Proprio ieri è stato il mio compleanno: ho compiuto ventuno anni. Olè! Mi verrebbe voglia di citare tutta Uno in più degli 883, ma mi sa che è meglio se non lo faccio.
Se fossi iscritto su Facebook probabilmente sarei stato sommerso da diverse decine di messaggi d’auguri. Invece, ho ricevuto poco più di una decina di sms e qualche telefonata. Inutile dire che sono molto più contento così: ricevere gli auguri via Facebook mi è sempre sembrato di una tristezza infinita. Insomma, c’è un programma che segnala di chi è il compleanno (e fin qui niente di così sbagliato: anche il calendario è un “programma che segnala di chi è il compleanno”); ma sinceramente mi sembra un modo piuttosto freddo per comunicare gli auguri, che per loro natura dovrebbero essere un gesto di cuore. Non so, è come se mancasse qualcosa. Anzi, mi sembra quasi che fare gli auguri via Facebook sia una specie di moda: non sei in se sei suo “amico” e non glieli fai.
Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno fatto gli auguri, in particolare gli afecionados che me li fanno da tanti anni. Tra l’altro, alcuni non me li aspettavo proprio: meglio così!
COSA VUOLE IL PUBBLICO?
Volevo dire una cosa prendendo spunto da un commento di Livio nel post precedente. L’Oscuro Signore di Lariano™ ipotizza che il successo di Avatar possa essere legato proprio al fatto che ha una trama così scontata: “la gente si siede, lo guarda, si rilassa, non si aspetta altro che quello che sta vedendo quindi quando esce dal cinema è tranquilla e senza pensieri, si è divertita e basta”.
Beh, non è una riflessione tanto scontata, e mi trovo anche d’accordo con lui. Mi era venuta in mente una cosa simile proprio qualche giorno fa, pensando agli stereotipi. In fondo gli stereotipi esistono perché sono convenzioni, si sono affermati nel tempo e hanno avuto successo presso i lettori / spettatori. Hanno una funzione rassicurante: la gente li desidera perché vuole che si vedano certe cose, che i personaggi dicano determinate battute e che gli eventi prendano una ben precisa piega. Sono un po’ come la stampa di partito: certe persone comprano certi giornali perché vogliono sentirsi dire certe cose.
Umberto Eco, a proposito di Casablanca, ha scritto: “Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere, cento commuovono”. Questo è senz’altro vero, ed è una frase che mi piace molto; però non la condivido del tutto. Secondo me al giorno d’oggi – un epoca in cui praticamente ogni cosa è stata scritta – la vera bravura sta nel giocare a carte scoperte, ma allo stesso tempo mischiandole. Bisogna prendere gli stereotipi e le convenzioni, usarle per un po’, e poi fare impazzire tutto. Colpi di scena, bruschi cambi di situazione, personaggi che a un certo punto cambiano inaspettatamente, e chi più ne ha più ne metta. Bisognerebbe sempre chiedersi se quella situazione si è già vista; e, se si, cosa si può fare per renderla un po’ meno scontata.
Certo, non bisogna andare troppo in là: se si cerca di essere originali a tutti i costi in genere si finisce soltanto con l’essere ridicoli. Però, se proprio non si riesce a creare qualcosa di nuovo (cosa che – lo ripeto – al giorno d’oggi è veramente difficile per chiunque), allora che si ridia un po’ di pepe a quello che si è già visto. Non voglio credere che tutto il pubblico si accontenti di essere rassicurato: io spero che ci sia ancora qualcuno che voglia essere sorpreso.
ORIZZONTI MUSICALI VARI
Ieri, su Virgin Radio, sentivo gli speaker (Andrea Rock e Giulia, che non mi esaltano particolarmente) che dicevano che il giorno prima erano andati a sentire un concerto celtic punk a Milano. La canzone di chiusura era stata I’m Shipping Up To Boston, eseguita dai Dropkick Murphys vestiti di tutto punto come guerrieri irlandesi; e allora ne hanno fatto sentire un pezzo. Cioè, ci rendiamo conto? I’m Shipping Up To Boston, alla radio, in Italia. Pazzesco…
Mi piace la nuova canzone di Amy Macdonald, Don’t Tell Me That Is Over. La scena musicale alternative rock scozzese mi piace sempre di più. Qualche mese fa ho scoperto i Glasvegas – di cui mi devo assolutamente comprare il cd – mentre gli Snow Patrol mi piacciono praticamente da sempre. Prima o poi dovrò approfondire queste mie conoscenze e rendervi partecipi della cosa.
Lunedì sera in tv hanno fatto The Departed (a proposito di Dropkick Murphys). Quello si che c’ha una bella colonna sonora, non a caso eseguita da Howard Shore (qui Federico mi appoggerà alla grande). La cosa che mi sorprende di Shore è l’incredibile varietà delle sonorità che riesce a produrre: da un film all’altro (o anche all’interno di una stessa pellicola) cambia stile diverse volte, restando sempre su alti livelli. Celebriamolo con lo struggente Billy’s Theme .
SPAZIO PERSONALE
Gabriele sul mio blog: un sogno che si avvera. Ti dirò, speravo che ci fosse una fuga di notizie da parte di Tiziana! Tra l’altro ho anche scoperto che sei un artista deviante… Beh, sul concept design di Avatar nulla da ridire. La cosa che più mi ha colpito sono i dettagli (che poi sono fondamentali in questi casi): ogni animale o albero era riprodotto sotto qualsiasi aspetto, e niente è stato lasciato al caso. Per questo mi chiedo: e se ci avessero messo la stessa cura nella sceneggiatura?
Sono contento che anche Fungo sia venuto a commentare il mio blog. Ma più che altro aspetto che pubblichi un nuovo post sul suo: mi piace un sacco il suo stile, e mi manca!
Messaggio in codice per Matteo. Mio fratello – computer nuovo – EU2 / AOE3 – tre giocatori. Dimmi solo quando.
Persino Milano può essere low cost
11 anni fa
