lunedì 26 aprile 2010

AGGIORNAMENTO E PROPOSTE

Abbiamo sempre pensato che Holly e Benji fosse un tantino esagerato, no? Beh, ieri sulla home page di Youtube mi è apparso questo video, e non volevo crederci. Notate l'inquietante bambino asiatico che si vede dopo circa 17 secondi.

Sono stato un po’ impegnato in questi ultimi tempi, e quindi non ho avuto tempo per aggiornare il blog. A dire il vero sono sempre impegnato: mi servirebbero giornate da 48 ore per fare tutto quello che vorrei fare.
Ho praticamente finito il lavoro di ricerca sulla tesi. Finito per modo di dire: credo che potrei continuare pressoché all’infinito, visto che salta continuamente fuori qualcosa di interessante. Un paio di settimane fa è anche uscito uno dei pochi libri in italiano su Wikipedia, che ho prontamente comprato e che mi accingo a leggere: gli ho dato uno sguardo veloce e mi sembra perfetto (c’è persino un focus on linguistico sulle wikipedie serba e kazaka! [questa era un’informazione per Matteo]).
Giovedì sera io e Valeria siamo stati al concerto gratuito organizzato da Nat Geo Music al Circo Massimo. Star della serata era Pino Daniele; prima di lui hanno suonato la band di Prince (che ha fatto delle musiche a metà tra il raggae e il rock) e una vocalist africana (particolare). Poi ha cominciato a piovere, e quindi tanti saluti: però il Circo Massimo è un luogo che si presta ai concerti, per via del pendio che lo circonda (da cui prima o poi mi dovrò rotolare fino a terra).
Venerdì sera invece siamo stati alla discoteca Akab, dove un nostro amico si esibiva in un concorso di pittura. Detto così sembra molto strano, però il risultato è stato gradevole: la mostra si teneva in una sala appartata, mentre in quella principale suonava una band blues formata da sole ragazze. Insomma, si poteva stare a parlare lontani dal casino. Poi a mezzanotte è cominciata la "musica" tunz tunz, e allora ce ne siamo andati. Comunque bella la strada che va da Piramide a Testaccio, ve la consiglio, soprattutto di notte.

Risposte varie ai commenti del post precedente.
Tiziano, lo so che ti stupisci della mia scarsa frequentazione dei ristoranti cinesi. Il fatto è che dalle mie parti scarseggiano: una volta a Terracina ce ne erano ben due, ma alla fine hanno chiuso entrambi (e comunque erano famosi essenzialmente per l’aneddoto palmacciano “Oh ragà, andiamo dal cinese” che forse qualcuno ricorderà). Quindi, non c’era mai stata la tentazione. Nella Detroit pontina ovviamente la situazione è diversa: dopotutto non potrebbe essere la Detroit pontina senza ristoranti cinesi, no?
Livio, eri posseduto da James Joyce mentre scrivevi quel commento? Comunque io sono disponibile ad andare a vedere mostre e musei, basta che ci si organizzi per tempo. Sono anche disponibile ad andare a sparare i raggi luminosi, come leggerai nel commento che ho lasciato sul tuo blog.
Stefano, quella battuta era talmente brutta che mi sono vergognato nello scriverla.
Matteo, ti dico una cosa: questa stagione ad Hattrick siamo tutti forti! La prima giornata ha visto trionfare tutti quelli che conosco. Finalmente ci si diverte.

Io il prossimo weekend resto a Roma. L’idea era quella di andare al famigerato concerto del primo maggio. Ora, quali sono i vostri progetti? Volete venire anche voi? A me del concerto non me ne importa molto, però potrebbe essere un’occasione per rivederci: anche se venite solo per poco a me farebbe piacere. Domenica molto probabilmente sarà impegnato con Tiziana & co, però magari si potrebbe organizzare qualcosa anche per venerdì sera (tipo: mi piacerebbe rivedere er Cavicca) o persino sabato (anche se credo che dopo il concerto si sarà stanchi). Insomma, sono aperto alle vostre proposte e idee: fatevi sentire commentando qui. Un saluto a tutti.

venerdì 16 aprile 2010

THE CHINESE CONNECTION

Mercoledì a pranzo, per la prima volta in vita mia, sono andato a mangiare in un ristorante cinese. La cosa è di una tale importanza e di una siffatta eco, che merita di essere documentata con un post.
Dopo lunghe e ripetute richieste da parte di Tiziana, io e Valeria ci siamo decisi ad ampliare i nostri orizzonti culinari. Appuntamento poco dopo le 13 a Garbatella, dove incontriamo Tiziana e Gabriele che ci portano in questo ristorante da loro abitualmente frequentato.
Il locale si presenta bene. Ha delle enormi vetrate alle pareti, come piace a me (prima o poi scriverò un post anche su questo). Le sedie hanno delle imbottiture con dei simpatici disegni orientali. Le pareti sono rosse, e ogni tanto delle lampade fanno atmosfera. Sulla parete di fondo c’è un altorilievo che raffigura un botto di persone (sono cinesi, dopotutto) nell’atto, suppongo, di camminare; è vagamente inquietante, però si addice al posto.
A pranzo c’è l’opzione menù fisso: quattro possibilità che vanno da un minimo di 5 a un massimo di 9 €. Si, proprio così: con quei soldi ti mangi un pranzo completo. Io scelgo l’opzione da 6 €, e mi viene portato un antipasto, un “primo”, un “secondo” (ma in Cina non esistono queste distinzioni, e ti portano tutto insieme) e l’acqua. L’antipasto lo chiamano “nuvolette di gamberi”: sono delle cose bianche che ricordano vagamente il polistirolo, da mangiare insieme ad un salsa agrodolce che, al contatto con queste cose, le fa sfrigolare. Mah, sono perplesso: poi le assaggio e scopro che sono buonissime. Per primo mi portano del riso alla cantonese: ovvero riso in bianco con piselli e prosciutto. Non sa di molto da solo, così ci butto sopra mezzo litro di salsa agrodolce: in questo modo diventa una vera delizia. Per secondo mi becco il pollo fritto (da vivo, lui avrebbe beccato me): buono, ma con la salsa agrodolce a portata di mano sarebbe stato un delitto non provare anche questa combinazione (questa salsa agrodolce ha cambiato la mia vita). Il dolce non l’abbiamo preso, ma gira voce servano un fantomatico gelato fritto.
Insomma, c’è cinese e cinese, senza dubbio. Ma questo cinese sembra proprio di altissimo livello (a un costo ridicolmente basso, aggiungo): da riprovare senz’altro, anche perché gli spaghetti che portavano agli altri tavoli mi attiravano fatalmente. Se vi interessa si trova in front of la stazione della metro B Garbatella, uscita Circonvallazione Ostiense (che è tra l’altro il posto dove vorrei abitare io a Roma).
Che dite, posso scrivere sulla guida del Gambero Rosso?

Dopo l’abbuffata, piccola passeggiata e chiacchierata con Tiziana e Gabriele. Si parla di fumettisti darkettoni, di (difficili) prospettive lavorative future, di tesi e delle scritte sulla cima della stazione della metro. Non vedevo Gabriele dai tempi della sessione invernale d’esami. Riflettevo che lo avrò visto non più di una decina di volte in vita mia, eppure mi sta simpaticissimo, lo stimo alla grande e sarebbe bello vederci più spesso. Proposta: diamo Tiziana a Roma3 e prendiamoci Gabriele (dai scherzo, Tizià: non potrei mai sopportare il delirio della P.Invest da solo).
Per Tiziana: spero che ora io riesca a perseguire l’obiettivo secondario del blog… Comunque qualcuno non dovrà mai venire a conoscenza di questo blog, mi raccomando…

ALTRE NOTIZIE SENSAZIONALI
Ora vi racconto un fatto interessante che è successo l’altro giorno. Era mercoledì sera, e stavo leggendo il sito di cinema che abitualmente consulto (e cui vi rimando talvolta con qualche link). È un sito carino, costantemente aggiornato, e che garantisce ottime informazioni sui film in uscita: basta che non commettiate l’errore di cliccare su quelle riguardanti Harry Potter, che sono scritte da un manipolo di fan sfegatati.
In ogni caso, un articolo attira la mia attenzione. Si tratta di un rumour secondo il quale Paul Verhoeven, regista olandese di filmacci vari, si sta apprestando a girare un adattamento cinematografico del videogioco The Last Express. Comincio a leggere l’articolo, anche se il regista non mi piace e il gioco lo conosco solo di nome. Dopo una breve intro, l’articolo prosegue con la descrizione della trama del videogame, che viene citata e copia-incollata dalla voce su Wikipedia. Quand’ecco che vengo folgorato. Mi viene improvvisamente in mente che quella voce su Wikipedia è stata creata e scritta da un mio amico dell’università, Gian Maria, dopo aver giocato al suddetto gioco. Spulciando la cronologia della voce, scopro che è proprio così: riconosco il suo nickname in numerosi interventi.
Riflettiamo: un sito online di carattere nazionale cita come fonte una voce di Wikipedia scritta da un mio amico. La cosa è sconvolgente, dai. È in momenti come questo che capisci come ormai Wikipedia sia, nel bene e nel male, un qualcosa di sociologicamente rilevante. Se continuerà ad esserlo non lo so, ma ora come ora credo sia un fenomeno decisamente interessante. In ogni caso questo è il link dell’articolo e questo quello della voce...

Stanno aggiornando la Metro B: oltre a riverniciare i vagoni esistenti, stanno introducendo massicciamente treni uguali in tutto e per tutto a quelli della linea A (ovviamente colorati di blu e non di rosso). Anzi, una differenza c'è: la voce che annuncia le fermate, per la prima volta nella storia della metropolitana di Roma, è decente. Ora comunque nessuno potrà più negarlo: la Metro B è più bella della A. Anche se mi mancheranno quei vagoni sporchi e variopinti, con scritte epocali come “Questa è l’unica libera forma di comunicazione nel 2006!” o graffiti splendidi come quello dei “Blue Brothers” (si lo ammetto: io riconosco e distinguo i vagoni della metro a seconda dei disegni che ci hanno fatto sopra. Ma questo vi fa capire quanto tempo della mia vita passo in metropolitana)

Livio, ma sbaglio o già recentemente avevi annunciato il tuo ritorno su questi schermi? In ogni caso il viaggio è andato bene, ora aspetto i tuoi nuovi interventi: visto che non riusciamo mai a vederci, almeno potremo sentirci via blog. Io non vedo Livio dalla braciata a Casa Cavicca, ora che ci penso.

È un post lungo, lo so, ma la mia vita è così interessante che non posso davvero fare a meno di informarvi... Alla prossima!

lunedì 12 aprile 2010

HO VISTO CAPRE SALIRE SUGLI ALBERI

E non in senso metaforico. Oggi, alla stazione di Pomezia (una stazione decisamente brutta, con vista su uno stabilimento della Fiorucci), ho visto una capra arrampicarsi su un albero da frutta e brucare delle foglie. Stava proprio sopra a un ramo, eh. Il tutto avveniva in un ovile appena oltre il binario: solo una recinzione separava un tizio con una ventiquattrore da galline e quant’altro. La cosa che più mi ha sconvolto è stata l’agilità della capra: il balzo che ha fatto per scendere dal ramo era aggraziato, davvero. [sembra l’estratto da un referto di un manicomio, ma temo non lo sia]

Bene, noto con piacere che i blog hanno avuto ‘na botta de vita.
È sempre un piacere leggere qualcosa scritta da Tiziano, anche se a volte ci fa attendere veramente tanto. Il suo essere ossessionato dall’Agro Pontino fa parte del personaggio: non riesco ad immaginare un Tiziano senza quel suo occhio critico nei confronti della realtà che lo (ci) circonda. Le sue descrizione hanno un potere evocativo straordinario: leggere la sua riflessione sul confine dell’Agro per credere. E adoro quando parla della Detroit pontina.
Del ritorno (spero duraturo) di Jacopo ho già scritto nel suo blog, ma lo ribadisco: il suo ultimo post è scritto benissimo. Jà, ma perché non diventi uno scrittore di professione? No davvero: penso che ne avresti le capacità. Purtroppo non basta volerlo per diventarlo, e ti ci dovresti applicare un po’: ma tienilo presente, dai. Poi alla fine diventiamo tutti scrittori, e i telegiornali faranno servizi sull’Agro Potino culla di scrittori (a quel punto Tiziano potrà presentarsi in tv come esperto studioso del luogo).
A me, personalmente, il blog di Cavicca piace da morire: il suo ultimo intervento è quasi tragicomico, eppure funziona alla grande. In realtà trovo che i suoi post siano molto meno slegati di quanto lui voglia farci credere. Certo, in una manciata di righe tocca diversi argomenti: però si riesce sempre a tracciare il confine tra una considerazione e l’altra. E in più traspare un certo stile che si sta delineando post dopo post: non so, è qualcosa di prettamente cavicchiolesco, fatto di sottoboschi musicali, romanità e aneddoti fantozziani. Ci piace, ci piace.
Il blog di Matteo è invece quello che, secondo me, è scritto in modo peggiore; ma ciò accade perché in realtà è il più profondo di tutti, e per dare spazio a tutte le riflessioni che ospita alla fine finisce con l’essere uno stream of consciousness (citazione necessaria). È il blog più antico, più rinomato, e più autorevole: io le riflessioni più serie e articolate (e anche le più provocatorie) le ho lette là, anche se talvolta sono ben mascherate sotto elementi autobiografici o riferimenti alla italica quotidianità.
Tutto ciò per dire che io i blog li leggo sempre: praticamente ci faccio un giro ogni giorno. Concordo con Matteo nell’affermare che sono un’ottima forma espressiva, e per di più consentono di mantenere facilmente i legami (almeno per gli irriducibili anti-Facebook come me). Non solo: riprendendo quanto dissi nel mio primo post, continuo a sostenere che il blog è un luogo che consente il confronto e lo scambio di idee fra i partecipanti/lettori. E, forse soprattutto, mette l’autore stesso nelle condizioni di pensare e riflettere sugli aspetti più disparati della realtà: a me piace leggere i blog per conoscere le vostre opinioni, sapere cosa fate e cosa ne pensate. Nella nostra piccola e ristretta cerchia, ognuno di noi è un opinion leader, almeno nella mia visione: è bello starci a sentire l’un l’altro. Per di più, i blog costituiscono, come cerco sempre di sottolineare, un’occasione per fare pratica di scrittura. È sconvolgente come scrivano male certi giornalisti, gente che con le parole ci campa: posso tranquillamente affermare che tutti noi stiamo un paio di passi avanti.

Oddio, la predizione di Jacopo si sta avverando: questo sta diventando un meta-blog.

Ora spazio al random.
Ditemi se questo video non è geniale. La parte che cita Tetris è quella più bella. Tra l’altro è fatto davvero stupendamente.

Ad Hattrick è successa una cosa incredibile. È finito il campionato, e nella prossima stagione (che si apre la prossima settimana) sono stato inserito nello stesso girone di Gian Marco, mio amico dell’università (che spero sempre, invano, passi da queste parti). Ora, vi invito a riflettere sull’assurdità della cosa. Ci sono mille e passa gironi in serie X, eppure io sono finito in uno con uno che conosco. C’erano due possibilità e mezzo (Ivo lo conosco solo di fama, suvvia) su mille e passa. Pazzesco… In ogni caso ci divertiremo tantissimo (anche se ho una squadra attrezzata al massimo per il centro classifica).

Mi piace tantissimo la nuova dei Baustelle, Gli spietati. Lo sapevate che in realtà altro non è che One way ticket to hell dei The Darkness al contrario?!? (No, scherzo: era solo un’arguta parodia…)

giovedì 8 aprile 2010

UNA CITTÁ CON MOLTA VERDURA

I viaggi sono belli: si va in posti nuovi, si conoscono altre culture, si fanno nuove esperienze. Però a me piace molto anche il ritorno a casa: dopo che sei stato lontano per un po’ di tempo, è bello sapere che c’è un posto dove tornare. Se non c’è una casa, non c’è neanche il viaggio: sarebbe un viaggio perenne, una forma di nomadismo. Ora vi racconto brevemente le mie impressioni su questo viaggio.
Viaggiare in pullman ha sia lati negativi che positivi. Da un lato è massacrante, veramente massacrante: dormire su un sedile, se siete più alti di un metro e ottanta, è un crimine contro l’umanità. Dall’altro, però, il viaggio su strada ti permette di capire la grandezza delle distanze che ci sono fra un posto e l’altro, e ti fa vedere come cambia il paesaggio al variare della latitudine. Ho visto boschi di pale eoliche e campi di pannelli solari, lassù.
Le tre città tedesche che abbiamo visitato era accomunate dal fatto di essere state quasi completamente distrutte dopo la Seconda Guerra Mondiale. Norimberga non era niente di che. Vi sono alcune opere erette dal nazismo che sono veramente inquietanti: la cosa particolare è che sono state lasciate a metà, a causa della mancanza di fondi, e quindi apparivano come edifici fantasma. Dresda è un po’ più carina. È stata ricostruita negli ultimi venti anni: si trovava nella Germania Est, e le macerie risalenti alla guerra erano state lasciate dove si trovavano fino agli anni ’90.
Berlino nel complesso mi è piaciuta, anche se non mi ha lasciato a bocca aperta. È una città molto moderna (si, lo dicono tutti, ma è davvero così). Di storico, porta di Brandeburgo a parte, non ha quasi niente. Ci sono dei palazzi fantascientifici, attorno a Potsdamer Platz, che di notte vengono illuminati con luci variopinte; c’è una stazione centrale spettacolare (Cavicca aveva ragione!); ci sono tanti spazi verdi, parchi, prati; c’è una rete metropolitana assurda, formata da ben 9 linee (vi giuro, c’era una fermata quasi ad ogni angolo di strada); è piena di piste ciclabili, e i ciclisti corrono come matti. Abbiamo visitato la porta, il centro, Alexanderplatz, abbiamo visto il Reichstag,passeggiato sul Kurfürstendamm, fatto un giro in traghetto sul fiume Sprea, e visitato lo zoo più grande d’Europa (dove per la prima volta in vita mia ho visto dei canguri). Avrei voluto volentieri visitare un museo, ma il tempo è stato tiranno. Avevamo una guida esilarante, completamente pazza, che ci ha fornito materiale per ridere almeno fino al prossimo viaggio.
Ho anche capito perché la cucina italiana è così apprezzata nel mondo: perché le altre fanno schifo. C’è un odore perenne nell’aria, un misto di fritto, cipolla, e roba stufata. Come fanno i tedeschi a nutrirsi solo di wurstel, patate, crauti e senape, annaffiando il tutto con la birra? Mah... Però la colazione a base di crema di vaniglia e marmellata non era male.
I tedeschi comunque sono antipatici. Saranno pure precisi, puliti, educati, ma sono a tratti insopportabili

Sono stato sette giorni senza informarmi dei fatti del giorno. Tornati in Italia ho scroccato una Gazzetta e ho visto i risultati delle partite, e soprattutto del Gran Premio (mi sta piacendo questo inizio di Campionato). È morto Maurizio Mosca: non l’ho mai amato molto, ma faceva parte del mio background sportivo. Comunque non è inquietante che tutti questi personaggi della nostra infanzia calcistica se ne stiano andando insieme?

Voi che mi dite invece? So da fonti sicure che Jacopo ha fatto Pasquetta ai giardinetti di Sabaudia; Matteo, Tiziano e Livio, in tre, a Lariano; Cavicca forse a Roma. Ah ecco, mi sono appena letto il post di Matteo. La sua definizione della sua Pasquetta è bellissima. (Ah Mattè, ma mò giochi sempre con Ivo? Ho dovuto ripiegare su un’amichevole in Ucraina…)
Ma tipo Francescooh dove l’ha fatta la Pasquetta?
 
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