, Tiziano, Tiziana e Gabriele, feat. Livio nella prima parte. Mentre io e Valeria aspettiamo la banda fuori dalla metro Barberini, tre persone in rapida successione ci chiedono dove si trova la Fontana di Trevi. Ma davvero, intendo proprio uno dietro l’altro. Per me era anche un deja vù: pochi giorni prima mi era successa la stessa cosa a Borgo Montenero, quando due camionisti mi avevano chiesto – nel giro di un minuto – delle indicazioni stradali.
La serata è proseguita con il Burger King e con un giro notturno per il centro. Tiziana e Gabriele ci hanno portati in una bellissima libreria specializzata in cinema, di cui mi sono anche prontamente scordato il nome. Vendono anche le locandine, compresa quella del film Pasto nudo: io e Andrea ci siamo scompisciati. Poi siamo finiti a Campo de’ Fiori e a Piazza Farnese, a parlare sotto a un palazzo. Gabriele e Tiziana hanno riaccompagnato a casa me e Valeria in macchina, e io mi sono ricordato di quella volta (a.C.) che Gabriele non riusciva a ritrovare il posto in cui aveva parcheggiato l’auto, perché il Lungotevere è tutto uguale. Sono questi dettagli che fanno grandi i libri, ed è per questo che il libro della nostra vita sarà il più bello di tutti.
2) Sabato 10 luglio WR! ha chiuso i battenti. Come scrivevo qualche post fa (“Breve antistoria dei blog” del 24 maggio), quel blog è stato il primo aperto da noialtri, ed ovviamente è stato il nostro ispiratore (per chi più, per chi meno). Mi rammarico della sua chiusura, ma la comprendo pienamente: come afferma il suo autore, quel blog era ormai divisibile in ere geologiche. WR! va a fare compagnia a Mod nel paradiso dei blog: torniamoci su, quando ogni tanto vogliamo ricordarci come eravamo.
Però non disperate. Qualcosa mi dice che ben presto il Rocca aprirà un nuovo blog. Anzi, se avete un minimo di intraprendenza, forse riuscirete a scovarlo già da ora…
Ecco, questo era quello che volevo scrivere. Cosa faccio però durante queste vacanze? Beh, oltre a riposarmi e a fare un po’ di mare, scrivo. Scrivo la tesi, e procedo con regolarità; mi sorprendo a scoprire sempre nuovi aspetti di Wikipedia, e a volte credo di stare pian piano diventando il massimo esperto italiano in materia. Scrivo anche altro, almeno da alcuni giorni: se riesco a mantenere questo ritmo ce l’ho fatta.
Ho letto Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie. Bello, intrippante ‘na cifra, però inferiore a Dieci piccoli indiani, che poteva vantare un’atmosfera veramente inquietante e avvincente, di gran lunga superiore a quella del vagone Istanbul - Calais.
In questo momento sto leggendo la miniserie a fumetti Caravan, sceneggiata da Medda, pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore, e gentilmente prestatami dal Rocca. Sono arrivato al quinto di dodici albi, e mi sta appassionando tantissimo. Non amo particolarmente i fumetti, però devo ammettere che lo scenario tratteggiato da Caravan ha qualcosa che ti inchioda e ti fa morire dalla voglia di sapere come andrà a finire. È anche vero che è pieno di stereotipi, e sembra un telefilm americano perfino più della vita di Cavicca. Staremo a vedere come si evolverà. Intanto, vi ricordo che sull'Accademia degl'Vmidi è stata pubblicata una sua recensione: se vi interesse l'argomento leggetela.
Infine, lavoro anche un po’. Domani e giovedì, e poi il 2 e il 5 agosto, io, Valeria e Jacopo ci dilettiamo a fare le maschere in delle serate di musica classica organizzate a Sabaudia. L’anno scorso è stato uno spasso, e ancora oggi ricordiamo i folkloristici personaggi che ci vennero a fare visita. Ehi, ma praticamente in ogni cosa che facciamo c’è qualcosa da ricordare: ma sarà mica così per tutte le persone?
Fatevi sentire, commentate con qualsiasi messaggio, che mi fa piacere sentirvi. Un saluto a tutti.
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12 anni fa
