giovedì 17 giugno 2010

COVER & FOOTBALL TOPS

Ieri sera stavo tornando a casa, percorrendo in macchina la Mediana. Prima o poi vi racconterò di come ritengo che la Mediana – Tiziano drizza le orecchie: questa suggestione è per te – sia la Route 66 di casa nostra, ma ora voglio parlarvi d’altro.

Dunque, stavo tornando a casa e ascoltavo Virgin Radio.
La storia di come scoprii Virgin Radio meriterebbe quantomeno una miniserie a fumetti sceneggiata da Medda (a proposito: avete letto l’ultimo post dell’Accademia degl’Vmidi? Parla di fumetti, potrebbe interessarvi). Correva l’estate del 2007, la prima con la patente, ed avevo l’abitudine di andare a mare a Sabaudia con mio fratello e Jacopo. Un giorno, stanchi della solita musica, ci mettemmo a girare fra le varie frequenze: trovammo Virgin, una radio che faceva solo rock, e cominciammo ad ascoltare solo quella. In realtà col passare degli anni è peggiorata non poco: ha introdotto pubblicità e dj, elementi quasi totalmente assenti alle origini, e alla fin fine trasmette sempre le stesse canzoni. Per di più, per qualche inspiegabile motivo, una volta valicato il ponte di Porto Badino (quello che la domenica pomeriggio si intasa per la gente che va a vedere le partite allo Stonehenge) il segnale si perde irrimediabilmente: tant’è che una volta si era diffusa la voce che non uscivamo più a Terracina perché lì non si sente Virgin Radio.

Insomma, ascoltavo la radio e a un certo punto parte l’inconfondibile melodia di Enjoy the silence dei Depeche Mode. Capisco subito che non è la versione originale, bensì una cover: e mi aspettavo di sentire quella più famosa, ad opera dei Lacuna Coil (che non mi piace granché). Invece no: parte un bel sound rock alternativo, di quelli che piacciono a me, per altro con un arrangiamento molto originale e mai sentito prima. Mentre la notte, le serre e i campi sfrecciano via ai lati della macchina, mi riprometto di cercarla su Internet.

Stamattina, per pure caso, capito sul sito Ibs (che ho scoperto oggi e devo assolutamente esplorare e frequentare di più). Distrattamente, noto che fra i dischi in evidenza c’è If I Had Hi-Fi dei Nada Surf. Costoro sono un gruppo di cui conosco solo una canzone, però comunque mi incuriosisce l’uscita di un loro nuovo album e ci clicco sopra. Beh, cosa scopro? Sono proprio loro gli autori di quella cover che ho sentito ieri sera. Il loro ultimo album contiene solo rifacimenti di canzoni altrui, e la traccia numero 2 è proprio Enjoy the silence! Pazzesco, dai. Comunque la loro interpretazione musicale del pezzo è davvero bella: vi lascio il link alla canzone.

L’ANGOLO DEI MONDIALI
Nonostante il ritmo assurdo dei miei esami, che si susseguono l’uno dopo l’altro, ho trovato del tempo per vedere qualche partita dei mondiali. Ecco le mie impressioni dopo la prima giornata dei gironi:
- L’Italia ha la solita fortuna. Il pareggio della Nuova Zelanda contro la Slovacchia è stata pura follia, ma ci facilita enormemente le cose. Resta da vedere fin dove potremo arrivare contando solo sulla buona stella, visto che la partita col Paraguay è stata veramente inguardabile (al contrario di quanto affermato dalla maggior parte della faziosissima stampa nostrana, commentatori Rai e Sky in primis)
- La Germania (se così si può chiamare quella squadra, dove aumentano sempre di più gli oriundi e i naturalizzati) mi ha impressionato, contro ogni mia previsione. Giovane e scattante, sbaraglierà la concorrenza (se non in questa edizione, almeno nei prossimi dieci anni: peraltro sta vincendo tutto il vincibile a livello under 17 e under 21….)
- Brasile, Argentina e Inghilterra non mi sono piaciute. Questo è il peggior Brasile che io ricordi: non solo non è spettacolare, ma non mi sembra neanche poi così forte. Nell’Argentina gioca Juan Sebastian Veron; Juan Sebastian Veron; nel 2010, a un Mondiale, Juan Sebastian Veron. L’Inghilterra resta la migliore di questo terzetto, anche se mi aspetto sicuramente di più da quella squadra. Mi aspettavo di più anche dall’Olanda, a dire il vero.
- La Spagna? No comment… Per la Svizzera vale lo stesso discorso fatto per la Germania: fra italiani, curdi, e africani non ci si capisce più niente in quella rosa.
- Fra le africane la migliore per me è la Costa d’Avorio. Mi spiace per il Sudafrica: rischia di essere ricordata come l’unica squadra ospitante a non aver superato la fase a gironi. Strano a dirsi, il Giappone ha fatto una partita buona: ma forse è stato solo un caso.

Comunque ho preso una decisione: se mai diventerò famoso, scriverò un libro sui Mondiali di Calcio. Sarà un’opera monumentale, piena di aneddoti, curiosità e ricordi. E che, ovviamente, raggiungerà nuove vette di epicità

giovedì 10 giugno 2010

ERA L’ANNO DEI MONDIALI, QUELLI DEL ’66…

…la regina di Inghilterra era Pelé, come contava Venditti in quello che, a mio parere, è l’unico verso veramente memorabile di tutta la sua produzione musicale.
C’è poco da fare: quando arrivano i Mondiali di calcio è tutta un’altra cosa. Non so se dipende dalla cultura del Paese in cui viviamo (l’Italia è una repubblica fondata sul pallone), ma a me prende proprio la febbre da coppa del mondo già a partire dalle settimane immediatamente precedenti. Badate bene, non è una cosa strettamente connessa alla nostra nazionale: a me interessa proprio tutto, dall’ultima delle esordienti alla location dove avrà luogo l’evento. Arrivo anche a vedermi le partite più assurde della prima fase, mentre è praticamente obbligata la visione di quelle della fase finale, dagli ottavi in poi.
Fra pochissimo cominceranno i Mondiali in Sud Africa, ma purtroppo quest’anno me ne perderò una buona parte a causa della preparazione degli ultimi due esami della mia laurea triennale. Eh, ubi maior… Tutto ciò però non mi ha fatto scampare alla febbre che mi sta lentamente divorando, e che esploderà del tutto a partire dall’11 giugno.
Ovviamente non sono l’unico ad essere stato contagiato. Matteo, nel suo ultimo post, ha mascherato la febbre mondiale con dei simpatici aneddoti sul suo compleanno. Un tale Federico ha scritto (molto bene) un post tematico sulla blogzine l’Accademia degl’Vmidi (lo avete letto? Lo avete commentato? Fatelo), contenente un’analisi e alcuni pronostici su Sudafrica 2010. E questo per citare giusto due esempi che mi sono capitati sotto agli occhi negli ultimi giorni.

Ma in realtà non voglio parlarvi dei prossimi mondiali: ci sarà tempo e modo per sfogare la nostra voglia di calcio nei prossimi giorni. Io in realtà volevo puntare l’attenzione sugli altri mondiali, quelli passati.
È curioso come associ determinati ricordi ed atmosfere ben precise ad alcuni grandi eventi. Beh, i campionati del mondo di calcio sono fra questi: avvenimenti epocali (più o meno), che ho vissuto tanto a fondo da farmi imprimere nella memoria fatti che ricordo benissimo ancora a distanza di anni.
Anagraficamente, quello in Sudafrica sarà addirittura il sesto mondiale che vivrò. Ovviamente, però, di Italia ’90 e Usa ’94 non ricordo alcunché. Peccato, perché il mondiale americano (con cose come la Bulgaria in semifinale e la lotteria dei rigori tra Italia e Brasile) me lo sarei gustato parecchio. Invece i successivi tre me li ricordo bene. E allora vai con l’amarcord.

FRANCIA ‘98
Il primo mondiale non si può scordare mai. Matteo ha scritto che il suo compleanno per eccellenza è quello del ’98: beh, per me IL mondiale è Francia ’98. Avevo nove anni, “e gli occhi del bambino quelli non li danno proprio indietro mai”: era l’evento più spettacolare che avessi mai visto, con tutte quelle squadre provenienti da tutto il mondo, e quei campioni che fino ad allora avevo immaginato solo nella mia testa.
Seguivo la manifestazione su un calendario fatto benissimo che era uscito come inserto da Topolino. Ricordo praticamente tutto. L’Italia stava in un girone con Camerun, Cile e Austria. Italia – Camerun la vidi a Napoli, a casa di mia nonna: ad ogni gol dell’Italia (furono 3) dal vicolo sotto casa si levavano ululati e venivano sparate quelle che erano poco meno che bombe. Italia – Austria la ascoltai parzialmente per radio, di ritorno da una festa di compleanno. Italia – Cile e Italia – Norvegia, ottavo di finale, le vidi nel ristorante del cugino di mio padre. Italia – Francia, capolinea della nostra avventura, la vidi a Gioia del Colle (in Puglia), dove mi ero recato per un matrimonio. Per favore, notate quanti dettagli inutili conserva la mia mente.
La finale la vidi a casa mia. Ricordo perfettamente gli Champes Elisées di Parigi con la gente in festa. Ricordo la Croazia terza (alla prima apparizione in un mondiale). Ricordo la canzone dei mondiali, La copa de la vida di Ricky Martin. Il tutto è ammantato in un alone di leggenda: e non so perché, il colore che associo a Francia ’98 è quello del tramonto, frutto di ricordi che ho attorno a quel momento della giornata.

GIAPPONE – SUD COREA 2002
Completamente diversi sono i ricordi di questo mondiale; che, paradossalmente, sono più sbiaditi. Tanto per dirne una, non ricordo con chi stavamo nel girone (sono dovuto andare su Wikipedia per scoprire che si trattava di Messico, Croazia e Ecuador). Ricordo però altre cose.
Erano i giorni in cui facevo l’esame di terza media. Un ricordo ben preciso è che, dopo lo scritto di italiano, andai a pranzo da un mio amico e nel pomeriggio giocammo a pallone uno contro uno; io impersonavo il Brasile, lui il Senegal. Vinse lui ai rigori: fu così che, nel giardino di casa sua, il Senegal si laureò campione del mondo.
Vidi delle partite a Napoli, a casa degli altri miei nonni. In particolare ricordo una partita della Turchia (terza alla fine della competizione); io e mio fratello giocavamo a pallone con una palletta anti-stress di mia nonna, dentro una camera da letto, usando un armadio come porta (notate l’assurdità della situazione).
La partita contro la Corea del Sud la vidi a casa mia. Tutte le mattine mi vedevo lo speciale mondiali del Tg5, dalle 8.20 alle 8.30, la cui sigla era Boom di Anastacia, canzone ufficiale dei mondiali che in pochi ricorderanno.
Le partite erano ad orari improbabili, tipo la mattina o a ora di pranzo. La finale (Germania – Brasile) non la vidi neanche: mi trovavo ad un camp estivo di basket, e avevano allestito una specie di maxi-schermo, essendo il posto frequentato da brasiliane (pare una cosa un po’ losca detto così. E forse lo era). Nei miei ricordi, è stato un mondiale un po’ anonimo, e quindi per questo me lo ricordo pochissimo.

GERMANIA 2006

Eccoci qua, il mondiale che vincemmo per sbaglio. Ma in fondo conta anche la fortuna, no? Ci è bastato giocare due partite magistrali (le ultime due) contro due squadri forti per vincere la competizione, tralasciando le precedenti gare non proprio sensazionali contro avversari mediocri.
Beh, è stato il primo mondiale dopo la rivoluzione di Sky, che mi ha permesso di vedere una quantità immane di partite. Soprattutto, era possibile vedersele con il commento della mitica Gialappa’s Band; in ogni partita il trio invitava gente dei Paesi che giocavano, e ricorderò per sempre un tale Daniel, esponente del Trinidad & Tobago, il quale rideva perennemente in modo ebete ad ogni domanda che gli veniva posta (al che la Gialappa’s commentò: “Avranno qualcosa in comune con la Jamaica”).
Invitai Matteo a vedere Brasile – Australia da me. La partita più bella del torneo fu Giappone – Australia (1-3): il Giappone segnò subito, poi si chiuse in difesa; l’Australia attaccò per il resto della partita, segnando 3 gol negli ultimi dieci minuti (il terzo ad opera di Aloisi, “uno che nel ’94 giocava nella Cremonese” Gialappa’s dixit).
La finale cadeva il giorno dell’ottantesimo compleanno di mio nonno. Vennero parenti da ogni dove e si radunarono a casa mia. Dopo un pranzo monumentale guardammo tutti insieme la partita; eravamo così tanti che ci dovemmo disporre su tre file. Quando l’Italia pareggiò, uno zio di mio padre si alzò in piedi e fece il gesto dell’ombrello al televisore, imprecando contro i francesi; in quel momento qualcuno stava scattando una foto, e lo ha immortalato per sempre nell’agonismo del suo gesto. Dopo il trionfo non andai a festeggiare, anche se mi sarebbe piaciuto. Il giorno dopo andai all’edicola alle 8.30 e comprai una copia da collezione della Gazzetta.
Qui si ha il passaggio dalla leggenda alla storia. Sono ricordi recenti, quindi manca loro quella dimensione spettacolare che connota nella mia testa i mondiali precedenti.

La storia dei miei mondiali è anche questo: il racconto di come sono cresciuto. Meno male che li fanno solo ogni quattro anni: non me li gusterei allo stesso modo, se li potessi vedere ogni anno

venerdì 4 giugno 2010

UNA RIVOLUZIONE?

Amici, oggi voglio parlarvi dell’ultimo grande progetto nato attorno a noi. Come molti di voi sapranno, da un paio di settimane è nato un nuovo blog nella nostra cerchia. Si tratta di una novità molto importante, che ha raccolto l’interesse di una piccola (per ora) cerchia di persone, e che merita di avere una possibilità.
Il blog si chiama L’Accademia degl’Vmidi, e lo potete trovare a questo indirizzo (ma l’ho aggiunto anche nella barra dei link qua a lato). Che cosa ha di così particolare? Beh, innanzitutto si tratta di una blogzine. Dicesi blogzine qualsiasi blog che viene gestito da più utenti, intenti a pubblicare post che tendono ad essere strutturati come articoli di un giornale. In pratica si cercherà di convogliare su questa blogzine degli interventi seri, con riflessioni, idee, segnalazioni, recensioni, ecc. Il blog è strutturato in quattro macro-sezioni, comprendenti al loro interno ulteriori piccole categorie che specificano meglio i contenuti. Senza che sto qua a farvi un elenco, vi conviene esplorare il sito per conto vostro.
L’idea è nata a Firenze, tra Andrea e Matteo (per chi non li conoscesse: miei amici, compagni di classe del liceo, e blogger); successivamente si sono unite altre persone, compreso il sottoscritto. Oggi ho pubblicato il mio primo post (sulle pubblicità Nike e Adidas: correte a leggerlo, dai!): si è andato ad aggiungere ad altri tre interventi già pubblicati. Leggete, leggete: così potete notare che il ventaglio di argomenti trattati è piuttosto ampio.

Quello che mi preme sottolineare è che la blogzine è aperta a chiunque voglia partecipare. Volete scrivere? Volete mettervi alla prova? Volete confrontarvi con gli altri? Bene, nel profilo raggiungibile dalla home page è presente un indirizzo email: scrivete, e qualcuno vi risponderà. È una bellissima iniziativa, nonché un’opportunità molto interessante. Se poi non avete voglia di fare tutto ciò, almeno buttateci un occhio ogni tanto, lasciate un commento, dite la vostra. Possiamo creare una comunità attorno a questa blogzine, ma dipende solo da noi. Per facilitarvi la cosa, è stato creato anche un profilo su Facebook! Digitate L’accademia degl’Vmidi, ed iscrivetevi al gruppo /diventate amici /diventate fan / o quello che è. In questo modo voi diventate supporter di questa iniziativa, poi magari qualche vostro amico vi segue a ruota, e poi… beh, conoscete la teoria dei sei gradi di separazione, no?

Sapete, questo progetto non è esaltante solo perché ci siamo in mezzo io e i miei amici. La nascita di questa blogzine è prima di tutto un’opportunità, ed è un esempio perfetto di quello che Internet offre alla nostra generazione. In un certo senso mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, agli anni ’70 / ’80, quando a sparuti gruppi di visionari era possibile, con pochissime risorse, creare prodotti culturali di buon livello (film, musica, giornali, videogiochi in tempi più recenti). Oggi, Internet (dal web 2.0 in poi) è la nuova frontiera: i costi sono praticamente nulli, è facile da utilizzare e da gestire, e soprattutto è una tecnologia universale. Il resto è lasciato all’abilità degli utenti, ovviamente, ma le opportunità ce le sta dando proprio la rete. E la parte più difficile è proprio crearsi un pubblico.
Per questo vi dico di andare e commentare: la blogzine è un punto di partenza, e magari ci porterà in alto. Mica vorrete essere quelli che si mangeranno le mani, pensando “potevo esserci anche io e invece non l’ho fatto”?

CRONACHE
Sono super-impegnato con gli esami. Ne ho fatto uno ieri, me toccano due la settimana prossima, e altri due ancora entro la fine del mese. Poi però sarà tutto finito.
La settimana scorsa ho incontrato Livio alla metro Policlinico, per puro caso. Mi ha detto che stava andando in ospedale per le analisi del sangue: tremo al pensiero dell’armamentario (bisturi, ecc) che sicuramente ha rimediato in quell’occasione. Scherzo, Livio: mi ha fatto molto piacere rivederti. Era una vita che non succedeva, ma dopotutto so che anche tu sei molto impegnato con le tue vicende universitarie. Comunque incontrarsi per caso è sempre bello.
Ho anche rivisto Jacopo recentemente. Non frequenta più molto i blog, ma rivolgo anche e soprattutto a lui l’invito della blogzine. Dai, prima o poi ci andremo a rimangiare un calzone, e una donna qualsiasi ce ne chiederà un pezzo.
Tiziano, Jacopo mi ha rivelato quello che tu hai detto a Matteo. Forse non doveva farlo, ma la notizia era troppo memorabile. Mi unisco a Matteo: scrivi un’opera sull’Agro Pontino, perfavore.
Il Cavicca è caduto preda del Diritto. Maledizione. Se ci sei, batti un colpo.
Infine, tanti saluti a Tiziana e Gabriele. Spero che anche voi vi appassionate a questo progetto di blogzine. Dopotutto, il mio articolo è una killer application pensata per gente come voi (detto così pare brutto, ma non lo è)
 
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