lunedì 29 marzo 2010

ANDIAMO A BERLINO!

Proprio così disse Fabio Caressa dopo che l’Italia batté la Germania nella semifinale degli ultimi Mondiali. Gli ultimi mondiali: sono passati praticamente quattro anni, eppure è stato solo l’altro ieri.
Caressa mi piace. A tratti è un buffone, però è un’enciclopedia calcistica deambulante ed è pure simpatico. Il programma Mondo Gol che conduce il lunedì sera su Sky mi fa sempre tajà, innesti gnoccheschi a parte. Dopo i Mondiali ha scritto anche un libro, intitolato proprio come questo post: la prima riga del primo capitolo è “Abbiamo vinto i Mondiali. Ancora non ci credo. Che culo”. Un genio. Una volta Fratta ci disse che lo aveva incontrato in un bar e gli aveva chiesto per che squadra tifava, e lui aveva risposto Roma; devo ancora decidere se credere o no a questo aneddoto, ma comunque che tifa Roma è certo (e si è visto nella partita che sabato ha riaperto il campionato).

Ebbene, mò ci vado anche io a Berlino. Si parte domani, martedì, e si va in pullman con il Peppe Tour. Lo scorso anno il viaggio a Praga è stato molto bello, staremo a vedere se quest’anno si replicherà. Vi dirò, personalmente Berlino non mi attira. Gian Marco mi ha detto che c’è stato quest’estate e che è bella; Cavicca ci andò anni fa, e mi raccontò di un trip apocalittico che si era immaginato all’interno della stazione centrale (c’entrava una vetrata, non ve lo racconto perché altrimenti non gli rivolgete più la parola); il Rocca è smanioso di andarci. Boh, avessi dovuto scegliere io, non l’avrei scelta. Però durante il viaggio ci si ferma anche a Norimberga, Dresda e in Baviera. In ogni caso, mi farà più che piacere essere smentito: quindi va bene così, sono sicuro che poi alla fine mi piacerà.

Negli ultimi giorni sono stato piuttosto indaffarato. Ho letto saggi per la tesi (in inglese), e nel mentre mi sono anche dovuto occupare di un articolo piuttosto articolato per il giornale universitario per cui scrivo.
Nel primo vero giorno di primavera (ora legale impostata su ‘on’ e sole tutto il giorno), io e Valeria abbiamo provato a fare una passeggiata a Terracina. Errore. Troppa, troppa gente: ma da dove venivano tutti?
Oggi mi sono visto con Matteo. Abbiamo giocato di nuovo in tre a AoE3, e questa volta abbiamo vinto (anche se il fiume che ci separava dagli avversari ci ha dato una grossa mano). Poi abbiamo parlato un po’ di tutto: è sempre un piacere per me.

Bene, questo era solo un piccolo aggiornamento prima di partire. Auguro buona Pasqua a tutti, e spero che troviate il modo di organizzare una Pasquetta fra di voi. Ci risentiamo al mio ritorno!

lunedì 22 marzo 2010

LA REALTÁ È UNA COSA DEL PASSATO

Ma guardate come è bello questo trailer. Si tratta di un film ceco, realizzato sia con immagini dal vivo che con la tecnica di Nightmare Before Christamas. Sembra interessante: a Livio piacerebbe (questa citazione di Livio è strategica, dopo capirete).

AT PRIVERNO BOSSANOVA
Non so se avete notato l’incredibile evoluzione che sta subendo la stazione di Priverno Fossanova da un anno a questa parte. Oltre all’introduzione degli schermi al plasma con gli orari dei treni in arrivo e in partenza (un mega lusso), la stazione è stata anche collegata al circuito della radio ufficiale di Trenitalia, la Fs News Radio: un’emittente che fa musica (prevalentemente italiana), senza speaker, e che al posto del bollettino del traffico fa quello sulla situazione della rete ferroviaria. Vi dirò, fa bella musica: rende piacevole l’attesa del treno per quei venti minuti che trascorro sulla banchina del binario 5 il lunedì pomeriggio.
E oggi, mentre attendevo il treno, tre cani si accoppiavano sotto la tettoia della stazione. Si, si: erano proprio in tre. Ci calzerebbe a pennello l’aneddoto del gatto guardone, altra mia esperienza ai confini della realtà: perché questi triangoli animali li becco sempre io?

DIVULGAZIONE

Sto leggendo un libro interessante. Mi è stato consigliato per la tesi, ma in realtà la sua connessione con l’argomento che tratto io è molto limitata. Si intitola Cultura convergente, e l’autore è Henry Jenkins. Parla di diversi argomenti in realtà, ma il concetto di fondo è che il mondo culturale attuale si sta muovendo verso la convergenza, intesa in una duplice accezione: sia sotto il profilo tecnologico (con media che assolvono a sempre più funzioni) sia – soprattutto – sotto quello strettamente culturale. In questo secondo senso, l’autore intende riferirsi ai vari modi in cui i contenuti dei diversi media interagiscono tra loro, e a come il pubblico reagisce a questa cosa. Per spiegarsi, Jenkins introduce una valanga di esempi pratici. Oggi ho letto buona parte del capitolo dedicato a Matrix, che viene citato come esempio di narrazione transmediale (il suo universo passa attraverso tre film, diversi cortometraggi animati, alcuni fumetti, due videogiochi). Gran parte di quello che vi si dice già lo conoscevo, ma comunque è una lettura molto edificante.
Il caso di Matrix (il primo Matrix) è interessante. Più volte ho affermato e pensato che sia stato il film più epocale della nostra generazione. Badate bene, non sto parlando di meriti artistici o tecnici: quando dico epocale mi riferisco solamente all’impatto che ha avuto sul pubblico. Se una persona lo vede oggi per la prima volta sicuramente non ne riceve la stessa impressione che avrebbe avuto undici anni fa (perché di unidici anni fa stiamo parlando, anche se io l'ho visto solo quando è approdato in tv, nel 2002). Certo, c’è chi non lo ha mai visto e chi lo ha visto fin troppe volte: ma, secondo me, mediamente è stato un film che ha colpito in modo deciso l’immaginario collettivo. Di sicuro ha stravolto quello di una buona fascia di pubblico, in cui credo ricada buona parte dei lettori di questo blog.

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Tremate gente, vi porto un messaggio dall’oltretomba. Questo pomeriggio sono stato contattato da Lui in persona, che mi ha scelto come ambasciatore presso questa nostra comunità di blog. Sto parlando proprio di lui, Livio, Sinistro, L’Oscuro Signore Di Lariano™. Livio vuole che vi informi che ha in mente di organizzare la Pasquetta dalle sue parti; non può dirvelo personalmente perché ha dei problemi di connessione ultimamente. Io purtroppo non ci potrò essere, perché mi troverò in un posto molto più a nord, ma comunque invito tutti gli interessati a farsi sentire, o sui blog o presso Livio stesso. Sono invitati tutti i blogradunanti. Non dite che non vi avevo avvisato.
Ma poi, dopo avergli comunicato con un sms che non posso venire a Pasquetta, ecco che Livio mi manda un secondo, criptico, inquietante messaggio: “Ok, allora se non ci si risente prima unrgruk”.
Unrgruk?

lunedì 15 marzo 2010

VOLEVO FARE IL CAPO-CLAQUE

Oggi mi sa che comincio a scrivere la tesi. Sarebbe pure ora, in effetti: se mai mi ci metto, mai ne verrà fuori qualcosa. Per il momento ho soltanto accumulato saggi (prevalentemente in inglese) e qualche libro interessante: ora devo cominciare a creare qualcosa di mio. Ho anche scoperto siti di statistiche che fanno impallidire persino me: se mai vi siete chiesti quanto utenti unici ha al mese la Wikipedia magiara, quello è il posto che fa per voi.

IL SABATO NELLA CAPITALE: PROLOGO
Al pomeriggio io e Valeria volevamo andare a vedere la mostra su Caravaggio. Arrivati al Quirinale notiamo una fila assurda. Vabbé, ci mettiamo in coda: e un cartello nelle vicinanze ci informa che da quel punto l’attesa stimata è di circa tre ore. Poca stima per l’attesa stimata. Restiamo in fila solo cinque minuti, giusto il tempo necessario ad un gabbiano (perché ci sono più gabbiani a Roma che in un romanzo di Sepulveda?) per giocare a tiro al bersaglio con il mio giaccone. Cavolo, per due volte nella mia vita me l’ero scansata (piazza dell’orfanatrofio, a Terracina, è un cacatoio per uccelli): stavolta mi hanno preso in pieno.

IL SABATO NELLA CAPITALE: PER ME BACON CHEESEBURGER, GRAZIE

Successivamente ci rechiamo nel posto eletto per la cena, il T-Bone Station. Entriamo, e già mi piace: ma vista la folla non devo essere l’unico a pensarla così. Io e Valeria ci accomodiamo ad un tavolo libero, e ci mettiamo ad aspettare il buon Cavicca che, da napoletano qual è, si fa attendere. Alla fine arriva in compagnia di un suo amico, Mario, anch’egli napoletano (tutto torna). Non vedevo Cavicca da quest’estate. Non so, è strano: non ci vediamo per mesi, ma poi ogni volta è come se non fosse passato neanche un giorno. Magari se ci vedessimo sempre ci odieremmo: quindi va bene così.
Il cibo è buono, c’è molta scelta, e sazia; il posto è bello e pittoresco, e trasuda fascino Old America da ogni angolo; il personale è gentile e disponibile, e infatti dopo un po’ ci dicono: “Vi hanno avvisato che alle 21.30 dovete lasciare il tavolo?”. Ok ok: la prossima volta prenotiamo…
Mentre mangiamo, ridiamo e scherziamo, con Cavicca che si ostina a negare la sua napoletanità, la cameriera ci induce ad ordinare anche il dolce; e infatti, dopo due-minuti-due, piomba nel locale Jacopo. Ovviamente Jacopo era appena stato (di nuovo!) al Sistina a chiedere della claque, e quindi giù con altri ricordi e altre risate (per chi si fosse perso le puntate precedenti consiglio la sana lettura del Fungoblog, post dell'8 noveembre 2009: un capolavoro). Poi arrivano Pietro e Giada, non si capisce più niente, la folla aumenta a tal punto che devono mettere una sbarra all'ingresso (giuro che lo hanno fatto davvero). Paghiamo (Cavicca prende bevande esotiche come la SevenUp e fa lievitare il conto) e usciamo.

IL SABATO NELLA CAPITALE: BOUTIQUE

Jacopo, Pietro e Giada vanno a mangiare al Burger King. Qui Mario racconta un aneddoto divertente (che non ricordo) e Cavicca esulta al gol del Napoli (ma che strano, eh?).
In giro per il centro, veniamo fermati ad ogni passo da persone che ci vogliono portare da qualche parte o ci vogliono vendere qualcosa. A due ragazze scoppio a ridere in faccia: che mi perdonino, ma la situazione era davvero comica.
Poi cominciamo a camminare senza meta, guidati da una forza più grande di noi. E dove andiamo a finire? Ma certo: in un negozio gay-friendly. Già dagli adesivi attaccati fuori alla porta c’era da insospettirsi, già Cavicca mi faceva notare che il commesso era tutto vestito di rosa, ma poi Jacopo esce e fa: “Oh ragà, al piano si sopra c’è il settore porno”. Insomma, non potevamo non andare a vedere di persona. Beh, il suddetto piano di sopra era pieno di gente, ed ospitava un’accozzaglia di giocattoli sessuali e libri “illustrati”, con un commesso che sorvegliava la mercanzia e guardava tutti in modo inquietante. Davvero: se dovessi scrivere un noir post-moderno lo ambienterei là dentro, ci aggiungerei un paio di prostitute, un detective alcolizzato e ironico, e una bella sparatoria. Decidiamo di andar via dopo aver visto un tizio aprire un libro, darci un’occhiata e commentare: “Aò, ma io manco so l’italiano, me posso imparà l’inglese?”. Ci chiediamo: c’era davvero bisogno dell’inglese per capire quel libro?
Poi il finale di serata è andato via un po’ troppo veloce, tra un 61 da prendere al volo e un 80 che arrivava proprio in quel momento. Però mi sono divertito tanto, e non ridevo così da un sacco di tempo… Quando lo rifacciamo? (la prossima volta andiamo al bowling, dai: mi avete fatto venire voglia)

ALTRO

Ho aggiunto il blog letterario di Matteo nella barra qui a fianco. L’ho fatto per due motivi: 1) me lo dimentico sempre, invece se lo metto lì lo vedo, e quando sarà aggiornato lo leggerò. 2) spero, in questo modo, di fargli un po’ di pubblicità. Spero anche di trovare il tempo per leggere qualche stralcio delle sue opere.
Ho aggiunto anche il Guimi Lab, visto che Guimi mi è venuta a trovare sul mio blog: visiterò anche quello.

Ora mi metto veramente a scrivere la tesi. "Ciao, ci vediamo alla prossima con Aldo" (citazione necessaria)

martedì 9 marzo 2010

QUELLO NON È UN BECCACCINO, È UNO STRUZZO IN TECHNICOLOR!

Come avrò detto un miliardo di volte, sono pochi i film che mi hanno commosso fino alle lacrime o giù di lì. Tra questi cito i soliti noti: Nel nome del padre (le scene finali in tribunale), Salvate il soldato Ryan (anche qui il finale) e il mitico Cars (sarà l’unico sulla faccia della terra, ma chissenefrega). E poi, ultimo in ordine di tempo, Up.
Up è un piccolo gioiello. Ieri pomeriggio, con Valeria, l’ho visto per la seconda volta: eppure, nonostante ciò, ho fatto veramente fatica a trattenere le lacrime. La maestria degli artisti (perché tali li reputo) della Pixar sta nella semplicità, e nel modo in cui riescono a suscitare grandi sentimenti con una storia apparentemente banale: basta un montaggio oculato di alcune scene, una dolce musica di sottofondo, e qualche piccolo gesto carico di significati. Il tutto senza neanche lo straccio di un dialogo. Up non sarà il miglior film della Pixar (secondo me è un po’ debole nel design, almeno per i loro standard), ma in quanto a contenuti e sentimenti è secondo a pochi. A Jacopo non piacque, Gian Marco non è rimasto entusiasta, gli adulti lo troveranno semplicistico (almeno quelli che lo guardano superficialmente) e secondo me i bambini non lo apprezzano fino in fondo. Insomma, sembra scontentare tutti, ma non me. Pixar, grazie di esistere! (ma – narra la leggenda – anche loro sono nati grazie a George Lucas, non dimentichiamocelo)

CAPITOLO OSCAR
Avatar grande delusione, trionfo di The Hurt Locker. Non ho visto il secondo, ma mi sento di dire che il verdetto è giusto: Avatar non merita così tanto (per quanto gli Oscar non siano la cassazione). Non serve per forza una grande storia per fare un grande film (vedi sopra, Up [gioco di parole molto raffinato: dai che ci arrivate!]), però non me la sento di considerare epocale o un capolavoro un film che punta praticamente tutto solo sulla tecnica, lasciando da parte il contenuto. Forse si può fare la storia con il contenuto senza tecnica (forse, ma è difficile), ma di sicuro è impossibile fare la storia con la tecnica senza il contenuto. Star Wars, Matrix, Il signore degli anelli: non erano solo effetti speciali. C’era qualcosa dietro, come nel Kinder Cereali, no?

VIDA (citazione/plagio dal titolo del post di Matteo)
Sabato pomeriggio è venuto Matteo a casa mia per una sana LAN a Age of Empires 3. Io, lui e mio fratello contro la coalizione del computer guidata da Maurizio di Nassau (che, come si evince dal nome, guidava la Romania). Abbiamo perso alla grande, anche se loro dicono che si poteva vincere e accusano me di essere stato arrendevole (in realtà ci hanno fatto il culo). La prossima volta andrà meglio, se agiremo come un sol uomo. Io mi sono divertito molto: è la verità, e spero che Matteo ci creda. Ripensandoci, avrei voluto approfondire la discussone, solo abbozzata, sull’importanza del Signore degli anelli su di noi: secondo me ne verrebbe fuori una discussione interessante, molto da blog.
Ah, sia io e che Matteo abbiamo vinto in campionato ad Hattrick. La cosa ci riempie di orgoglio. Per festeggiare, Matteo, ti segnalo (e segnalo a Stefano) un link che non ti piacerà: stai già tremando, vero?

A me piacciono un sacco i blog di Fungo e Cavicca. Fungo scrive di rado, ma quando scrive per tutto l’Agro Pontino si propagano le sue parole; ha ragione Matteo quando dice che i suoi post sembrano capitolo di un libro. Cavicca è abbastanza costante, e scrive dei bei post (sia per contenuti che per stile) anche se poi dice che non ha ispirazione. Pensate che il Cavicca non lo vedo da questa estate, e mi manca: può essere che ci becchiamo in questi giorni.

Vabbè, s’è fatta ‘na certa. Commentate numerosi, mi raccomando. Buona notte e buone botte, da Celebrity Deathmatch.

lunedì 1 marzo 2010

IL RICORDO DEL RITORNO CHE MI SUGGERIVA

Se fossi iscritto a una facoltà di Statistica, farei sicuramente la mia tesi di laurea sulla riproduzione casuale di Windows Media Player. Oh, puoi pure avere centinaia di canzoni, ma stai pur certo che escono sempre le stesse. Misteri degli algoritmi informatici.

Oggi sono tornato a Roma, e domani comincio il semestre. Nel giro di un’ora (il tempo che mi ci vuole, più o meno, da Termini a casa) ho già incontrato un tizio che parlava da solo in metro e un altro che ha mandato a quel paese mezzo mondo: mi sento di nuovo in patria.
Una volta – sembra ieri, non lo è – spiegai a un Francescooh ancora inesperto del mondo che le persone che parlano da sole sono quelle più inquietanti. Era due anni fa (6 aprile 2008), il mio primo anno di università, il suo ultimo di liceo, c’era Mod, e lui ci scrisse sopra un post che è un capolavoro e che mi sono riletto tutto, scompisciandomi da solo come un cretino, anche più della prima volta. A volte mi chiedo se Francesco(oh) si rilegge Mod; e se lo fa, mi chiedo se ha voglia di rivedere tutti noi. Come è potuto passare tutto questo tempo senza che ce ne accorgessimo? E dove sono tutti quanti?
Vabbè, domani ricomincia il semestre. Mi sento che sarà un semestre strano, forse perché è l’ultimo della triennale, forse perché non ci sono lezioni in comune con quelli di Relazioni Internazionali. Insomma, sarà diverso. Sembra un po’ l’atmosfera da fine del liceo: mi sento che molte persone non le rivedrò più alla fine di questi mesi, mentre altre spero di poterle frequentare ancora. È vero, ciò accade perché sto in una università che sembra effettivamente un liceo: ma comunque, come disse Jean Marc, “spero di gettare le basi per la nostra amicizia futura”.
A ben pensarci, però, ogni semestre fa storia a sé, quindi ognuno può essere definito strano: nella mia mente sono tutti caratterizzati da immagini diverse, ben distinte tra loro; in ogni semestre è successo qualcosa di ricordabile, nel bene e nel male. A questo giro vorrei riprendere un'antica abitudine, e restare a Roma un weekend si e uno no: ci si becca in giro con chi staziona qui, o con chi capita da queste parti.
Intanto, domani cinema.

Alla Luiss hanno impedito di accedere a Facebook e ai blog dai pc delle sale computer. Li stimo troppo per questa cosa: lo scorso anno si vedevano orde di studenti attaccati perennemente a Facebook. Risultato: un computer libero era un miraggio. Spero che le cose migliorino ora.

Matteo, come mi facevi notare ho segnato un gol in Hattrick. Da notare che non l’ho segnato a te, e non l’ho segnato su un rigore che non c’era: faccio passi da gigante. Ah, la settimana scorsa ho comprato uno svedese: si chiama Rodolfo Di Martino. Pazzesco. (Ma in Hattrick tutto è normale, anche la Svezia vince il mondiale)
Stefano, sono contento che ti ricordi quell’episodio. Tra l’altro, quello stesso giorno, tu disegnasti il più ridicolo gorilla della storia di Pictionary, e Jimmy Cuffietta (sempre lui) rise talmente tanto che cadde dalla sedia e mio fratello dovette aiutarlo a rialzarsi. Dimmi che ti ricordi anche questo (pensa che ho ancora il foglio con il tuo disegno conservato da qualche parte)
Ciao ragà, ci sentiamo in settimana. E usate ‘sti blog, dai…
 
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